Graziano Badolato

Sveglio di buon mattino, cammino per casa ancora assonnato, mi avvicino alla finestra, osservo il cielo e cerco di immaginare la temperatura esterna.

Sono passate da pochi minuti le sette di mattino quando decido, oggi si corre.

So bene che fuori, a gennaio, può solo fare freddo.

Un pensiero leggero affiora alla mente, forse un ricordo passato.

Le immagini prendono forma davanti ai miei occhi e lentamente creano i colori.

Basta la serranda del panificio a piano terra per dissolvere il pensiero.

Riprendo improvvisamente il contatto con la realtà, sono le sette e quindici, è ora di muoversi, apro la porta di casa e sono per strada.

Sento il freddo pungente sul viso, alzo lo sguardo al cielo, cerco un raggio di sole tra nuvole che non promettono nulla di buono.

Dico a me stesso: ormai è fatta, sono fuori.

Le acque del Naviglio fluiscono lentamente, correndo ammiro il verde degli alberi riflesso nel canale.

Lo sguardo, come sempre, raggiunge il punto più distante all'orizzonte, basta solo questo per rendermi felice.

Sto correndo, il ritmo è costante come i miei ricordi.

Di nuovo un'immagine davanti ai miei occhi, adesso è nitida, la scritta su un muro lungo il Cammino, all'entrata di Najera nella regione della Roja:

Polvere, fango, sole e pioggia

è il cammino di Santiago.

Rincorrendo il ricordo, mi chiedo cosa mi spinge a non fermarmi

quando le mie gambe non ne vogliono sapere di continuare a correre,

quando sembra quasi che le forze mi vogliano abbandonare,

quando il mio cuore aumenta il ritmo dei suoi battiti,

quando il respiro diviene più ansimante,

quando..io continuo a correre...

E' un mattino d'inverno, al termine della corsa, dove anche un freddo sole di menta può scaldare un'anima runner.

Tratto dal libro Sudato Bagnato Affaticato in Mezzo alle Moltitudini, Podisti da Marte