http://youtu.be/R7Q-BAgAGMo

Contributo a cura di Roberto Ferro

Mirko Fait mi sorprende per gentilezza e disponibilità umane e professionali! I lettori di MY Private MIND potranno apprezzare l'umiltà e la semplicità d'animo di questo protagonista del jazz milanese e nazionale.

Con una famiglia di musicisti e d'origine vicino orientale, il tuo destino d'artista era, per così dire, già segnato?

Mi piace pensarlo! Ho sempre creduto che qualcosa scorresse nelle vene, anche se l'ho capito molto tardi.

Tutti e due i miei nonni suonavano e uno dei due, che ha vissuto per vent'anni con gli zingari, suonava ben cinque strumenti, principalmente il violino. Anche mio padre suona la chitarra anche se ormai si dedica da quaranta alla scultura e alla pittura, passione che condivido e in cui mi sono cimentato nei primi anni della mia vita, poi abbandonata per la musica, linguaggio d'espressione con cui ho trovato più affinità.

Quando hai iniziato a suonare? C'è stato un evento particolare che ha determinato la tua scelta?

Ho iniziato a sei anni a suonare la chitarra, spronato da mio padre, ma pur essendo uno strumento bellissimo, dopo sei anni non si era radicata in me la passione per continuare. Neanche il fatto che mio padre fosse amico di Franco Cerri, che conosco fin da bambino, é servito. Si vede che non era mio destino!

E' invece la morte di mia madre, relativamente in giovane età, a determinare il mio nuovo avvicinamento alla musica, un modo per fare uscire forti emozioni che magari non sarei riuscito a esternare.

Perché suonare il sax? Quali emozioni ti donava questo strumento?

Il sax é sempre stato uno strumento che mi ha affascinato. Oltre che per la sensualità del suono e dell'oggetto in sé, per la sua capacità di avere una voce strumentale diversa per ognuno che lo suonava. Possiamo riconoscere l'inconfondibile voce di John Coltrane, di Charlie Parker, di Stan Getz o di Art Pepper senza ombra di dubbio. Con il sax puoi esprimere gioia, dolore, malinconia, turbamento. Più che darmi emozioni, mi permette di buttarle fuori prima che prendano il sopravvento.

Il jazz é musica libera, senza apparenti costrizioni...Sicuramente, tuttavia, non tradizionale. Quali motivazioni alla base della tua scelta?

Apparentemente.... quello che si chiama improvvisazione é il frutto di anni di studio. Poter suonare senza apparenti costrizioni é il risultato massimo che si può ottenere dopo aver vivisezionato decine di scale, centinaia di accordi e provato innumerevoli volte un brano. Molte volte mi sono sentito dire che il jazz non é una musica tradizionale italiana. Penso che non ci sia niente di più sbagliato. Il jazz é in Italia da più di cento anni. Anche ai tempi della dittatura, quando era proibito ascoltarlo, molti lo facevano e lo suonavano. Mio nonno era tra questi.. Inoltre, alcuni dei migliori jazzisti del secolo scorso, erano proprio di origine italiana. Il jazz é tradizione nella mia famiglia da tre generazioni. Per me é stata una realtà naturale, anche se ho ascoltato di tutto nella mia vita.

La tua biografia parla di Cool Jazz: quali caratteristiche possiede questa forma di jazz? I lettori di MY Personal MIND non conoscono queste caratteristiche e potrebbero richiedere definizioni estremamente sintetiche.

Molto semplice! E' un tipo di jazz che é nato agli inizi degli anni cinquanta, in contrapposizione al bepop che era molto aggressivo ed energico con una forte componente ritmica. Il cool jazz era invece calmo, soft e con una forte influenza data dalla musica colta europea. Se vogliamo, anche più melodico. Spesso bisogna dare una definizione. Questa é quella che più mi si avvicina, ma non suono una mera copia di quello stile. Da lì sono partito per un'evoluzione più moderna di quel linguaggio. Infatti, i miei brani, pur ispirandosi a quel periodo, sono indubbiamente attuali.

E' possibile affermare che dal punto di vista professionale il punto di svolta sia avvenuto nel 2002 in occasione di Pitti Uomo con la session con Gendrickion Mena Diaz?

Non vorrei fare qui il filosofo, ma io vedo la vita e anche la musica come una lunga scalinata. Ogni scalino è un gradino in più. E' vero, alcuni sono importanti come questa occasione che citi, ma tutti servono per andare avanti e crescere. A volte su un gradino ti fermi di più, a volte vai più veloce, ma tutti sono utili se vuoi andare avanti. E qualche volta bisogna fare anche un passo indietro per capire.

Hai collaborato con numerosi grandi artisti: quale (quali) ha lasciato il segno più duraturo?

Credo che per un'artista ogni collaborazione, ogni incontro, sia importante, anche con il più piccolo musicista. Tutti ti possono dare qualcosa o insegnare, anche umanamente. E' anche vero che alcuni grandi hanno un'aura particolare e quando ci suoni insieme capisci perché sono dei grandi. Ma mi é capitato di trovare la magia anche con gli sconosciuti. Sarebbero troppi i nomi per citarli tutti, anche perché avendo gestito la programmazione in otto locali nella mia vita, i musicisti con cui ho fatto anche solo un paio di pezzi sono tantissimi.

Mi potresti parlare della collaborazione con il Mantic Ensemble di Danilo Manto e Max Patrick?

E' stata per me la prima esperienza discografica anche se il cd é uscito anni dopo. Due grandi musicisti e maestri che mi hanno dato grandi emozioni con questi brani originali contenuti nel cd "Deep Lights". Ho avuto carta bianca per esprimere tutto me stesso in una musica che per me era nuova: musica contemporanea, più vicina alla classica che al jazz. Il risultato mi stupisce ancora oggi.

Nel 2007 hai fondato il Fait Club Quintet: motivazioni, caratteristiche e collaboratori?

E' nato per gioco! La similitudine fonetica del mio nome con il famoso film "Fight Club" ha fatto sorgere ad alcuni amici l'idea, visto che inizialmente eravamo in quattro come nel cult movie. Poi é diventato un quintetto. Mi é piaciuta e l'ho adottata trovandola autoironica. Poi ho dovuto abbandonarla perché molti mi scrivevano pensando che fosse un Club dove si suonava jazz e non un gruppo musicale!

Successivamente, in collaborazione con John Toso, hai inciso tre cd..

Sì, la collaborazione con questo pianista é stata proficua. Il suo modo di suonare molto calmo e romantico mi ha ispirato per fare numerosi pezzi nuovi, poco jazz ma molto d'ambiente, fruibili da un pubblico molto più vasto e meno esperto.

Il 2009 é stato un altro anno importante: la creazione e direzione artistica del progetto United Jazz Artists of Milan..

Ecco, questa è una di quelle occasioni, forse voluta dalla casualità. Grazie all'incontro con Gabriella Niccolai, cominciammo a fare delle feste con musica jazz a casa sua, dotata di spazio e di un bel pianoforte a coda. Nel giro di tre anni la voce si era sparsa e i musicisti che accorrevano a suonare erano decine e decine, per non parlare degli ascoltatori. Alla fine questa moderna magnate della musica, come nella migliore tradizione Medicea, mi finanziò per produrre un disco con tutti questi musicisti. Fu un lavoro colossale, per me, scegliere i gruppi, i brani, tra le centinaia che mi proposero, e organizzare la registrazione in soli due giorni in uno studio: 37 musicisti, 11 gruppi, 18 brani. Organizzai, sempre con Gabriella, anche la serata di presentazione del disco in un noto locale milanese. Furono quasi mille le presenze quella sera. Impensabile per un evento jazz. Con lo stesso progetto organizzai anche una serata di beneficenza per la tragedia di Haiti. Una serata riuscita per un buon scopo.

Italian Way Music ti ha affidato la direzione artistica della sezione jazz dell'etichetta. Perché?

Grazie al Progetto United Jazz Artists of Milan, l'etichetta decise di affidarmi la direzione che ho tutt'oggi. Purtroppo la mancanza di budget consistenti e la nota diffidenza di molti musicisti, troppe volte bistrattati dalle etichette, fa sì che i progetti jazz andati a buon fine non siano moltissimi. Comunque abbiamo un nutrito menu di nomi anche interessanti. Speriamo nel futuro!

E' vero che nel 2010 il tuo brano "Sex for money" dell'album "Just for you" con John Toso é stato scelto per la compilation estiva "70 relacing holiday masterpiece"? Che effetto ti ha fatto trovarti a fianco di nomi come Miles Davis, Chet Baker, Louis Armstrong e Billie Holiday, solo per citarne alcuni?

E' stata un'emozione pazzesca anche perché quando chiesero il brano dalla Francia io non sapevo che utilizzo ne volessero fare. Non avevano specificato che compilation fosse. Trovarmi di fianco a mostri sacri del jazz internazionale, ma anche nostrano come Enrico Rava, Franco Cerri e Stefano Bollani, per me fu una soddisfazione immensa, che mai avrei immaginato nella vita. Non mi sono mai montato la testa, però! Anzi, ritengo una spinta del destino studiare e fare di più per meritarmi un premio già avuto.

Un'altra compilation interessante in cui mi ha fatto piacere essere stato incluso con diversi brani é "Best Music Collection. The Masters of Sexy Music".

Altri progetti importanti in corso d'opera?

L'incontro con Tiziano Jannacci mi ha portato a scrivere un brano con i suoi testi e con il bravissimo contrabbassista Claudio Ottaviano. L'abbiamo già registrato con il pianista Lorenzo Blardone e la splendida cantante Beatrice Zanolini. Sarà in uscita questo inverno con il progetto Jannacci Friends e vedrà impegnati alcuni tra i più bravi musicisti jazz della scena nazionale come Marco Ricci, Riccardo Bianchi, Marco Brioschi, Marco Detto, Giulio Visibelli, Luca Gusella e tanti altri.

Poi, entro pochi mesi, andrò in sala d'incisione a registrare il mio prossimo cd con il mio quartetto con brani tutti originali e tanti ospiti.

Ma tutto é ancora da scrivere e i gradini sono ancora tanti, spero...