Il blog My Personal Mind riprende le pubblicazioni dopo mesi di quiescenza. Un periodo di silenzio reso necessario da una campagna elettorale difficile e dagli esiti senza dubbio epocali. D'altra parte in questi frangenti si è rivelata a mio parere una opportunità condurre osservazioni sul campo .
Mentre scoprivo le caratteristiche dei quartieri "difficili" di Milano mi andavo convincendo di un fatto: in un'epoca non certo remota, fino a circa 30 anni or sono, la metropoli e l'hinterland erano caratterizzate da molte e pregevoli iniziative di sinistra (o dal grande valore sociale). Quartieri allora vivi e vivaci ora appaiono desertificati e pervasi da cupo malessere sociale.

Gran parte della preziosa documentazione relativa a quelle vicende è relegata o in archivi difficilmente raggiungibili oppure accatastata in tetri sottoscala ed esposto alle ingiurie del tempo. Queste esperienze sono state oggetto di una sorta di rimozione storica e politica, quasi che la Milano dal secondo dopoguerra non abbia tratto sicuro giovamento dall'impegno collaborativo tra borghesia "illuminata" e proletari.
Con l'avanzare dei movimenti e gruppi neofascisti e genericamente "populisti" il tempo a mia ed a nostra disposizione "si sia fatto ormai breve". Mi focalizzerò quindi su poche specifiche esperienze e prenderò in considerazione in via preliminare alcuni dati a mio parere significativi: il reclutamento dei fruitori e degli "operatori", i presupposti ideali e (se possibile) ideologici delle singole iniziative, lo scenario urbano e sociale. Indubbiamente le interviste ai protagonisti rappresenteranno il fondamento del lavoro, seguite dall'aspetto documentale.
La raccolta delle informazioni di base rappresenta tuttavia il primo passo. Altrimenti si farebbe solo opera di ricerca storica. Sono convinto, invece, che per rendersi utile e fruibile queste informazioni debbano ricevere adeguata contestualizzazione. La caratteristiche della popolazione italiana si sono modificate, in primis il mondo operaio classico quasi non esiste più.
Non esistono più le masse di operai delle grandi aziende metalmeccaniche come mancano flussi crescenti di immigrati dal Sud Italia poco alfabetizzati. Dopo l'introduzione del Sistema Sanitario Nazionale l'urgenza non è tanto "quale salute per tutti" ma quale "salute" è possibile garantire alla popolazione nei differenti contesti. Nel primo caso sarebbe utile riflettere sulle esigenze imposte dal cosiddetto "analfabetismo di ritorno", nel secondo una "psicologia della salute" non medicalizzata rivolta a gruppi specifici della popolazione (per esempio, giovani e donne).
L'esperienza accumulata in questi mesi mi ha convinto che ogni esperienza debba risultare fortemente radicata e diffusa sul territorio e, per quanto possibile, non istituzionalizzata. Inoltre, innumerevoli ricerche scientifiche e sociologiche concordano sul fatto che gli interventi più efficaci vedono la popolazione coinvolta (si potrebbe proseguire a lungo parlando di "peer education"),
Inizierò questo lavoro ricorrendo alla collaborazione volontaria di compagne e compagni. Ed i lettori di My Personal Mind saranno puntualmente informati su scoperte e osservazioni che sicuramente sortiranno in questi mesi.