Contributo a Cura di Roberto Ferro

Konin, una piccola cittadina polacca, ai tempi della Seconda Guerra mondiale si trovava a poche decine di chilometri dalla frontiera con la Germania. Dei tremila ebrei che vi abitavano non ne rimase uno. L'antico shetl con le sue sinagoghe, la preziosa biblioteca, il tepper Mark e le scuole religiose, da allora non esiste più se non nella memoria.

La ricostruzione opera di Theo Richmond (prima edizione Instar Libri, 1998) è ricca di fascino anche se obbliga il lettore ad impratichirsi con termini yiddish e situazioni del tutto nuovi. L'opera si addentra nella vita quotidiana di una tra le più antiche comunità ebraiche in terra polacca risalente al periodo medievale.

https://youtu.be/Tu2kBfQclqM

Contributo a Cura di Roberto Ferro

Vittoria Alliata (nata a Palermo 1950) rappresenta una felice eccezione nel panorama culturale e letterario italiano. Di nobile e antico lignaggio, cugina di Dacia Maraini, da sempre è dotata di una spiccata vena anticonformista e di una onestà intellettuale ed umana a tutta prova.

Negli anni '70 si interessa alla cultura medio – orientale apprendendo l'arabo e altre lingue semitiche appassionandosi allo studio del diritto islamico. Sul piano esistenziale Vittoria Alliata percepisce questo interesse alla stregua di una frattura dal formalismo e tradizionalismo di cui la vita familiare era permeata. In una sorta di "liberazione femminista" interculturale l'autrice si sente liberata dal fatto stesso di viaggiare. La sua è una prospettiva femminile e in qualche misura "femminista" nella misura in cui donne di età e culture differenti possono condividere cibo, confidenze intimità e spiritualità eterogenee.

https://youtu.be/IOGMTzxasm8

Conosciamo quindi donne di Paesi quali Siria, Libano, Arabia Saudita Emirati Kuwait, Yemen ed Egitto. Incontra donne di tutti i ceti sociali, contadine e veggenti, proprietarie terriere e intellettuali, teologhe e mistiche, in una varietà sorprendente per noi che appiattiamo ancor oggi la vita della donna medio orientale.

Si sfata così il pregiudizio più tenace e cristallizzato in Occidente, quello che vede l'uomo arabo dominante sulla donna. L'uomo potrà ben possedere riconoscimento legale ed economico (ma se maltratta o se trascura la moglie questa può chiedere separazione e la restituzione della dote) ma rimane escluso da confidenze ed emozioni.

La cosiddetta "modernizzazione" o "occidentalizzazione" sembra, a parere di Vittoria Alliata, aver incrinato il rispetto che il maschio mediorientale, marito padre figlio, era solito prestare alla donna (tanto più se ospite). Mai l'autrice, pur viaggiando da sola in quartieri proletari e circondata da uomini, ha subito molestie sessuali. In una unica occasione, ed è indicativo, Vittoria subisce molestie a Kuwait City in ascensore ad opera di un funzionario governativo laureato ad Harward!

Vittoria Alliata si è trovata a scoprire realtà prima che la Storia spezzasse fragili equilibri! Così partecipa ad una adunanza serale della confraternita di Sorelle Mussulmane ad Homs prima che Assad padre reprimesse brutalmente una rivolta radendo al suolo l'intero antico quartiere! In Arabia incontra una tribù retta per via matriarcale nella quale le donne scelgono il partner (senza obbligo di fedeltà) e amministrano la vita collettiva. Lo stile di scrittura è esplicito, asciutto, immediato e ci consente di apprezzare i contesti e le persone.

Ancor più interessante è leggere "Harem" alla luce delle Primavere arabe. Anche se certe caratteristiche sono poco conosciute al grande pubblico, le rivolte sostanzialmente pacifiche erano caratterizzate da una forte partecipazione femminile. Perché, sembra evidente, il Medio Oriente cammina lotta e cambia sulle gambe e sulle spalle delle donne.

L'approccio di Vittoria Alliata si discosta radicalmente da quello di Oriana Fallaci. Quest'ultima intervista, per esempio, l'Ayatollah Khomeyni, con uno scoop giornalistico veramente importante, ma ben poco o nulla trasmette del vissuto del popolo, delle donne e uomini alle prese con una Rivoluzione islamica allora ancora tutta da decifrare. "Harem" ci conduce al cuore della vita femminile quotidiana!

 

Contributo a Cura di Roberto Ferro

"Certe volte le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che provano" (Anna Stepanovna Politkovskaya)

Anna Stepanovna Politkovskaya (1958 – 2006), con passione per la verità e la democrazia, ci allontana (fortunatamente) dal regno di Sputnik e delle post verità.

Era nata a New York da due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina in servizio presso l'ONU e giovanissima aveva iniziato a collaborare con il prestigioso quotidiano moscovita "Izvestia".

L'Unione Sovietica si era dissolta nel 1991 e la Federazione Russa sotto la Presidenza di Boris Yeltsin era sprofondata nel caos e nelle guerre in Cecenia e nel Caucaso. Nonostante tutto rimaneva vitale l'anelito alla "glasnost", l'esigenza per la società russa di scoperchiare gli scheletri nell'armadio (Gorbaciov) e di rendere l'opinione pubblica partecipe alle decisioni più importanti.

La svolta, professionale ed esistenziale di Anna Stepanovna Politkoskaya ebbe luogo nel 1998 con il primo viaggio in Cecenia ed una famosa intervista ad Aslan Mashadov, neo eletto Presidente di Cecenia.

La giornalista viaggiò ripetutamente in Cecenia, visitò campi profughi, intervistò militari russi e civili ceceni. In effetti le due "guerre Cecene" appaiono ancor oggi pagine oscure della storia non solo russa di quel periodo; migliaia di donne e bambine furono rapite e violentate dai militari russi, violenze inaudite perpetrate ai danni della popolazione civile, si posero in atto gravi attentati e dispiegato un utilizzo indiscriminato e sproporzionato della forza militare dell'ex Armata Rossa (la capitale cecena fu ridotta come l'Aleppo attuale).

Il potere moscovita era scivolato nelle mani di un ambizioso e gelido ex colonnello del Kgb, Vladimir Putin. Gli spazi di libertà politica e d'espressione iniziarono a restringersi pericolosamente ed in questa prospettiva le inchieste giornalistiche, documentate ed i libri pubblicati da Anna Stepanovna Politkovskaya appaiono profetici e sempre più disperati .

In rapida successione la giornalista diede alle stampe una serie di libri apertamente critici su Vladimir Putin, su una conduzione della guerra in Cecenia Daghestan e Inguscezia del tutto priva di scrupoli e volta alla pura e semplice repressione di sommovimenti dalle radici profonde e complesse.

Particolarmente significativo a questo proposito, tradotto anche in italiano, "Cecenia, il Disonore Russo" (2003), ricco di testimonianze anche di militari russi. In privato centinaia di testimoni, civili e militari, si confidavano sgomenti raccontando quanto in altri Paesi e situazioni (si pensi agli Stati Uniti ed i misfatti in Vietnam) avrebbero sollevato l'indignazione dell'opinione pubblica. La situazione russa si rivelò differente e le voci libere gradualmente furono messe a tacere.

Già nel 2001 fu costretta a fuggire a Vienna a causa delle minacce di Sergei Lapin un ufficiale degli OMON (reparti speciali antisommossa), accusato di crimini contro i civili in Cecenia, condannato a pochi mesi di carcere e presto scarcerato.

Grazie alle conoscenze ed ai contatti personali la giornalista svolse un ruolo di mediazione per por fine a quella guerra sanguinosa. Proprio nel 2004, mentre si trovava in volo diretta a Beslan durante la crisi degli ostaggi (i bambini presi ostaggio da terroristi ceceni nella scuola locale), le venne offerto un te a bordo, colta da grave malore fu ricoverata d'urgenza in ospedale. Si trattava di un evidente tentativo di avvelenamento.

La morte comunque era solo rimandata! Anna Stepanovna Politkovskaya fu uccisa il 7 ottobre 2006, compleanno di Vladimir Putin, da killer prezzolati che rimarranno sconosciuti, In tutti i casi, sapeva di rientrare nella lista nera del potere russo, alla pari di Alexander Litvinenko e Boris Berezovski (uccisi entrambi in seguito).

Il giorno successivo all'omicidio la polizia russa sequestrò il PC e tutto il materiale dell'inchiesta che Anna Stepanovna Politkovskaya avrebbe presentato al pubblico il giorno successivo.

Alle esequie, oltre a migliaia di moscoviti commossi, partecipò Marco Pannella, unico tra i politici occidentali e suo amico personale.

"Donna non rieducabile", in programma presso "Teatro Ringhiera" di Milano il 27 – 29 gennaio, narra con grande efficacia e pathos gli aspetti salienti della vita professionale ed umana di Anna Stepanovna Politkovskaya.

Il regista Stefano Massini e Ottavia Piccolo danno voce allo smarrimento, all'orrore e nel contempo all'ironia della protagonista. La comunicazione è diretta e antiretorica, gli eventi "vissuti dall'interno", con immediatezza.

Anna Steèpanovna Politkovskaya si era rivelata decisamente "una donna non rieducabile"!