Il libro di Saverio Ferrari (La strage di Piazza Fontana -Venerdì 12 dicembre 1969, ore 16,37 Red Star Press Ed) è stato presentato in anteprima a Milano presso il Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa la sera del 12 novembre, alla presenza di un folto pubblico.

L’opera si fonda su un presupposto: la strage di Piazza Fontana rappresentò una svolta nella politica italiana e nella strategia della tensione. Non fu, inoltre, un evento improvviso ma “costruito” nell’arco di un decennio.

L’Autore ha tratteggiato con precisione e dovizia di informazioni la successione di eventi e decisioni che dal crollo del governo Tambroni indusse a programmare la strategia stragista e il (fallito) golpe Borghese.

La strage di Piazza Fontana era stata preceduta da una serie di attentati gravi orditi da una manovalanza neofascista e servizi (italiani e stranieri) deviati. Ricordiamo tra gli altri quello fortunatamente fallito contro la scuola elementare slovena di Trieste, con una carica di esplosivo quasi doppia a quella utilizzata a Piazza Fontana. E altri attentati interessarono treni, il Rettorato dell’Università di Padova, Tutti questi episodi, pur dimostrando una mediocre capacità esecutiva, rientravano in un unico progetto via via sempre più articolato.

Particolarmente importanti si rivelarono gli attentati milanesi del 25 aprile 1969, uno nel padiglione fieristico della FIAT e il secondo contro l’ufficio cambi della Banca Commerciale della Stazione Centrale. “Furono per la prima volta colpiti passanti, famiglie, ossia gente comune e questo, a posteriori, non può che rivelare il cambio di passo stragista” – ha proseguito Saverio Ferrari.

“Numerose fonti sembravano progressivamente preannunciare, a livello politico (Almirante), degli estremisti fascisti e della stampa, un evento terroristico ed eversivo importante ed imminente”. Così scrisse l’Observer il 7 dicembre 1969: “Un gruppo di elementi di estrema destra e di ufficiali sta tramando un colpo di Stato militare”: una strage avrebbe “giustificato” l’azione di forza.

La narrazione di Saverio Ferrari ha focalizzato l’attenzione del pubblico sulla complessità dello scenario: riunioni tra gerarchie militari NATO e fascisti di Ordine Nuovo, nomi in codice e cellule eversive incistate in ogni regione, nomi noti quali Freda, Ventura e Zorzi e altri parimenti importanti ma sconosciuti al grande pubblico, regimi dittatoriali in Grecia, Spagna e Portogallo e il prototipo dell’organizzazione terroristica quale l’OAS.

Noi siamo a conoscenza di “moltissime informazioni relative alla strage di Piazza Fontana: mandanti palesi ed occulti, esecutori materiali e rete logistica, percorso dell’ordigno dal Veneto a Milano, depistaggi scattati immediatamente dopo la strage a partire proprio dalla Questura di Milano (“una miccia accesa manualmente e non un timer”, “gli anarchici e non le cellule neofasciste”, la morte violenta di Pinelli)”. La mano esperta di Saverio Ferrari consente oggi di addentrarci nello sterminato universo dei dibattimenti giudiziari, dove a volte le scoperte più clamorose si celano dietro la punteggiatura e le veline ufficiali.

Alla presentazione hanno presenziato testimonial di sicuro interesse: come sempre molto precisa ed efficace l’analisi della situazione presente fatta da Mauro Decortes: Cristiano Armati Direttore Editoriale della Casa Editrice Red Star Press di Roma che ha già pubblicato altre tre opere di Saverio Ferrari; Mario Corsani, giornalista de Il Giorno, che ha dedicato molti anni a investigare la strategia della tensione. L’avvocato Luigi Mariani ha infine descritto il paradossale arresto di Pietro Valpreda, convocato a Milano da Roma per rendere conto di un libello anticlericale, e uscito dal Tribunale incriminato per strage.

Roberto Ferro