Contributo a cura di Roberto Ferro

E' praticamente impossibile sintetizzare "Storia della mia vita", capolavoro letterario di Giacomo Casanova. Se anche si riuscisse nell'impresa ci priveremmo della spontaneità del racconto, dell'equilibrio narrativo e del fascino indiscreto di osservare dietro le quinte una cultura al tramonto.

L'autobiografia di Casanova ha subito una pressoché completa rimozione da parte della cultura accademica italiana (salvo l'episodio celeberrimo dell'evasione dai Piombi di Venezia). Si sono accampate mille scuse: la sua "scabrosità" presunta, la composizione in francese e il classificarla storia del costume e non opera letteraria a pieno titolo. In realtà "Storia della mia vita" rappresenta un unicum nel nostro panorama letterario, la

visione nel bene come nel male della società tradizionale alle soglie della Rivoluzione Francese.

"Storia della mia vita" é opera dalle mille sfaccettature: percorso di vita dalla nascita a Venezia alla morte a Dux in Boemia passando per numerosi Paesi d'Europa, testimonianza di un secolo "duro e aspro" (non solo parrucche e cipria, cicisbei e damine), introspezione, libro di avventure, erotiche e umane.

E' una scelta significativa a mio parere leggere l'opera (nel mio caso rileggerla): anche se lunga é resa affascinante dallo scorrere continuo di avventure intrecciate, viaggi, fughe precipitose, infinite miglia percorse in carrozza. Lo stile aiuta, diverte non é mai iperbolico. E' asciutto, diretto, caso raro nella letteratura italiana infarcita di accademia. La traduzione di Piero Chiara rappresenta di per sé un piccolo capolavoro.

Incontriamo il nostro eroe all'età di otto anni. Il racconto scaturisce da un rito di rinascita bizzarro e catartico che farebbe la fortuna di uno psicologo analista junghiano, rimedio adottato dall'adorata nonna materna per curare la salute malferma del nipotino. Un episodio che contrasta l'immagine edulcorata della Venezia settecentesca. Condotto alla presenza di una guaritrice a Murano, chiuso in un barile, al buio, Giacomino ode la sciamana pronunciare incomprensibili parole e formule magiche. Un rito coronato dal successo a quanto pare.

La vita di Giacomo Casanova si conclude nell'incomprensione e nell'amarezza, bibliotecario presso il principe Waldestein (un discendente del famoso condottiero della Guerra dei Trenta anni) a Dux, in Boemia. Le ragazze della servitù lo hanno sbeffeggiato, deriso per i passi di danza appresi trenta anni prima da un famoso insegnante francese, la pasta é scotta. Il cuore di Giacomo Casanova era sempre rivolto a Venezia mentre gli eventi incalzavano: lo scoppio della Rivoluzione francese, il trattato di Campoformido con la scomparsa della Repubblica di Venezia e il mondo delle parrucche e delle damine ormai dissolto.

Casanova si descrive con relativa sincerità: riconoscente, attento ai talenti e al valore degli illetterati, sarcastico e vendicativo con i superbi e i malfattori, mai volgare sciupa femmine, capace di scherzi feroci, accanito giocatore. E tra una avventura e l'altra risalta l'intimità con infinite donne che gli si concedono volentieri perché "sentono" che quell'uomo, alto e non classicamente bello, le fa sentire importanti. E le valorizza sempre.