Contributo a Cura di Roberto Ferro

"Il sogno di Fausto e Iaio" è un film originale e rappresenta una ventata di fresca novità nel panorama un po' ingrigito del cinema d'autore italiano.

I registi, Daniele Biacchessi e Giulio Peranzoni, hanno proposto una trama narrativa multimediale nel quale si incrociano narrazione documentata, abilità tecnico grafica Ldp, immagini d'archivio e musiche d'ambiente.

Era la sera del 18 marzo 1978 (il 16 marzo in via Fani le Brigate Rosse avevano rapito Aldo Moro), Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, diciottenni, due simpatizzanti del centro sociale Leoncavallo si incamminavano lungo via Mancinelli per raggiungere casa Tinelli, una cena e poi via al concerto blues al Leoncavallo. Forse filtrava da qualche abitazione la cronaca cruda di un telegiornale.

https://youtu.be/208wRZLDTbU

La narrazione, visiva ancor prima che verbale, prende avvio proprio da un cammino frettoloso senza ritorno: poco illuminata la via, silenzio, passi d'estranei che si avvicinano e gli assassini, tre fascisti, l'esecutore Massimo Carminati, giunti su comando da Roma.

La narrazione si dipana tra protagonisti con vite dagli esiti ben diversi: Fausto e Iaio lì per sempre immobili sul selciato ma vivi e presenti nel ricordo, Massimo Carminati, killer e ricattatore al servizio dei poteri deviati dello Stato attualmente sottoposto al 41 bis a Parma, Massimo Brutto, coraggioso giornalista dell'Unità, dal formidabile intuito investigativo (aveva scoperto che l'aereo di Enrico Mattei era esploso in volo e giunto sulla soglia della verità inconfessabile dell'omicidio di Fausto e Iaio) travolto da un'auto misteriosa, le Brigate Rosse ed i Servizi Segreti con appartamenti dirimpettai in via Monte Nevoso, praticamente sopra e di fronte l'abitazione di Fausto Tinelli.

L'opera di Biacchessi e Peranzoni ha il grande merito di aver ridato vita non tanto a singoli quanto alla folla, commossa rabbiosa silenziosa disperata ad iniziare dalle foto messe a disposizione da grandi fotografi e agenzie. Due immagini tra tutte appaiono emblematiche dei funerali: quella scattata da un palazzo di Piazzale Loreto della folla immensa (si parla di 150000 – 200000 persone) perdersi a vista d'occhio lungo Corso Buenos Aires e la foto di due giovanissime ragazze una delle quali con lo sguardo tristissimo e angosciato ad investigare un futuro che si prospettava oscuro.

"Il sogno di Fausto e Iaio" scorre rapido nell'alternarsi continuo di animazione Ldp e immagini d'epoca, con un prezioso trailer musicale garantito da artisti e band di gran valore. I flahback si alternano all'attualità, i pezzi musicali al recitativo dei bigliettini lasciati da anonimi in via Mancinelli.

Particolarmente efficace si è rivelata la presenza di numerose voci narranti: Daniele Biacchessi, Gabriele Vacis, Renato Sarti, Giulio Cavalli, Tiziana Di Masi, Stefano Paiusco, Francesco Gerardi, Paola Roccoli, Maurizio Biosa, Gino Marchitelli, Laura Tussi, Fulvio Bella. Una tecnica che rende concreta e immediata la narrazione.

Nonostante tutto (ed è gran merito) l'opera non è operazione nostalgica! "Il sogno di Fausto e Iaio" pone anzi penetranti domande agli spettatori. Quanti partecipanti agli imponenti funerali (l'ultima grande manifestazione silenziosa di massa ad oggi a Milano) saranno ancora vivi? Saranno rimasti progressisti oppure militeranno in movimenti e partiti molto lontani dal Movimento e dal Leoncavallo?

Scevro da intenti pedagogici o dal richiamo esercitato da attori professionisti, "Il sogno di Fausto e Iaio" incuriosisce e interroga, aiuta a comprendere il significato della partecipazione ad un Movimento variegato. Rimane come mementp il murales colorato di via Mancinelli e tanto basta, una memoria visiva sempre viva.

"Il sogno di Fausto e Iaio" è la prova tangibile dell'opportunità di creare ottimo cinema con budget estremamente limitati tramite tecnica di crowfounding. Lo dimostrano le decine di proiezioni già realizzate e le centinaia programmate nell'immediato futuro.