Contributo a Cura di Roberto Ferro

Konin, una piccola cittadina polacca, ai tempi della Seconda Guerra mondiale si trovava a poche decine di chilometri dalla frontiera con la Germania. Dei tremila ebrei che vi abitavano non ne rimase uno. L'antico shetl con le sue sinagoghe, la preziosa biblioteca, il tepper Mark e le scuole religiose, da allora non esiste più se non nella memoria.

La ricostruzione opera di Theo Richmond (prima edizione Instar Libri, 1998) è ricca di fascino anche se obbliga il lettore ad impratichirsi con termini yiddish e situazioni del tutto nuovi. L'opera si addentra nella vita quotidiana di una tra le più antiche comunità ebraiche in terra polacca risalente al periodo medievale.

https://youtu.be/Tu2kBfQclqM

La narrazione si sviluppa secondo un caleidoscopio di ricordi e ed emozioni, ogni sfaccettatura un'epoca: la realtà odierna con i rari superstiti e l'impronta urbanistica che persiste nella città vecchia di Konin; lo sviluppo nel corso di secoli di uno stile di vita e di una cultura specifici interni confinati allo shetl; soprattutto, la vita dei pochi superstiti alla Shoah ricostruita faticosamente chi negli Stati Uniti e chi in Inghilterra e Israele. Lo stile narrativo è diretto, esplicito e "semplice", nel contempo ricco di informazioni ed emozioni.

Lo shetl è uno spazio urbano, vuoto dopo la scomparsa dei suoi abitanti, ritagliato nella planimetria urbana. Chi parlava yiddish conosceva solo Via Ebrei, Via Sinagoga, Via dei Gentili... con una toponomastica utilitaristica e puramente descrittiva. Il quartiere ebraico circondava il tepper mark, il "mercato del vasellame", la piazza nella quale si concentrava la vita pubblica collettiva.

Con il procedere della descrizione lo shetl si popola di ricordi incarnati in persone e attività culturali e lavorative.

Pensiamo ad Izzy Hahn, un monello che la pronta battuta e l'incoscienza salvarono da due interrogatori della Gestapo, uno dei pochi fuggito da Auschwitz catturato, salvato infine dall'arrivo dell'Armata Rossa.

La comunità era rappresentata, nel bene e nel male, dal sistema educativo. Le scuole religiose erano, sicuramente, deprimenti con "maestri armati di scudiscio di cuoio e, soprattutto, con lezioni di una noia mortale". Ancor oggi si ride di Mark Natel Cheder che sfidò il "maestro" (rebbe) ricevendone percosse calci e scudisciate senza piegarsi (anzi, all'uscita di scuola rubando la capra del rebbe per legarla al lato opposto della città).

Pagina dopo pagina sfilano macellai, pescivendoli, rebbi e rabbini, sartine e piccoli commercianti. Nonostante l"antichità" dello shetl di Konin, solo una famiglia aveva raggiunto una certa agiatezza, poche un dignitoso benessere. Nonostante tutto l'istruzione, i fermenti culturali e politici erano nell'aria, dal primissimo sionismo al socialismo.

La Shoah (lo shetl di Konin fu tra i primi a subire la Shoah) sconvolse e distrusse un mondo di tradizioni e relazioni. Su circa 2700 abitanti dello shetl si salvarono solo 24 uomini, 15 donne e 7 bambini.

A Konin la comunità scomparve letteralmente sciolta nella calce viva nella vicina foresta di Kazimierz, in fosse comuni occultate ora dalla vegetazione boschiva e in piccola parte deportata nei lager.