“Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità, forse, non meritiamo di esistere” (Jose Saramago). Con questa citazione Mauro DeCortes ha introdotto e riassunto la presentazione del Libro di Paolo Morando “Prima di Piazza Fontana. La prova generale”.

Corrono ormai 50 anni dalla strage di Piazza Fontana, dall’omicidio di Pinelli e dall’ingiusta incarcerazione di Valpreda ed ancor oggi la Memoria fatica ad affermarsi definitivamente stretta tra revisionismo e rimozione collettiva.

Il luogo stesso della presentazione, la sala Pinelli del circolo anarchico milanese Ponte della Ghisolfa rappresenta la cornice ideale per l’evento e l’attualità del tema affrontato è dimostrata dalla folta partecipazione di pubblico.

L’opera di Paolo Morando, giornalista d’inchiesta, è il frutto di una attenta analisi delle carte processuali e di documenti inediti, opera di consultazione ineccepibile che nulla lascia al sensazionalismo.

La strategia della tensione ebbe inizio il 25 aprile del 1969 con l’esplosione a Milano di due ordigni ad alto potenziale in grado di uccidere, il primo al padiglione FIAT della Fiera Campionaria e il secondo all’Ufficio Cambi della Banca Nazionale del Commercio sito presso la Stazione Centrale. I feriti furono fortunatamente una ventina e lievi ma gli attentati segnarono un cambio di passo dopo altri falliti per caso o imperizia.

Le indagini si diressero subito verso gli ambienti anarchici, con Paolo Braschi, Luigi Faccioli, Angelo Della Savia, i mirarono a coinvolgere, attraverso i coniugi Corradini, Giangiacomo Feltrinelli e la moglie Sibilla Melega. Qualsiasi altra pista fu scartata.

Seguirono poi gli attentati ai treni del 7 e 8 settembre e il fallito attentato alla scuola slovena di Trieste del 4 ottobre 1969 (con un potenziale devastante superiore a quello di Piazza Fontana, ma che al momento non fu divulgato). Era una escalation, come una serie successiva di tentativi, di messe a punto.

L’ufficio politico della questura di Milano, diretto da Antonino Allegra e di cui facevano parte il commissario Luigi Calabresi e gli agenti dell’Ufficio investigativo alle sue dipendenze, si dimostrarono da subito convinti della colpevolezza degli anarchici. Pagheranno con arresti arbitrari e torture sei anarchici e una coppia di amici di Feltrinelli.

Nel processo del 1971 tutti gli indagati furono prosciolti oppure condannati a pene lievi (rispetto all’accusa originaria di strage). In questa sede crollò la supertestimone Rosanna Zublema, rivelatasi una mitomane, tanto da far chiedere per il commissario Calabresi l’incriminazione per subornazione di teste.

Saverio Ferrari, rappresentante dell’Osservatorio Nazionale contro le Nuove Destre, si è concentrato sul connubio esistente tra vertici delle Forze Armate, Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno e neofascisti (utilizzati come manovalanza criminale).

Oltre i 22 attentati menzionati in precedenza possiamo ricordare la strage di Peteano, nella quale morirono 3 carabinieri, e, soprattutto, l’intervento del SID nel supportare le cellule neofasciste sparse per il Paese.

Paolo Morando, cui certo non difettano una pazienza certosina e l’intuito del giornalista d’inchiesta, ha focalizzato il proprio intervento sul clima sociale esistente nel 1968. Ricordiamo ad Avola ed a Battipaglia i lavoratori uccisi dalle Forze dell’Ordine e gli ampi settori “progressisti” di DC e PSI che chiedevano che nei conflitti sindacali la polizia non fosse dotata di armi da fuoco. Progetto di legge che era pronto per essere discusso, mas che fu abbandonato proprio dopo gli attentati del 25 aprile.

Proprio il 12 dicembre 1969, il giorno della strage, fu approvato in Senato lo Statuto dei lavoratori (che diventerà legge nel maggio 1970. Il “Corriere della Sera”, organo di Confindustria riservò il giornale intero a criticarlo, per poi aprire il giorno dopo, 13 dicembre, ponendo in grande evidenza la notizia della strage.

Pinelli era già ben noto al Commissario Calabresi ed al suo ufficio e si avviò fiducioso in Questura, e il cerchio si stava stringendo attorno a Valpreda, capro espiatorio ideale. L’Avvocato Luigi Mariani, difensore di Valpreda, ha ricordato come questi fosse stato convocato in Tribunale da Roma a Milano col pretesto di una denuncia per vilipendio (un libello contro il Papa) e solo in occasione dell’incontro col giudice tratto in arresto.

Ha portato infine la sua testimonianza dal pubblico l’Avvocato Francesco Piscopo, allora difensore di Paolo Braschi.

Il libro di Paolo Morando, presentato al Ponte della Ghisolfa, dimostra pienamente la macchinazione antianarchica partita dal 25 aprile 1969 e culminata con Piazza Fontana. Ha il linguaggio asciutto dei documenti ma è innervato e reso vitale da una giusta e profonda indignazione.

Roberto Ferro