https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=p_iXn5N2OC4

Contributo a cura di Roberto Ferro

E' trascorso un anno ma ricordo come fosse accaduto ieri. Era una nebbiosa e fredda giornata milanese, come location uno slargo di via Manzoni. Nella banalità di un primo pomeriggio domenicale, una giovane donna con voce particolare, potente e nel contempo naturale, eseguiva Nothing compares 2U di Sined O'Connor. Canzone difficile e di rado eseguita anche nei locali, tanto meno sul marciapiede di una via.

E' iniziata così la conoscenza di Emyl! Mi fu offerto un CD e quanto più lo ascoltavo tanto più mi stupivo e la ammiravo. Le canzoni erano composte in...siciliano, italiano ed inglese. "Ecco!" – dissi tra me e me – "Una artista in grado di riassumere con poche canzoni la propria vita facendo parlare la sensibilità musicale".

Un percorso di vita, quello compiuto da Emyl, lungo e per molti versi affascinante. E' nata a Enna, ha sperimentato il busking a Galway e Dublino, è vissuta a lungo a Roma e infine, risiede a Milano trascorrendo alcuni mesi dell'anno a Londra.

Un percorso il suo contraddistinto, come vedremo, da notevoli esperienze musicali e dal respiro europeo.

Questa intervista nasce dall'esigenza di conoscere (e far conoscere) una cantautrice originale che ha scelto di esibirsi tra la gente anonima, assieme ai passanti. E con grande professionalità, tra mille impegni in Italia ed all'estero, ha ritagliato per i lettori di MY Personal MIND uno spazio di attenzione e comunicazione.

Come e quando hai avvicinato la musica (d'autore)?

"Ho sempre ascoltato cantautori, sia italiani che americani. Da piccola in casa si ascoltava la musica di Battiato, Battisti, John Lennon ma ho sentito per la prima volta l'esigenza di scrivere all'età di 18 anni, in Irlanda. Forse l'atmosfera, la musica in ogni angolo della città, un posto nuovo e la prima esperienza di busking hanno fatto sì che prendessi la chitarra non per cantare cover ma per creare pezzi miei...e da allora è diventata la mia principale valvola di sfogo, un bisogno primario, il mio canale di espressione creativa".

Quali generi musicali hai visitato sino ad ora e con quali artisti?

"Ho ascoltato tanto rock, ma anche pop, folk, grunge. Negli ultimi anni ho ascoltato molti songwritwers dal sound acustico e mi piace scovare artisti sconosciuti a molti".

Ci sono idee che ricorrono ripetutamente nella tua produzione musicale?

"L'idea è quella di mantenere il pezzo fedele alla prima fase di creazione. Mi affascina molto il momento in cui un pezzo nasce e anche negli arrangiamenti mi affeziono spesso alle prime cose che un musicista sente di aggiungere, alle prime sensazioni... E' successo molto spesso che lavorare troppo su un arrangiamento portasse l'idea del pezzo lontano da quello che era all'inizio...e che risentendo i primi arrangiamenti decidessi di lavorare su quelli piuttosto che su idee nate successivamente...Mi piace la semplicità efficiente dell'ispirazione dei primi ascolti".

Come è stata la tua esperienza irlandese: gratificante, difficile o complessa?

"E' stata rivelatoria...Fino ad allora non avevo mai pensato all'arte di strada come a qualcosa che potesse rappresentarmi, ma è capitato per caso ed è stata una svolta importante nella mia vita.

La musica, da quella fase della mia vita in poi, è diventata la cosa che ha guidato tutte le scelte future. La strada ha mille occhi, mille orecchie, mille vuoti da riempire. Ti premia e non perdona, ti insegna il rispetto e l'umiltà. Suonare per strada è come denudarsi davanti a tanti sconosciuti, non hai più la sicurezza che il locale ti da con le luci, gli effetti, le casse, il mixer...ma chiudi gli occhi, canti e tutto rimane puro...L'arte di strada in Irlanda è considerata diversamente che qua, è un lavoro e la gente la apprezza molto".

Non ritieni che se gli artisti della musica d'autore si coalizzassero potrebbero ottenere maggiori spazi dove esibirsi (un luogo anche fisico all'aperto), per bypassare l'ottusità e l'inerzia delle major?

"Io credo che è tutto troppo saturo e che ognuno deve trovare la sua strada al di fuori dalle logiche di mercato imposte fino ad ora. Credo nei collettivi, ma trovo che ci sia poco interesse nel cercare di cambiare veramente le cose. Forse i musicisti sono troppo scoraggiati dalla mancanza di palchi, dalla mediocrità imposta dalle radio, da ascoltatori troppo pigri per cercare altro o per riuscire ad ascoltare musica dal vivo".

Che idea originale cantare in siciliano...Sei originaria di Enna... ma con esperienze internazionali. Come sei riuscita ad armonizzare tradizione e novità?

"Quando suono in giro il pezzo in siciliano Paruli Amari è quello che colpisce sempre più degli altri e in questo mi fa molto piacere.

Mi è capitato di suonarlo anche all'estero e in qualche modo questo dimostra che la barriera linguistica vale solo per le case discografiche, non per la gente. La musica è musica, e arriva in qualsiasi lingua".

Hai progetti che desideri realizzare o sono in via di compimento?

"Adesso sto registrando dei brani nuovi e spero di fare un EP o magari un disco e portarlo in giro. Nel frattempo suonare, suonare, suonare!"

L'intervista delinea il ritratto di un'artista coraggiosa, predisposta a creare la musica fuori dagli schemi, eseguendola nel luogo apparentemente più disagevole e conquistando il pubblico occasione per occasione, con qualsiasi clima. Quando incontrerete Emyl, mentre si esibisce, fermatevi, interessatevi alla sua musica e vi farà viaggiare: nella musica e con la personale sensibilità.