Contributo a Cura di Roberto Ferro

Vittoria Alliata (nata a Palermo 1950) rappresenta una felice eccezione nel panorama culturale e letterario italiano. Di nobile e antico lignaggio, cugina di Dacia Maraini, da sempre è dotata di una spiccata vena anticonformista e di una onestà intellettuale ed umana a tutta prova.

Negli anni '70 si interessa alla cultura medio – orientale apprendendo l'arabo e altre lingue semitiche appassionandosi allo studio del diritto islamico. Sul piano esistenziale Vittoria Alliata percepisce questo interesse alla stregua di una frattura dal formalismo e tradizionalismo di cui la vita familiare era permeata. In una sorta di "liberazione femminista" interculturale l'autrice si sente liberata dal fatto stesso di viaggiare. La sua è una prospettiva femminile e in qualche misura "femminista" nella misura in cui donne di età e culture differenti possono condividere cibo, confidenze intimità e spiritualità eterogenee.

https://youtu.be/IOGMTzxasm8

Conosciamo quindi donne di Paesi quali Siria, Libano, Arabia Saudita Emirati Kuwait, Yemen ed Egitto. Incontra donne di tutti i ceti sociali, contadine e veggenti, proprietarie terriere e intellettuali, teologhe e mistiche, in una varietà sorprendente per noi che appiattiamo ancor oggi la vita della donna medio orientale.

Si sfata così il pregiudizio più tenace e cristallizzato in Occidente, quello che vede l'uomo arabo dominante sulla donna. L'uomo potrà ben possedere riconoscimento legale ed economico (ma se maltratta o se trascura la moglie questa può chiedere separazione e la restituzione della dote) ma rimane escluso da confidenze ed emozioni.

La cosiddetta "modernizzazione" o "occidentalizzazione" sembra, a parere di Vittoria Alliata, aver incrinato il rispetto che il maschio mediorientale, marito padre figlio, era solito prestare alla donna (tanto più se ospite). Mai l'autrice, pur viaggiando da sola in quartieri proletari e circondata da uomini, ha subito molestie sessuali. In una unica occasione, ed è indicativo, Vittoria subisce molestie a Kuwait City in ascensore ad opera di un funzionario governativo laureato ad Harward!

Vittoria Alliata si è trovata a scoprire realtà prima che la Storia spezzasse fragili equilibri! Così partecipa ad una adunanza serale della confraternita di Sorelle Mussulmane ad Homs prima che Assad padre reprimesse brutalmente una rivolta radendo al suolo l'intero antico quartiere! In Arabia incontra una tribù retta per via matriarcale nella quale le donne scelgono il partner (senza obbligo di fedeltà) e amministrano la vita collettiva. Lo stile di scrittura è esplicito, asciutto, immediato e ci consente di apprezzare i contesti e le persone.

Ancor più interessante è leggere "Harem" alla luce delle Primavere arabe. Anche se certe caratteristiche sono poco conosciute al grande pubblico, le rivolte sostanzialmente pacifiche erano caratterizzate da una forte partecipazione femminile. Perché, sembra evidente, il Medio Oriente cammina lotta e cambia sulle gambe e sulle spalle delle donne.

L'approccio di Vittoria Alliata si discosta radicalmente da quello di Oriana Fallaci. Quest'ultima intervista, per esempio, l'Ayatollah Khomeyni, con uno scoop giornalistico veramente importante, ma ben poco o nulla trasmette del vissuto del popolo, delle donne e uomini alle prese con una Rivoluzione islamica allora ancora tutta da decifrare. "Harem" ci conduce al cuore della vita femminile quotidiana!