Contributo a cura di Nicolamaria Coppola

(Prosecuzione)

Secondo l'ILGA, il reato di lawat, di sodomia, 

é illegale in 78 Paesi, tutti a maggioranza musulmana, e porta ufficialmente alla pena di morte in 7 nazioni islamiche, in Arabia Saudita, l'unico Stato che considera la Sharia la fonte principale del diritto, Iran, Mauritania, Somalia, Yemen, Sudan e Somaliland, Stato dell'Africa orientale non riconosciuto dalla comunità internazionale. In tutti gli altri altri Stati mediorientali, a eccezione della Giordania, l'unico Paese in cui l'omosessualità é legale, la sodomia é punita col carcere che pure varia da Paese a Paese, si va dai 10 anni in Bahrein, 7 in Kuwait e nel Qatar, 5 in Libia, 3 in Oman, Algeria, Marocco e Tunisia, 1 anno in Libano e Siria. In alcune nazioni a maggioranza musulmana, come la Turchia, l'Egitto o il Mali, i rapporti omosessuali non sono specificatamente proibiti dalla legge, ma l'Egitto, per esempio, prevede leggi contro la

prostituzione, la pubblicità immorale e l'istigazione alla sregolatezza con la quale si riescono a perseguitare i gay.

La nazione che ha il più alto numero di esecuzioni capitali per il reato di sodomia é l'Iran: dalla rivoluzione di Khomeini del 1979 ad oggi, il governo iraniano ha mandato a morte migliaia di omosessuali. L'Articolo 110 del Codice Penale Islamico dell'Iran prevede la pena di morte per gli atti sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso con penetrazione: gli atti senza penetrazione sono disciplinati dagli articoli 121 e 122 e sono puniti con la fustigazione le prime tre volte e con l'esecuzione capitale la quarta volta. Sebbene il Codice Penale preveda che che un uomo possa essere condannato a morte solo se maggiorenne al momento della vicenda incriminante, la maggiore età non sempre viene rispettata e Human Rights Watch e Amnjesty International hanno testimoniato casi di esecuzione capitale ai danni di minorenni.

La vicenda che ha colpito maggiormente l'opinione pubblica é stata quella che ha visto protagonisti Mahmoud Asgari e Ayaz Marhoni, due adolescenti di 16 e 17 anni impiccati a Mashhad il 19 luglio 2005 con l'accusa ufficiale di stupro ai danni di un 13enne ma con quella reale di omosessualità in quanto i due avevano una relazione. La comunità internazionale reagì con sdegno a tale esecuzione e si dibatte a lungo sull'atteggiamento discriminatorio dell'Iran e sul mancato rispetto delle convenzioni sottoscritte in tutela dei diritti civili e di minori.

Se da un lato il Paese degli Ayatollah mette a morte gli omosessuali, paradossalmente dall'altro salvaguarda i diritti delle persone transessuali e permette loro di sottoporsi all'intervento di cambiamento di sesso a spese dello Stato. Sebbene molti omosessuali non vogliano cambiare sesso, numerosi si sottopongono all'intervento per evitare di essere perseguitati dalla legge e per cercare di vivere alla luce del sole la propria condizione.

Molte organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani continuano a condannare quei Paesi e quelle leggi che considerano i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti un crimine. Per Amnesty International i diritti delle persone omosessuali rientrano semplicemente nella sfera dei diritti umani e non é necessario rivendicarne di nuovi e "speciali". Quello dell'uguaglianza stabilita dall'Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo é un principio fondamentale e, come afferma il giornalista Brian Whitaker: "Non é possibile escludere alcuni esseri umani in base a circostanze locali o norme culturali. Il principio dell'uguaglianza deve essere accettato in toto: non esistono mezze misure". L'Organizzazione della Conferenza Islamica non condivide la posizione assunta dalle Nazioni Unite nei confronti delle persone omosessuali, e i rappresentanti degli Stati musulmani in Commissione ONU per i diritti umani continuano a bocciare le proposte di depenalizzazione universale dell'omosessualità.

Perseguitati nei loro Paesi d'origine, ai gay musulmani non resta che "scappare" e chiedere asilo negli Stati in cui essere omosessuali non é una condizione perseguibile penalmente. In Europa, però, ottenere lo status di rifugiato é quantomai difficoltoso, e questo perché gli Stati membri non hanno ancora uniformato i loro ordinamenti alle diverse convenzioni per la salvaguardia dei diritti dell'uomo emanate dall'UE negli ultimi anni.

"Omosessualità in Medio Oriente: Identità gay tra religione, cultura e politica" é un viaggio guidato nelle seducenti lande islamiche attraverso una attenta riflessione sull'identità di genere immersa nelle dinamiche politico – religiose. La narrazione avvia una spirale critica sul tema. L'inchiesta ha preso il via dall'analisi critica e dettagliata del Corano e degli ahadith coranici a cui si fa risalire la condanna dell'omosessualità e degli omosessuali, per poi proseguire con l'analisi dei Codici Penali dei Paesi mediorientali. Ci si é soffermati su alcuni Paesi che possono essere considerati casi emblematici per quanto riguarda la questione omosessuale e l'atteggiamento delle autorità nei confronti della popolazione LGBT.

L'Arabia Saudita dove é in vigore la pena di morte per il reato di sodomia, ma dove paradossalmente ci si può incontrare pressoché indisturbati e gli omosessuali riescono a condurre una vita "normale"; l'Iraq dove l'omosessualità é tornata a essere condannata pubblicamente dopo il periodo "laico" dell'ex rais Saddam Hussein; l'Egitto, che sta conducendo una vera e propria crociata contro le persone LGBT sebbene non esistano leggi che vietano i rapporti omosessuali consenzienti; Il Maghreb, il Marocco, la Tunisia e l'Algeria, noti per il turismo omosessuale diffuso e radicato da decenni in tutta la regione; il Libano, l'unica vera oasi di speranza per gli omosessuali mediorientali, sebbene il Codice Penale libanese preveda ancora il carcere per il reato di sodomia; l'Iran, che pur non essendo un Paese né mediorientale né arabo, é un baluardo dell'Islam e un esempio lampante dell'ostilità nei confronti delle persone omosessuali.

Il libro é corredato di una serie di testimonianze dirette di omosessuali musulmani, conosciuti in loco o tramite le community gay a cui sono iscritti migliaia di gay e lesbiche provenienti dal Medio Oriente. Grazie a queste testimonianze, é stato possibile ricostruire le dinamiche interne società arabo – islamica, e il ritratto nitido che ne é venuto fuori é uno spaccato vivido e quanto mai esaustivo della realtà LGBT mediorientale.