Contributo a Cura di Roberto Ferro

L'opera di Amos Elon ("Gerusalemme,, Città di Specchi", Rizzoli Ed), giornalista e saggista israeliano laico, ci accompagna nella "città di specchi", chiarisce senza erudizione la vita quotidiana di questa città tanto importante da un punto di vista religioso quanto complessa per storia, composizione sociale ed ambiente urbano.

Egli non si addentra opportunamente nelle vicende del conflitto arabo israeliano ma disvela e biasima bonariamente la crescente sovraesposizione simbolica e religiosa che ostacola la vita delle singole comunità. Per quale motivo esaltati e pazzi hanno incendiato o tentato di distruggere la Moschea della spianata? Perché le comunità ultra ortodosse ebraiche si chiudono erigendo muri invalicabili invisibili? E per quale ragione la lotta tra le confessioni cristiane sono sovente più aspre di quelle tra religioni?

Gerusalemme è sospesa tra sogno e realtà, tra storia e mito, crocevia di popoli e culture, magica e crudele, dove da sempre l'Oriente si incontra (sovente si scontra) con l'Occidente, venti assedi due distruzioni complete, diciotto ricostruzioni e almeno undici passaggi da una fede all'altra si cumulano disordinatamente.

Per comporre questo coinvolgente mosaico, Amos Elon utilizza con sapienza e precisione tutte le possibili prospettive: storica, culturale, geografica, religiosa, politica e artistica. La sua scrittura è sempre concreta e ricca di informazioni e nel contempo straordinariamente profonda ed evocativa, tale da restituire le sottili sfumature, le immagini sovrapposte e contrastanti, l'infinito intreccio di segni e simboli. Egli ricorre, inoltre, all'ironia, sempre sottile eppure radicalmente dissacrante.

Memoria e storia non sono, infatti, sinonimi ma concetti opposti. La memoria è vita, vive ed è in continua evoluzione. La memoria rimane latente per molto tempo e poi, improvvisamente, rivive. Gerusalemme è percorsa da questo continuum nel quale le pietre millenarie rivivono in forme anche paradossali in una attualità a volte drammatica e tragica.

Visto dalle cime dello Scopus e dell'Oliveto, l'orizzonte è orlato di bastioni medievali, torri, cupole dorate, mura merlate e vacillanti rovine romane ed arabe. A seconda della stagione può essere coperta da copiose nevicate e avvolta da torride calure.

Anche senza i suoi richiami storici, Gerusalemme susciterebbe, comunque, forti emozioni col suo straordinario aspetto fisico. Nel 1969 Jorge Luis Borges, cieco, mentre procedeva a tentoni in una via di Gerusalemme, dichiarò di poter dire che le pietre erano rosa: si sentiva dal tatto.

Amos Elon descrive gli edifici storici monumentali più importanti secondo una intelligente e curiosa "scomposizione" spazio temporale che ci consente di apprezzarne la stratificazione secolare.

La Basilica del Santo Sepolcro, per esempio, riproposta dai media come edificio alto medievale e medievale, in realtà appare denso di contraddizioni, "orrida ricostruzione dopo un disastroso incendio nell'800. Le chiavi del portale di accesso sono ancor oggi custodite da una famiglia mussulmana per via dei conflitti tra le differenti confessioni cristiane, i dissidi tra confessioni hanno provocato scontri e tumulti all'interno della basilica (sicuramente sgarbi quotidiani) con morti e feriti, il restauro novecentesco provocò più danni dei secoli di incuria con la scomparsa dei sepolcri dei re crociati di Gerusalemme.