Contributo a cura di Roberto Ferro

Ho visitato Pompei ed Ercolano più volte, l'ultima anni or sono. Ero un granello tra lo stuolo innumerevoli di turisti pazientemente avviati alla visita, italiani e stranieri, di ogni nazione e cultura.

Se gli scavi erano in condizioni precarie (intere zone transennate), l'organizzazione e la gestione delle vie di accesso quasi scandalosa. Per giungere alle biglietterie (con biglietti, allora come oggi, dai costi assurdamente bassi) era necessario superare falangi di baracchini di panini e bibite, guide ufficiose, persone intente a chiaccherare del più e del meno che ostruivano il passaggio, auto e bus turistici male parcheggiati.

All'interno degli scavi i cestini dei rifiuti traboccavano, i bagni erano sporchi ed intasati, la tavola calda in condizioni mediocri e il cibo appena passabile. Branchetti di cani senza padrone si aggiravano in cerca di cibo, i custodi erano intenti ad indicare a turisti concupiscenti i bordelli dell'antica Pompei ed i falli sparsi ovunque invece di verificare che i vandali non lordassero e scrivessero sui muri.

Se la Villa dei Misteri era stata restaurata dopo il terremoto, alcune zone erano state riaperte dopo i restauri, persino alcuni peristili erano simili a quelli dell'antichità, stavano ricostruendo sconciamente (non restaurando) il teatro (cemento e dehor stile holywoodiano) mentre le ruspe non rispettavano né muri né turisti. Bei tempi quando nel 1972 i Pink Floyd si erano esibiti a Pompei e la svelarono alla generazione hippy. Ero tra il pubblico (anche senza essere figlio dei fiori) e conobbi la città così, divertendomi!

Dopo la mia ultima visita, gli anni della crisi economica e di valori, come appare la situazione al di là della retorica nazionale ed internazionale? Sì, Pompei è unica, inimitabile e una risorsa per il Paese! Ma per quanto tempo istituzioni e abitanti della Campania, gli Italiani, sapranno preservarla? Le ultime informazioni sono inquietanti. L'ultima, in ordine di tempo, è data dalla costruzione di un grande centro commerciale su parte della Pompei ancora sepolta. Che resti sepolta è auspicabile, se preservata per le future generazioni, ma obliterata per sempre sotto le colate di cemento... E le Istituzioni dormivano forse? Sindaco, Sovrintendente e Ministero erano a conoscenza?

Il nostro Paese, innanzitutto gli abitanti della Campania e dell'Agro Nocerino, desiderano preservare l'area archeologica di Pompei, la prima industria (per di più non inquinante) di un ampio territorio carente di attività produttive? Senza dubbio, come affermava mia nonna, "il medico pietoso rende la piaga cancerosa". L'epoca dei Commissari straordinari è tramontata per sempre, quanto quella dei convegni buoni solo a pagare i relatori e a dimostrare che "si lavora per salvare Pompei". Il restauro edilizio e degli affreschi, la storia della città, non riserveranno molte sorprese.

E' necessario tornare alla gestione ordinaria, semplice e fattiva!

Avanzo brevi proposte sulla base di quanto ho toccato con mano in anni di viaggi, nel Nord come nel Sud Italia ed all'estero, e di lunghe conversazioni con conoscenti ed amici appassionati di arte. Per salvare Pompei sono indispensabili persone competenti, dal punto di vista professionale, entusiaste, e direttive politiche e di sicurezza adeguate.

Si dovrebbe affidare la gestione tecnica e, soprattutto, di immagine ad associazioni notoriamente dedite da moltissimi anni alla valorizzazione disinteressata di siti d'arte e cultura italiani. Penso ad Italia Nostra e al FAI (Fondo Ambiente Italiano) che hanno salvato e resi economicamente produttivi monumenti e luoghi quasi in rovina senza stravolgerne il significato simbolico: villa Balbianello sul Lago di Como, villa Necchi Campiglio a Milano, la Fonte greca di Agrigento, con il coinvolgimento di tecnici ed architetti di alto livello, italiani e stranieri, giovani e non solo, UNESCO, volontari e studenti di tutte le età.

Il Responsabile degli Scavi (volenti o nolenti una figura unica che possa prendere le decisioni importanti come era Fiorelli, il vero scopritore di Pompei, e renderne conto alla comunità scientifica, al governo ed alla comunità nazionale) sarebbe affiancato dal Sovrintendente (in prima persona) e dal Ministro dei Beni Culturali che dovrà visitare per riunioni deliberative Pompei ogni mese. Una commissione di tre o quattro Dirigenti ai massimi livelli tenuti a relazionare sull'andamento dei lavori ogni tre quattro mesi al Presidente del Consiglio ed all'opinione pubblica.

Il Direttore degli scavi, preposto all'organizzazione concreta e materiale della complessa macchina organizzativa, ogni giorno, ad orari imprevedibili, dovrà ispezionare gli scavi verificando la pulizia dei servizi igienici, il decoro dell'area con i cestini per i rifiuti vuoti, la gestione della mensa, con diritto di revoca o licenziamento in caso di inadempienza o disattenzione da parte del personale. Sarebbe già una gran conquista che ciascuno svolgesse al meglio il proprio compito, onorato e impegnato a svolgerlo!

Sarà, soprattutto, necessario spostare i custodi attuali in altri musei della Campania (salvo pochi professionisti eccellenti): troppi privilegi conquistati dai micro – sindacati, eccessive le richieste di vacanze (o l'assenteismo) nei mesi di alta stagione, troppi i custodi radicati su un territorio non privo di condizionamenti opachi. Si ingaggino giovani con ottima conoscenze delle lingue (ho assistito alla scenetta curiosa di un custode "spiegare" ad americani in napoletano verace una informazione pratica ), attenti e riconoscibili dalla divisa e in numero sufficiente.

Poste queste condizioni, sarà ben possibile portare i biglietti a 40 – 50 euro, offrire ad ogni turista una cuffia, con itinerari tematici, per la creazione di percorsi personalizzati, magari cumulando Pompei Ercolano e Stabia in giorni differenti. Le guide ufficiali e diplomate dovrebbero essere le uniche riconosciute e riconoscibili da tesserino e distintivo.

All'Amministrazione comunale di Pompei spetterebbe il compito più ingrato: l'allontanamento dei venditori abusivi di souvenir o cibi cotti, di baracchini inutili, del posteggio dei bus (come pure delle auto degli abitanti locali). Si toccherebbero potenti interessi ma non si tema di perdere il favore della gente. I turisti, specie stranieri, se ben motivati, sono creature resistenti e sobrie, abituate a percorrere molta strada a piedi. Solo, non sopportano la confusione e i suk (a meno di trovarsi in Marocco ed Istambul). Anche scendere dal treno (il mezzo di trasporto più ecologico) richiederebbe un percorso agevole con indicazioni sobrie e chiare.

Le aree archeologiche internazionali greche, quali Olimpia, Delfi, Delo ed Epidauro godono di un'area di rispetto di circa 300 metri accuratamente monitorata dalle Forze dell'ordine (in Grecia, dalla Polizia Turistica severissima con abusi ai danni dei turisti e imbrattatori).

A Pompei sarebbe indispensabile destinare (almeno) una settantina di agenti, in divisa e in borghese, Polizia Carabinieri e Guardia di Finanza per un monitoraggio continuo all'interno ed all'esterno degli scavi. La popolazione dovrebbe comprendere che questa scelta non significherebbe sguarnire altre zone del circondario ma la difesa oculata dell'unica industria creatrice di reddito e non inquinante. La DIA, lo ammettiamo, dovrebbe controllare con grande attenzione il territorio: appalti, scavatori clandestini, tangenti in agguato.

La Francia con Mt San Michel, in Bretagna, ha investito con grande oculatezza sulla cultura. Di tre milioni di visitatori annui solo un milione accede all'abazia ad un costo tale che sono ben pagati gli stipendi del personale, i continui restauri dell'edificio e coperte le spese dei siti statali culturali minori necessariamente in perdita. E Mont St Michel non vale Pompei, Nè per arte e neppure come testimonianza storica.

La parte del leone dovrebbero, in tutti i casi, farla gli abitanti di Pompei (quelli moderni imitando almeno gli antichi gente serissima) dando il buon esempio. Togliendo implacabilmente il voto a quanti dilapidano la loro unica industria e lasciano andare in rovina quel poco (o quel tanto) della città antica che può essere salvata, sospendere i lamenti del tipo "che lo Stato non aiuta". Lo Stato siamo noi e la classe politica locale e regionale si è rivelata fallimentare. Si inizi a non gettare per terra un banale scontrino od a rifiutare un voto di scambio.