Presentazione a cura di Roberto Ferro

Due brevi contributi, un testo di Grazia Favata e una celebre canzone di Simon e Garfunkel, descrivono da differenti punti di vista il silenzio. Condizione umana che presuppone scelta di libertà, sottile e penetrante nello stesso tempo, rara eppure agognata.

Siamo alla ricerca di una dimensione vera e semplice, nostra, per lo meno alcuni minuti ogni giorno. Perché non riempire di silenzio un attimo di vita? Il silenzio è contagioso, farà bene anche in famiglia, con gli amici...

IL VALORE CHE ESPRIME IL SILENZIO

Grazia Favata, tratto da Punto del Punto Zero ( www.youcanprint.it )

Se la parola è potere, allo stesso modo, il silenzio è potere. Il silenzio è prezioso, anche se esprime un modo diverso di comunicare. Di certo più discreto e silenzioso ma nel contempo carico di energia ed efficace tanto da raggiungere lo scopo.

Anche il silenzio è pesante. Può avere la forza di separare, interrompere, ergere il muro e impedire ogni dialogo e comunicazione.

Il silenzio non è il vuoto anche se è assenza di rumore. Le parole che fanno tanto chiasso molte volte hanno il frastuono del nulla. Spesso il silenzio si introduce fra un rumore e l'altro, quando la parola non serve a niente e non ha più senso: in casi del genere il silenzio diventa un mezzo per comunicare.

Contributo a cura di Roberto Ferro

I cavalieri sono pronti ai blocchi di partenza! Si chiamano Marco dell'Infante, Luigi Resovi e Pierpaolo Scabbiolo, giovani uomini con disabilità provocata da gravi lesioni spinali, membri dell'Associazione Rotellati ONLUS (Blog: www.rotellati.non.com  e – mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ). L'associazione è nata affinchè quanti, affetti da gravi traumi spinali, possano superare ogni tipo di barriera, psicologica o materiale

Lunedì 10 marzo, presso la sede della Canottieri Olona, in Alzaia Naviglio Grande, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del progetto I Rotellati sul Cammino di Santiago, alla presenza di rappresentanti qualificati di Enti pubblici e di Associazioni di volontariato.

I cavalieri erano emozionati e consapevoli delle difficoltà, organizzative e di impegno fisico, imposte dal Progetto Santiago di Compostela, il primo si spera di una lunga serie. Differenti per storie di vita, età, eppure accomunati dalla medesima motivazione: Farcela!