Contributo a cura di Nicolamaria Coppola

La questione omosessuale, in quanto tutela di minoranza, libertà di espressione e stile di vita, è divenuta il terreno di gioco su cui gareggia la partita tra modernità e arretratezza: essa costituisce, ormai, una delle prove decisive e irrefutabili del livello di progresso di una società, e negli ultimi anni si né acuito il dibattito tra i sostenitori e i detrattori dell'allargamento dei diritti civili alle persone omosessuali.

Secondo l'IlGA, l'Internazionale Lesbico ad Gay Associati on, la condizione delle persone omosessuali costituisce uno degli indicatori più efficaci del progresso civile di una nazione, e i Paesi arabi, dove

l'omosessualità né un reato punibile con il carcere e, talvolta, con la pena di morte, continuano a essere considerati un terreno minato per gli attivisti dei diritti umani.

Quando si parla di Paesi arabi si fa riferimento a realtà giuridico – politiche in cui il concetto di "Stato laico" ha enormi difficoltà a imporsi. I Paesi arabo – islamici sono, nella maggior parte dei casi, Stati sotto tutela religiosa, e in alcune di queste nazioni le minoranze non vengono tutelate e la società civile non ha spazio. Non né pratica comune e consolidata avere un confronto democratico tra le diverse forze politiche in campo nonché tra il popolo e i rappresentanti del Palazzo.

Le rivoluzioni arabe scoppiate nel 2011 hanno sovvertito l'ordine statuale passato deponendo i regimi dittatoriali e accelerando i tempi per l'avvio di un vero sistema democratico in cui si dia voce alle istanze e alle rivendicazioni di tutta la popolazione. Il futuro, però, é ancora incerto, ed é quanto mai difficile delineare gli scenari politico – sociali dei prossimi anni, dal momento che la transizione democratica in Egitto, in Tunisia e in Libia sta rivelandosi più complicata di quanto, in realtà, ci si aspettava. Nonostante le elezioni libere indette dopo anni di regimi dittatoriali e l'apertura (almeno sul piano ufficiale) della politica alla società civile, resta il fatto che nel XXI secolo non é mutato il giudizio negativo che l'Islam da dell'omosessualità.

Nei Paesi arabo – islamici, l'omosessualità é quasi sempre considerata o un comportamento deliberatamente perverso o un sintomo di malattia mentale e, ovviamente, viene trattata di conseguenza. La condanna dell'omosessualità, però, non é prerogativa esclusiva dell'Islam. Anche i conservatori cristiani, infatti, e gli ultraortodossi ebrei tendono a avere simili credenze sull'origine e la natura dell'omosessualità così come sull'atteggiamento di Dio verso gli omosessuali. L'episodio a cui si fa risalire la condanna degli omosessuali é quello di Lot e della distruzione della città di Sodoma. Da qui il termine luti col quale si designano in modo dispregiativo gli omosessuali in tutti i Paesi mussulmani. Si ricorre a tale termine coranico universalmente accettato poiché non esiste un termine neutro valido in tutti gli Stati arabo – islamici col quale definire gli omosessuali. La confusione linguistica (esistono tanti termini arabi coi quali si appellano i gay, niek, zamel, attai, asses) e l'inesistenza di un termine chiaro per definire i gay evidenziano l'inesistenza di un'unica posizione islamica circa la questione omosessuale.

Uno dei concetti che va chiarito fin dall'inizio é che gli arabi che praticano attività omosessuali non si considerino necessariamente gay o lesbiche o bisessuali. Questo perché, da un lato, i confini della sessualità sono meno nettamente definiti rispetto all'Occidente e, dall'altro, perché la società araba é più interessata all'atto sessuale in sé che non all'orientamento sessuale o all'identità sessuale. E' proprio per questo motivo che la bisessualità é ampiamente diffusa in Medio Oriente, ed é per questo che molti giovani arabi si trovano ad andare a letto con altri uomini purché l'atto sia finalizzato alla mera soddisfazione fisica e purché il ruolo sessuale sia sempre e solo quello attivo in quanto sinonimo di virilità.

L'omosessualità araba non si presenta in forme concentrate e visibili come in Occidente, ma si presenta sommessa e celata. Sono le rappresentazioni sociali e le manifestazioni dell'omosessualità che vengono condannate, perché in una società in cui l'etica sessuale tiene conto di una tradizione patriarcale refrattaria a ogni istanza innovativa, i segni dell'appartenenza sessuale devono essere netti e chiari. E' per questo che ai gay arabi si richiede massima discrezione ed é per questo che non esiste una comunità omosessuale ben definita di credo musulmano.

Tutte le scuole islamiche, la hanafita, l'hanbalita, la malikita, la shafita e quella di jafar, considerano l'omosessualità "una deviazione peccaminosa e pervertita della natura umana", "una secrezione della cultura occidentale che ha invaso l'Oriente e l'ha infettato", e tutte considerano l'omosessualità illegale. Le pene previste dalle varie scuole di diritto islamico, però, sono il risultato di procedimenti di deduzione e sono diverse tra loro.

(prosegue)