La camera segreta della Civita
si avvicina al cuore,
un abbraccio teso
all'amico fraterno.
Le tue vesti nere
si mutano in un velo gitano
e mi offrono in dono
squarci improvvisi
di pelle,
velo nuziale per carezze di luna.
E le cosce
appaiono
simili a dune sabbiose
sposalizio del mare.

Roberto Ferro

 

 

Socchiudo il portone
ed immergo il corpo
nell'aria tersa e gelida
del rigido inverno.
Respiro coraggioso
e agli improvvisi
,acuti e improvvisi,
si piantano in gola
mentre l'orizzonte impone
,solitari,
grigi condomini.
Una provocazione invisibile
sferza l'olfatto,
provoca quasi con un sussulto,
scuote il torpore
della pelle rassegnata al gelo.
Miracolo!
Il calicantus,
il piccolo grande miracolo
del giardino di nonna Ines,
si è destato,
avanguardia di futura primavera.
Minuscoli, insignificanti, fiori gialli – violetti
sono stesi ad asciugare
sui rami resi spogli dal gelo.
Petali invisibili
mi presentano il biglietto da visita
del nettare divino.
Quale sorpresa, cespuglio mio,
tanto insignificante e verde d'estate,
quanto soave e marrone spoglio d'inverno!

Roberto Ferro

 

 

Non avevi scorto la luna
mentre si ammantava
di diademi vaporosi ed iridescenti?
Gli amici diffondevano
fumo e risate
penetrando vetri di gelo!
"No! Non la immaginavi neppure,
troppo scherzosa e impegnata".
Eppure, anima mia, a cosa pensavi
mentre mi abbracciasti,
nella penombra silenziosa del primo mattino,
solo con un: "Nevica!"

 

Roberto Ferro