https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=AZHzR1OjTEA

Contributo a cura di Roberto Ferro

Mary Jo Macchia mi incontra e saluta con spontaneità, il sorriso sottile tanto inatteso in un'artista da molti ritenuta una cantante dalla voce "esplosiva" ed "espansiva". Per poterle porre domande non banali mi sono concesso (con piacere) il lusso di due concerti.

L'occasione opportuna per questa intervista è il backstage in corso presso l'Alter Ego Cafè di Milano mentre l'attenzione generale è concentrata sulla finale di Coppa dei Campioni Atletico Madrid – Real Madrid.

Quando hai scoperto questa grande passione per la musica?

"Sono nata a Lecce" – mi risponde sorridendo -" e mia mamma era una appassionata di musica operistica e classica. Da Lecce ho spiccato il grande balzo artistico, non direttamente come musicista".

Dove sei approdata in questa ricerca?

"Inizialmente, ho avuto un rapporto indiretto con la musica, paragonabile alla luce del sole riflessa dalla luna. Ho studiato in Accademia Teatrale a Firenze e, durante una improvvisazione, ho eseguito una canzone. Era casualmente presente un pianista del Maggio Musicale Fiorentino che mi ha detto: "Dovresti fare il Conservatorio!" Detto fatto..."

A quanto pare hai iniziato a viaggiare davvero da allora, in te e nel mondo

"A Lecce ho iniziato a frequentare il Conservatorio. Lì, veramente, a contatto con la musica, ho scoperto una nuova dimensione, la luce del sole. Certo, la lirica prevede un ordine d'esecuzione e rappresentazione scenica ferrea e non mi sentivo veramente felice mentre mi sottoponevo "ad una vita di rinunce da militare". Allora, con grande entusiasmo e freschezza d'esecuzione ero soprano di coloritura, per dire da Mozart a Bellini a Donizzetti (repertorio belcantistico)". Mary Jo è un'artista completa e, d'altronde, la voce le consente escursioni e visitazioni di grande interesse.

Quando è stato il punto di svolta che ti ha condotto ad abbracciare un altro genere musicale?

"Dai 22 ai 28 anni mi sono esibita come cantante lirica" – mi risponde Mary Jane sorridendo con spontaneità -"Quell'anno ho incontrato Daniele (bassista) con cui ho fondato la band ed è coautore dei pezzi. L'incontro con lui mi ha aperto veramente gli occhi e il mio viaggio ha preso la giusta direzione".

Quali generi musicali hai frequentato da allora?

"Ma... io viaggiando tanto grazie alla musica lirica, sono riuscita ad ascoltare (nei luoghi d'origine) diversi generi musicali, come il neo gospel, un genere poco conosciuto in Italia ma ben noto e praticato negli stati Uniti. E' un genere musicale che associa grinta e gospel, la tecnica del rock e le scale vocali e musicali del blues. Da lì, comunque, mi affascina tutta la black music, dal reggae al funk, al blues, al soul fino ad approdare al neo soul (ovvero un mix di tutti questi generi)".

Esibendoti, hai viaggiato mi pare...

"Certo, Giappone, tutta Europa, Israele e California". Mentre mi parla di questi viaggi a Mary Jane inizia a brillare lo sguardo. Poi arrivano improvvise le sorprese sotto forma di un mazzo di tre rose rosse, omaggio di un ammiratore presente al concerto di Genova lo scorso sabato.

Potresti dirmi quali pezzi ti piacciono particolarmente, della band o di altri artisti?

"Delle cover che eseguo la mia preferita é What's Going On, un classico dei Motown (che adoro)".

Le esperienze professionali e di vita hanno condizionato la scelta dei componenti la band?

"L'anno scorso ho fondato la band selezionando i collaboratori soprattutto per umanità e bravura. Anche le nostre canzoni parlano delle piccole grandi cose della vita: l'Amore, raccontano momenti di vita comune, emozioni semplici e quotidiane, gioie, delusioni, esperienze che sono parte integrante della vita!"

Partecipare, tuttavia, ai concerti di MJ & Lyric Band significa fare esperienza diretta della sua musica! La sua voce e il disporsi scenico evocano sensazioni ed emozioni profonde.

Parlando della musica la metafora preferita di Mary Jane descriveva la luce della luna e la ricerca, lunga e difficile, di intravvedere quella del sole. Ebbene, sin dalla prima nota, voce, persona, capacità espressiva si trasformano radicalmente, acquisendo altra personalità La compostezza lascia il posto alla danza ed a una gestualità vivace, "verticale", ponendo in relazione la tecnica musicale alle emozioni. L'artista sorride abbracciando idealmente il pubblico, si intrattiene con i musicisti, scambia battute con quanti iniziano a ballare.

Mary Jane plasma con voce forte e vibrante anche pezzi non suoi (per esempio, di Amy Winehouse) come mani la creta ancora umida, sempre pronta a rincominciare ad un nuovo concerto, con nuovo pubblico e nuove emozioni.