Contributo a cura di Roberto Ferro

Claudio Villani, poeta, attore e... prestinè (fornaio in milanese), offre molto allo spettatore con l'opera teatrale e, con il DVD che ne trae spunto! La sua è narrazione, musica, testimonianza e presenza fisica (il silenzioso Ugo). La guerra di Ugo e del Luis travalica persino i monologhi di Marco Paolini, con la straordinaria voce e verve interpretativa di Francesca De Mori, l'affermarsi soffuso e pregnante del paesaggio lombardo nebbia, nevischio e un velo di malinconia.

Claudio Villani ha tratto ispirazione da una situazione decisamente incresciosa, un ricovero presso l'ospedale milanese Niguarda per una grave malattia. In quell'occasione egli raccolse le confidenze di un altro ricoverato, Luigi Panigazzi, alpino sopravvissuto alla tragica ritirata dal Don. Dopo oltre trenta anni egli conobbe Ugo Balzari che gli raccontò ulteriori particolari in altra prospettiva.

Lo sfondamento del fronte del Don ad opera dei russi, nell'inverno del 1942, aveva condotto all'accerchiamento delle Divisioni Alpine, resa inevitabile la ritirata. Una armata senza più mezzi di trasporto se non il cosiddetto "cavallo di San Francesco", poche armi e scatolette fredde, alla disperata ricerca di salvezza.

Un minuscolo gruppo di alpini, distaccato dalla colonna principale, una dozzina in tutto, si trascinava a piedi nel deserto bianco. Due, tra cui Luigi Panigazzi, il protagonista del racconto, furono inviati a sorte in missione: l'obiettivo era recuperare cibo caldo, trovare riparo e, se possibile, ottenere informazioni sul grosso della Divisione.

La fortuna si materializzò sotto forma di una isba isolata, povera e inquietante. I due alpini allo stremo, incerti ma disperati, bussarono titubanti. Fortunatamente, non aprirono dei soldati nemici ma una giovane contadina con due bimbi piccoli, il marito, probabilmente, era partito per la guerra. Lo stupore generale alla fine si stemperò in un'accoglienza semplice ed efficace, sotto forma di latte caldo, pane..La mucca, riparata al piano superiore dell'isba, offrì latte anche per gli altri alpini della compagnia sicuramente al gelo.

Un episodio a lieto fine, dunque? Sicuramente per i due alpini ma non per i loro compagni giustiziati con un colpo alla nuca (russi, tedeschi, rumeni non si sa). Mors tua vita mea: il confine tra vita e morte era veramente sottile in quella ritirata!

Francesca De Mori ha eseguito Blowing in the wind di Bob Dylan, una voce lieve e da brividi la sua che ci riporta nel bosco di Zerbolò, Parco del Ticino, che inizia ad accogliere i primi fiocchi di neve. L'incedere lento, sottile, della cantante, pone in risalto la nebbia che romanticamente ovatta e cela il paesaggio.

Il secondo atto del dramma chiama in causa Ugo Balzari, intento a scrutare in silenzio Claudio Villani, voce narrante. Dopo lo sfondamento del fronte del Don ad opera dei russi, la marcia si sgranò lenta lungo l'immensa pianura gelata. Un cammino che si interruppe improvviso, quando gli alpini si videro piombare addosso un nugolo di carri armati T 34 russi. Era il culmine della battaglia di Nikolaijewka, quando il Corpo Alpino spezzò la morsa delle truppe russe.

"Si moriva come quel povero padre di famiglia di Varese, giornalista, schiacciato assieme alla amata Olivetti, oppure si tentava una fuga disperata" - questa la terribile alternativa. "Ma fuggire dove se i russi tenevano sotto tiro con le mitragliatrici l'intera zona?" Ugo chiese silenziosamente scusa alla madre per il dolore che di lì ad un attimo le avrebbe procurato, tanto era sicuro di morire! Ma Dio, o il destino, non vollero la sua vita!

Gli si parò davanti improvviso un cavallo folle di terrore, disarcionato, con una corda al collo come redini. Ugo, che non aveva mai cavalcato, gli balzò in groppa e lo spronò selvaggiamente, forse uno incoraggiando l'altro. Il nemico sparò ma la salvezza era raggiunta.. "L'Ugo era infine vivo ma con il cuore gonfio di amarezza si voltò ad accarezzare con lo sguardo la povera bestia destinata a morte certa a 40 sotto zero.

Immaginiamo ora, comodamente seduti in poltrona, l'animo del povero alpino, ad un passo dalla morte mentre i peccati commessi gli balenavano in mente in una richiesta di perdono a Dio. Magistrale la scelta di Francesca De Mori di eseguire Il testamento di Tito, Con minor rabbia, sicuramente, rispetto all'interpretazione di Fabrizio De André, ma con una esibizione gonfia di vita, la vita dei poveri a cui Dio concede la grazia della vita.

Il terzo frammento ci ricorda la luce di Don Carlo Gnocchi, un prete che in ogni occasione riusciva a coniugare essenzialità e bontà. Nella pianura punteggiata da cadaveri, italiani e russi forse tedeschi e rumeni, molti dilaniati dalle esplosioni e dai cingoli, "provammo a ricomporne i corpi per garantire una sepoltura dignitosa e conservare le piastrine di riconoscimento. Quando gli rimproverarono perché benedicesse anche i russi, i nemici, egli ci rispose: "Lì non esistevano nemici ma solo creature di Dio"".

La guerra di Piero, una delle canzoni più toccanti di Fabrizio De André conclude il filmato e la rappresentazione teatrale. L'esecuzione di Francesca De Mori, Donna e artista in un mondo prevalentemente maschile quale quello degli Alpini, ci consegna una poesia di pace e libertà.