Contributo a cura di Roberto Ferro

Il progetto "Lesbica non è un insulto", pur conservando un elevato standard qualitativo, tecnico fotografico, ha raggiunto in pieno l'obiettivo proposto dalle artiste: porre al centro dell'attenzione del pubblico il significato espressivo dell'omosessualità femminile.

L'intervista a Martina Marongiu, autrice e fotografa del progetto, mi ha stimolato una profonda riflessione, dal punto di vista giornalistico e di partecipazione umana.

Come e quando è sorta l'idea di un reportage fotografico intitolato "Lesbica non è un insulto"?
Il progetto è nato a Torino nel 2013 da una mia idea e dalla collaborazione di altre quattro ragazze, amiche di vecchia data, Fabiana Lassandro, Dunja Lavecchia, Morena Terranova e Letizia Salerno. Da poco avevo terminato un corso di fotografia e mi è capitato di venire a conoscenza di un bellissimo progetto fotografico di Liora K; le foto erano state scattate a donne che avevano subito violenza e si sono fatte fotografare con un messaggio rivolto al proprio aguzzino scritto sul proprio corpo. Io ho pensato di utilizzare la stessa tecnica per un altro scopo, ovvero sfruttare il corpo come se fosse una tela per ospitare un messaggio, una frase diretta che aiuti l'osservatore a ragionare sui luoghi comuni che riguardano l'omosessualità femminile nell'Italia di oggi.

Chi ha scelto le modelle, le protagoniste? Avete discusso a lungo con la fotografa?
La scelta delle modelle è stata relativamente semplice perché una volta pensato il progetto ne ho parlato subito alle mie amiche più strette che hanno immediatamente dimostrato grande interesse e hanno dato la loro disponibilità con grande entusiasmo. Tuttora collaboriamo attivamente al progetto nella gestione della comunicazione, alle trasferte fino all'allestimento della mostra.

Quale percezione avete avuto nel passare dall'intimità negata quasi dal lesbismo, all'intimità gradualmente scoperta dei rapporti affettivi espliciti per pervenire, infine, all'esibizione fotografica e di gruppo?
E' stato un processo naturale e graduale. Siamo tutte giovani e abbiamo preso consapevolezza della nostra omosessualità quando eravamo ancora più giovani. Abbiamo deciso di attivarci e fare qualcosa per trasmettere questa nostra serenità a tutti. Esporci in prima persona ci è sembrata la soluzione migliore.

Siete giovani con una maturità espressiva notevole: non solo i sorrisi ma anche il coraggio del gruppo. Inoltre, pare, farsi ritrarre da una fotografa spezza il maschilismo imperante. E' vero?
Rispondono le modelle
Il fatto di essere fotografate da una donna e in più nostra amica ci ha aiutate molto, perché abbiamo la confidenza giusta per sentirci a nostro agio sia durante gli scatti, sia nell'esporre una nostra idea. Il fatto di essere un gruppo di amiche è senza dubbio determinante, perché ci permette di poterci esporre liberamente, di confrontarci per avere diversi punti di vista, è un progetto in cui crediamo, ma è anche un bel modo di stare insieme: le riunioni sono anche la scusa per fare una cena insieme e le trasferte sono anche un modo per fare una gita insieme, seppur con cornici, chiodi e metro al seguito.

I corpi (sorridenti) delle modelle, la luce e le scritte nere sembrano delineare una forma "nuova" di lesbismo sino a pochi anni fa piuttosto mascolinismo e serio! Ne avete discusso?
La scelta stilistica si basa sulla volontà di massimizzare l'attenzione sul messaggio, il corpo viene utilizzato come fosse una tela, da qui anche la scelta di non ritrarre i visi e di desaturare i colori. La scelta è quella di utilizzare corpi nudi di donna in modo diverso da quello a cui siamo abituati a vedere, usando pose rilassate, serene, consapevoli. L'obiettivo per ogni scatto è essere provocatorio e mai provocante. E per provocatorio intendiamo appunto la volontà di dare un'immagine diversa dell'omosessualità femminile. Finora ci sono stati appiccicati una serie di luoghi comuni, ma noi siamo anche questo.

Vi pongo una domanda "sui generis". A Torino e hinterland vivono alcune donne che hanno scritto, dibattuto e riconosciuta l'importanza del lesbismo per molti aspetti? "Vi siete mai rivolte a loro per un parere tecnico e di impostazione grafica?"
Il nostro progetto nasce essenzialmente dalle nostre esperienze, Ovviamente abbiamo avuto modo di venire a contatto con le altre realtà lesbiche e / o femministe di Torino e ne ascoltiamo i pareri o a volte chiediamo consiglio su determinate questioni Negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo avuto modo di conoscere da vicino le "BADhole video" una realtà torinese attiva da più di 10 anni e con loro sta nascendo un bellissimo rapporto di reciproca collaborazione, ne siamo davvero felici.

I visitatori la mostra come hanno percepito la vostra proposta? Mi riferisco lesbiche e gay, etero magari, di una certa età e cultura?
Dipende appunto se ci troviamo a esporre presso la sede di un'associazione LGBT, di un locale oppure a una manifestazione artistica, quindi dipende se ci troviamo davanti a noi un pubblico a stretto contatto con le tematiche GBLT che si sentono addosso i luoghi comuni espressi nella foto una associazione GLBT, di un locale, oppure a una manifestazione artistica, quindi dipende se ci troviamo davanti a un pubblico a stretto contatto con le tematiche GLBT che si sentono addosso i luoghi comuni espressi nelle foto  oppure se il pubblico è più eterogeneo e non è abituato ad immagini così esplicite. Ad esempio durante "Paratissima" (* è una manifestazione artistica che promuove i giovani talenti o chi non ha la possibilità di entrare nell'ambiente esclusivo dell'arte contemporanea di oggi . "Paratissima" è una delle manifestazioni d'arte contemporanea più visitata d'Italia) inizialmente ero perplessa, poi ho realizzato di aver provocato in loro imbarazzo e ne sono stata contenta.  Alla fine di ogni esposizione capiamo il valore di "Lesbica non è un insulto", poiché non sono mancati soprattutto sul libro dei commenti che lasciamo a disposizione del pubblico, insulti e irrisioni. Il sostegno ricevuto è stato davvero grande ed eterogeneo. Ci ricordiamo per esempio di una bimba dai capelli rossi che all'ultima edizionw di "Paratissima" si ferma al nostro tavolino e ci lascia questo commento: "E' bella la vostra arte". Non nascondiamo che a volte rimaniamo basite davanti ad esclamazioni di donne lesbiche che alla domanda "Perché avete deciso di realizzare questo progetto?" rimangono incredule quando rispondiamo "Perché parla di noi" e aggiungono "E' che non siete molto credibili come lesbiche". 

Avete creato una comunicazione semplice relativa a una problematica complessa e nello stesso tempo intimamente ricca di emozioni e di risvolti. Su che aspetti desiderereste perfezionare questo messaggio?
Fin dall'inizio abbiamo deciso di adattare la comunicazione allo stile scelto per le foto, quindi semplice e diretta. Nel tempo abbiamo migliorato, cambiando o aggiungendo alcuni strumenti. Sfruttiamo le possibilità della rete e manteniamo i contatti con le realtà con le quali un po' per volta veniamo a conoscenza. Per fortuna possiamo contare sulle nostre conoscenze dato che due di noi lavorano nell'ambito della comunicazione e non mancano amici e colleghi che possono darci un consiglio.

Se il Progetto dovesse proseguire nel tempo si renderanno necessarie iniziative di Fund Raising. Come pensate di muovervi?
Al momento è in corso la nostra campagna di crowdfaunding, lanciata il 19 Dicembre sulla piattaforma web BeCrowdy (www.becrowdy.com/lesbica-non-e-un-insulto) e attiva fino al 17 febbraio.
La campagna è uno strumento importante per raccogliere fondi utili a rispondere alle numerose richieste da parte di associazioni e gallerie di portare la mostra al di fuori del Piemonte.
Il nostro obiettivo è di continuare a esporre le nostre foto, arrivando anche in tutte le regioni che finora non siamo riuscite a raggiungere. Al momento la campagna di crowdfunding ha riscosso grande partecipazione e ricevuto un grandissimo sostegno e ne siamo felici perché questo significa che in "Lesbica non è un insulto" vengono riconosciuti contenuti che meritano attenzione e spazio per ragionare insieme. Non abbiamo ancora raggiunto la quota, ma ci siamo quasi e contiamo di potercela fare, ovviamente con l'aiuto di tutte le fantastiche persone che credono in noi!
Per l'occasione ci siamo anche cimentate nella realizzazione di alcuni video utili a promuovere la campagna, è stato divertente pensarli, scriverli e realizzarli e siamo contente perché stanno piacendo. Per chi fosse curioso riporto di seguito il link della