Contributo a cura di Roberto Ferro

Entony Ruscetta è un giovane napoletano che ha lottato ed è divenuto, in giovane età, uno sportivo di tutto rispetto, sia pure praticando attività sportive relativamente desuete. Napoli, come si vedrà, offre potenzialità e rischi e Entony ci consente di comprendere bene la situazione giovanile.

Napoli è la tua città. Cosa ha significato per te crescere in un ambiente ricco di stimoli non esclusivamente negativi come si crede comunemente?

Napoli è una città affascinante, bellissima dal punto di vista architettonico e artistico e avrebbe da offrire ancor di più se i suoi cittadini la trattassero con maggiore cura. E' una città con regole tutte sue alle quali non tutti riescono a adeguarsi. Ammetto di non essere mai riuscito a adeguarmi perfettamente o a trovare ciò che cercavo nel luogo dove sono nato. Per questo motivo ho sempre sentito la necessità di cercare nuove realtà lontane da quella di Napoli. Non sono riuscito a trovare stimoli particolarmente positivi che mi tenessero legato a questa città; tuttavia ho sempre tratto il meglio dalle situazioni che mi si sono presentate. Considero Napoli come una ottima scuola di vita che mi ha rafforzato con una buona preparazione per quello che verrà.

C'è stato un "maestro" che ti ha formato alla manualità e all'agilità acrobatiche?
Sono convinto che tutti noi iniziamo con il supporto di una guida o di un maestro. E con questo intendo sia una guida reale e presente fisicamente durante gli allenamenti sia solo una aspirazione o un ideale. Io ho iniziato a praticare Arti Marziali, Taekwon – Do nella fattispecie, con il Maestro Gianluca Amato quando avevo solo 5 anni, grazie al quale ho raggiunto ottimi risultati, un eccellente bagaglio tecnico, la Nazionale italiana e primi posti in competizioni a livello nazionale ed internazionale. Raggiunti i 18 anni sentivo la necessità di intraprendere un percorso personale che mi allontanasse da quell'ambiente e dalle figure che fino a quel momento erano le mie guide. Sono diventato Maestro di me stesso, Muay Thai, Kick Boxing, Parkour, Acrobatica, Kung Fu sono discipline che con il tempo ho assimilato da tutto ciò che osservavo, appropriandomene con gli adeguati addestramenti. Nella figura dello Stuntman ho trovato il punto d'incontro di tutte queste discipline. Ho approfondito gli studi presso la Stunt Concept Academy a Roma e oggi sono uno Stuntman a tutti gli effetti e continuo il mio addestramento con Claudio Pacifico, uno degli Stuntman più esperti e completi a livello mondiale.

I tuoi amici ti ammiravano per questa abilità in bilico tra rischio e esibizione? Lo facevi per porti al centro dell'attenzione?
Ricevere elogi è sempre piacevole e lusinghiero ma di certo non è mai stato il mio obiettivo. Ad ogni modo ho ricevuto e ricevo spesso più critiche (per nulla costruttive) che lodi.

In che modo e quando si è affermato in te il gusto per il rischio (non il piacere per il rischio)?
Penso che se mi lasciassi vincere dalle paure senza mai rischiare, non vivrei appieno la mia vita. Un salto acrobatico, una corsa su un cornicione, una arrampicata o un salto nel vuoto, possono spaventare o sembrare situazioni troppo pericolose, io le ritengo semplicemente esperienze necessarie da cui non devo per forza trarre qualche cosa di fondamentale. Voglio solo provarle. Il rischio è una variabile che lo Stuntman riesce a mantenere sotto controllo.

L'istruttore di arti marziali richiede abilità e, anche, un gran autocontrollo, fermarsi un attimo prima di colpire l'avversario...Ti costa fatica?
Insegno arti marziali da dieci anni e da insegnante trovo molto più utile e gratificante fermarsi un attimo prima di colpire in quanto esiste un significato che va oltre il semplice vincere o sovrastare l'avversario. La percezione del corpo è totale. Il controllo è perfetto, la mente è calma. In questo stato si esprime la propria volontà e capacità di colpire o meno l'avversario. Ritengo che un vero marzialista non abbia bisogno di vincere su qualcuno quanto piuttosto su sé stesso. Autocontrollo sia fisico che mentale sono i fattori chiave.

Non hai mai pensato alla possibilità di farti male in acrobatica o come stuntman?
Il rischio di farsi male c'è ed è reale. Non nego di avere paura, anzi, la considero necessaria e una ottima alleata per superare una prova. Durante il mio percorso ho subito diversi infortuni, meno gravi come ematomi e graffi (comuni e frequenti per tutti) o più gravi come fratture (spalla, piede) o ancora danni alla colonna vertebrale. Non voglio spaventare nessuno, sono incidenti di percorso che possono presentarsi o meno.

Con queste caratteristiche di personalità ti piacerà certamente l'avventura, misurare le forze, i riflessi e la saldezza dei nervi..Fino a che punto?
Il mettermi alla prova è essenziale. Ogni giorno mi impongo dei traguardi che supero di volta in volta. "Fino a che punto?" Non lo so, sto ancora scoprendo i miei limiti.

Parlami, per concludere l'intervista, del desiderio di girare dei cortometraggi. Rischiare richiede grande attenzione e calcolo delle probabilità di successo.
Volo molto con la fantasia e spesso mi trovo a immaginare intere scene d'azione o di altri contesti. Ho diversi progetti in lavorazione, uno dei quali già prossimo alla fase di produzione: un post apocalittico ambientato in Italia ma non dirò altro a riguardo. Non posso predire il successo del cortometraggio così come quello delle mie aspirazioni ma questo non mi tratterrà dal mettermi alla prova. Sono convinto che ognuno di noi debba impegnarsi per realizzare i propri sogni rischiando e osando anche se le possibilità di riuscita sembrano nulle.