Contributo a Cura di Roberto Ferro

"Certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che provano" (Anna Stepanovna Politkovskaya)

Anna Stepanovna Politkovskaya (1958 – 2006), con passione per la verità e la democrazia, ci allontana (fortunatamente) dal regno di Sputnik e delle post verità.

Era nata a New York da due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina in servizio presso l'ONU e giovanissima aveva iniziato a collaborare con il prestigioso quotidiano moscovita "Izvestia".

L'Unione Sovietica si era dissolta nel 1991 e la Federazione Russa sotto la Presidenza di Boris Yeltsin era sprofondata nel caos e nelle guerre in Cecenia e nel Caucaso. Nonostante tutto rimaneva vitale l'anelito alla "glasnost", l'esigenza per la società russa di scoperchiare gli scheletri nell'armadio (Gorbaciov) e di rendere l'opinione pubblica partecipe alle decisioni più importanti.

La svolta, professionale ed esistenziale di Anna Stepanovna Politkoskaya ebbe luogo nel 1998 con il primo viaggio in Cecenia ed una famosa intervista ad Aslan Mashadov, neo eletto Presidente di Cecenia.

La giornalista viaggiò ripetutamente in Cecenia, visitò campi profughi, intervistò militari russi e civili ceceni. In effetti le due "guerre Cecene" appaiono ancor oggi pagine oscure della storia non solo russa di quel periodo; migliaia di donne e bambine furono rapite e violentate dai militari russi, violenze inaudite perpetrate ai danni della popolazione civile, si posero in atto gravi attentati e dispiegato un utilizzo indiscriminato e sproporzionato della forza militare dell'ex Armata Rossa (la capitale cecena fu ridotta come l'Aleppo attuale).

Il potere moscovita era scivolato nelle mani di un ambizioso e gelido ex colonnello del Kgb, Vladimir Putin. Gli spazi di libertà politica e d'espressione iniziarono a restringersi pericolosamente ed in questa prospettiva le inchieste giornalistiche, documentate ed i libri pubblicati da Anna Stepanovna Politkovskaya appaiono profetici e sempre più disperati .

In rapida successione la giornalista diede alle stampe una serie di libri apertamente critici su Vladimir Putin, su una conduzione della guerra in Cecenia Daghestan e Inguscezia del tutto priva di scrupoli e volta alla pura e semplice repressione di sommovimenti dalle radici profonde e complesse.

Particolarmente significativo a questo proposito, tradotto anche in italiano, "Cecenia, il Disonore Russo" (2003), ricco di testimonianze anche di militari russi. In privato centinaia di testimoni, civili e militari, si confidavano sgomenti raccontando quanto in altri Paesi e situazioni (si pensi agli Stati Uniti ed i misfatti in Vietnam) avrebbero sollevato l'indignazione dell'opinione pubblica. La situazione russa si rivelò differente e le voci libere gradualmente furono messe a tacere.

Già nel 2001 fu costretta a fuggire a Vienna a causa delle minacce di Sergei Lapin un ufficiale degli OMON (reparti speciali antisommossa), accusato di crimini contro i civili in Cecenia, condannato a pochi mesi di carcere e presto scarcerato.

Grazie alle conoscenze ed ai contatti personali la giornalista svolse un ruolo di mediazione per por fine a quella guerra sanguinosa. Proprio nel 2004, mentre si trovava in volo diretta a Beslan durante la crisi degli ostaggi (i bambini presi ostaggio da terroristi ceceni nella scuola locale), le venne offerto un te a bordo, colta da grave malore fu ricoverata d'urgenza in ospedale. Si trattava di un evidente tentativo di avvelenamento.

La morte comunque era solo rimandata! Anna Stepanovna Politkovskaya fu uccisa il 7 ottobre 2006, compleanno di Vladimir Putin, da killer prezzolati che rimarranno sconosciuti, In tutti i casi, sapeva di rientrare nella lista nera del potere russo, alla pari di Alexander Litvinenko e Boris Berezovski (uccisi entrambi in seguito).

Il giorno successivo all'omicidio la polizia russa sequestrò il PC e tutto il materiale dell'inchiesta che Anna Stepanovna Politkovskaya avrebbe presentato al pubblico il giorno successivo.

Alle esequie, oltre a migliaia di moscoviti commossi, partecipò Marco Pannella, unico tra i politici occidentali e suo amico personale.

"Donna non rieducabile", in programma presso "Teatro Ringhiera" di Milano il 27 – 29 gennaio, narra con grande efficacia e pathos gli aspetti salienti della vita professionale ed umana di Anna Stepanovna Politkovskaya.

Il regista Stefano Massini e Ottavia Piccolo danno voce allo smarrimento, all'orrore e nel contempo all'ironia della protagonista. La comunicazione è diretta e antiretorica, gli eventi "vissuti dall'interno", con immediatezza.

Anna Steèpanovna Politkovskaya si era rivelata decisamente "una donna non rieducabile"!

 

Contributo a Cura di Roberto Ferro

"...Porquè la utopia es necessaria" questa l'affermazione Lucio Urtubia Jmenez, falsario e anarchico spagnolo, combattente della Guerra di Spagna, il sovversivo che da solo aveva messo in ginocchio la potentissima Bank of America.

Il sessantesimo anniversario dall'inizio della Guerra di Spagna ha offerto l'opportunità di presentare la graphic novel "Verdad" (Lorena Cannottiere, Coconino Press, 2016) presso la casa della Memoria di Milano. Si trattò di un conflitto che vide come protagonisti indiscussi gli anarchici spagnoli e provenienti da molti altri Paesi.

"Verdad" riassume la ricerca di libertà e affermazione, sociale e di ruolo, è una ragazza protagonista della Guerra di Spagna. La sua è una caparbia sofferta ricerca di giustizia e libertà pagata infine a caro prezzo.

La trama (che lascia poco spazio al romanzesco) si dipana tra la Comune svizzera di Monte Verità, frequentata ad inizio '900 da intellettuali artiile e di resistere ai franchisti fino alla conclusione del conflitto e della breve vita

https://youtu.be/aXV2P5eeV5c?list=PLF4uYz6HuuQ__Ko6evXKoNnRZkdNqThza

Il lettore può toccare con mano le vicende della catalana Barcellona ultima grande città ad arrendersi al franchismo, la libertà repubblicana tradita dalla scarsità di aiuti e dallo strapotere degli avversari, l'entusiasmo dei combattenti e delle Brigate Internazionali.

La graphic novel delinea un indimenticabile ritratto femminile, emoziona e punta dritta al cuore del lettore che "non vuole credere" - secondo le parole dell'autrice Lorena Canottiere –"che sia tutto inutile". Si tratta di un lavoro colmo di delicata speranza!

Si tratta di una narrazione atipica rispetto ai comics presenti sul mercato editoriale odierno, colma di ballate e canzoni, con un uso sapiente del colore (predominano colori chiari e variegati), una linea quasi da schizzo o da mano libera, con dialoghi contenuti, poche pause descrittive (l'azione ininterrotta e continua) e una narrazione storica e poetica lontana dal didattico e didascalico.

 

https://youtu.be/sLPY31fV5-4

Contributo a Cura di Roberto Ferro

Nella "Canzone per Fausto e Iaio" Beppe Giampà, cantautore piemontese, intreccia memoria, racconto e attualità componendo una ballata di rara intensità espressiva.

Beppe Giampà ha pubblicato numerosi progetti musicali sempre in bilico tra musica poesia ed impegno civile:"I mattini passano chiari", "Il bandito Delpero", "Della fatal quiete" e "Beppe Giampà".

"Il sogno di Fausto e Iaio" di Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni, con la collaborazione di numerosi attori e musicisti, e con il ricorso ad un progetto di crowfunding, riceve dal pezzo di Beppe Giampà sicura carica emotiva.