“Abbiamo tentato di cambiare l’Unione Sovietica ma non ci siamo riusciti” – queste parole pronunciate da Mikhail Gorbaciov, ultimo Segretario Generale del PCUS, riassumono l’intervista e la sua parabola politica.

Sotto molti aspetti Mikhail Gorbaciov (1931 - ) si differenzia per cultura, appeal e gestione del potere dai precedenti Segretari Generali del PCUS. Ricordiamo Leonid Breznev (1964 - 1982) e gli sporchi affari di famiglia dei figli; Jurj Andropov (1982 – 1984) una vita anonima trascorsa nel KGB; Konstantin Cernenko (1984 – 1985) mummificato già prima di morire. E dopo Gorbaciov la situazione certamente non è migliorata con il corrotto Boris Eltsin (1931 – 2007) e il glaciale e onnipotente Vladimir Putin ( 1952 - ) anch’egli del KGB.

E’ possibile sintetizzare con due termini gli anni della Segreteria Gorbaciov (1985 – 1991): “perestrojka” ossia “ricostruzione” e “glasnost” “trasparenza”. “Perestrojka” denota il fatto che suo intento non fu mai quello di “abbattere” il sistema sovietica come alcuni maligni ipotizzano ma di ricostruirlo sulla base del consenso popolare. In altri termini, era sua intenzione risalire alle origini.

L’intervista, magnificamente condotta da Herzog, ripercorre le tappe di un cambiamento epocale e Gorbaciov, a tratti commosso, sicuramente appesantito e senza l’amatissima Raissa, riconosce limiti e inevitabilità dei cambiamenti imposti dalla Storia. “La situazione era completamente bloccata sotto tutti i punti di vista” – afferma, infatti, l’ex statista.

Il grande sforzo di Gorbaciov fu quello di tentare una modifica del sistema dall’interno ad iniziare dai semplice fatto di incontrare il popolo reale delle fabbriche, non i muscolosi metallurgici della propaganda, assieme alla gente comune, una prassi assolutamente sconosciuta ai Segretari precedenti Gorbaciov ad iniziare da Lenin,

L’intervista si sofferma su altri aspetti cruciali: per esempio il disarmo, il rapporto con i Paesi “satelliti”, la riabilitazione dei grandi rivoluzionari scomparsi nelle purghe staliniane e nelle lotte di potere, semplicemente sino ad allora missing.

I filmati d’epoca che si alternano all’intervista, dalla caduta del muro di Berlino, restituiscono la drammaticità delle scelte allora compiute. “Non avete cercato di frenare la caduta della cortina di ferro” – incalza Herzog. “Era impossibile, sarebbe stato come tentare di fermare il mare” – replica Gorbaciov. Certamente suo grande (ed ancora oggi mal compreso) merito fu quello di optare per una transizione pacifica, senza tumulti e repressioni incontrollati, come accadde invece in Romania e Albania (e più tardi in Iugoslavia).

Lascio allo spettatore il piacere di apprezzare l’intervista. Amaramente ammetto che in Italia “Herzog intervista Gorbaciov” abbia ricevuto ben poca attenzione in termini di pubblicità, di orari di proiezione (a Milano una unica proiezione al giorno) e soprattutto di dibattito politico. Contrariamente a Germania, Francia e Paesi dell’Europa dell’Est l’Italia è veramente attardata su questo tema e il motivo è facilmente comprensibile: le opposte tifoserie che vorrebbero piegare la Storia al proprio volere.

Gorbaciov conosceva sicuramente il carteggio intercorso tra Rosa Luxemburg e Lenin, pur senza nominarlo esplicitamente nell’intervista. In particolare una affermazione di Rosa Luxemburg sottende il tentativo riformatore attuato da Gorbaciov: “Gli errori commessi da un movimento operaio veramente rivoluzionario sono infinitamente più fecondi e preziosi dell’infallibilità del migliore Comitato centrale”.

“Glenost” e “perestrojka” rappresentano quindi il tentativo di riallacciarsi alle componenti popolari e “democratico – socialista” della Rivoluzione di Ottobre, non una sua abiura.

Roberto Ferro