http://youtu.be/KMjXsBxRMXU

Contributo a cura di Roberto Ferro

Intervistare Francesca De Mori, cantante ed esploratrice dell'anima a tempo pieno è comparabile allo spalancare delle verande la mattina presto per far irrompere a fiotti la luce del mattino. Ricordi, desideri, esperienze si rincorrono con tale semplicità ed immediatezza da lasciare piacevolmente sorpresi e incuriositi. Scopro, in pochi minuti, per i lettori di MY Personal MIND, un mondo diametralmente opposto all'immagine che tradizionalmente viene assegnata dai media al mondo della musica e della canzone moderne.

Francesca, quando hai iniziato a incontrare la musica?

"Sono nata in provincia di Vicenza da famiglia contadina che certo non navigava nell'oro". – Il tono di voce è tranquillo e leggermente emozionato – "Già a tre quattro anni mi piaceva canticchiare. La vita che ho condotto nell'infanzia si è rivelata, tuttavia, dura, impegnativa: guidavo il trattore, lavoravo e aiutavo la mia famiglia nella gestione della vita contadina, non c'era molto tempo per ascoltare musica. Anzi non esistevano neppure gli strumenti per ascoltarla, né tanto meno I – Pod...L'unica autoradio era installata sull'auto di un amico di mio padre ed io la ascoltavo volentieri. Poi, a scuola, mi facevano cantare perché avevo una bella voce". Penso spesso alla mia maestra.

E poi, da adolescente?

"Con la mia famiglia il percorso è stato difficile ma ora guardo a quegli anni con compassione, soprattutto per me e per loro. Ho frequentato il liceo scientifico, forse avrei scelto medicina ma non avevo possibilità finanziarie..Amavo Joan Beaz (che ancor oggi adoro), strano a dirsi i Pooh come molti ragazzi di allora... Sottovalutavo, attribuivo poca importanza, alla mia voce. Era come se non mi accorgessi di possedere una risorsa così unica e preziosa".

La scoperta della tua voce con che scelta è coincisa?

"Con quella di andare via di casa. Ma la vita che avevo svolta sino ad allora aveva lasciato irrisolti alcuni nodi. Mi trattenevo dallo scegliere un aiuto, un percorso di vita radicale. Frapponevo molti dubbi: la fatica, il lavoro...Poi, invece, mi sono decisa e ho intrapreso un percorso terapeutico di guarigione: benedirò per sempre questa scelta. E' stato allora che ho iniziato ad interrogarmi sulle qualità della mia voce più profondamente! Per me, la voce piano piano è divenuto uno strumento di comunicazione del mio animo, delle mie emozioni e del mio corpo. Col senno di poi, posso affermare di avere scoperto una strategia per entrare in vibrazione col mondo mio e quello degli altri. La mia voce mi ha salvata!"

Per te cosa significa possedere una voce armonica?

"Significa – ma è una opinione del tutto personale – trasmettere emozioni del profondo, esprimere me stessa lì dove le parole sarebbero state mute. La voce mi sale dal cuore, avverto vibrazioni provenienti dal pubblico e che io gli restituisco arricchite dalla mia interpretazione musicale."

Come hai iniziato a esibirti?

"Alcuni amici insistevano sulla valorizzazione delle mie potenzialità. La via che conduce alle esibizioni musicali non è stata affatto in discesa per me che sono fondamentalmente timida. Un giorno mi hanno chiamata e ho iniziata...con la disco nelle balere. Era una vita durissima: sempre in viaggio come nella canzone di Anna Oxa E' tutto un attimo,, mangiare di fretta, montare e smontare gli impianti, esibirsi dinanzi ad un pubblico qualsiasi..."

E poi?

"Ho cambiato genere musicale iniziando ad esibirmi... nei night. Altra clientela perché ad una certa ora suonavamo e ci esibivamo da soli..Perché i clienti erano occupati con le entraineuse, di tutte le nazionalità e con figli in patria, che odiavano i maschi...Tutte ragazze stupende...Io, da donna, parteggiavo per loro."

Infine sei arrivata a Milano

"Il primo giorno, quando mi sono trovata in Piazza Duomo uscendo dalla Metropolitana, con la nebbia e una leggera pioggerellina fra i capelli, mi sono detta: "Ecco la città per me!" Ho respirato fin da subito questa città e qui ho iniziato a formarmi professionalmente."

Quando mi parli della tua formazione professionale mi viene in mente un episodio della vita di Andy Warhol immerso nella vita frenetica della Factory. Un giorno questi incontrò Lou Reed che allora si esibiva nella famosa band Velvet Underground. Gli chiese un po' bruscamente: "Quante canzoni hai composto oggi?" E Lou Reed un po' imbarazzato: "Nessuna!" E Warhol: "Work, work, work" – e se ne andò!

Questo aneddoto sembra riassumere la serietà del tuo percorso professionale.

"La mia formazione – ricordo i corsi con Anna Bakia nel 1992, Jonathan Hart nel 1993, soprattutto quello del 1996 con il jazzista Cheryl Porter, il lavoro svolto presso il CET di Mogol, nel 2002 di canto armonico e nel 2004 di Canto moderno con Paola Milzani presso l'Accademia Musicale Moderna di Milano, ora in Francia..... – ecco, la mia formazione professionale è strettamente correlabile alla mia crescita personale e come donna. Nel senso che i due percorsi si intrecciano all'interno delle occasioni formative. Non può esistere Francesca cantante senza Francesca sensibilmente emotiva ed umana!"

Ritorniamo alla musica. Cosa ha significato per la tua sensibilità artistica l'immersione nel jazz e nella musica gospel, soul e spiritual?

"Credo che abbia contato, per lo meno con il jazz, del fatto che questo genere musicale è intriso di creatività liberatrice, che derivi dalla contaminazione di più culture. Ed io mi trovavo quando l'ho conosciuto e studiato, su questa lunghezza d'onda. Poi, forse, spiritual e soul sono generi musicali della gente di colore...Ma conta il fatto che io non mi sono limitata ad interpretare questi generi ma, se così si può dire, è stata la mia anima ad andare loro incontro".

Tra molte esperienze musicali quale è stata quella che ti ha influenzata maggiormente?

Amo la musica d'autore, la Canzone. Nei miei progetti c'è l'idea di creare uno spettacolo musicale teatrale che si contamini di canzoni e, perché no, anche di inediti. Ciò che mi contamina continuamente è la musica, il darsi con passione a quest'arte con riconoscenza e gratitudine".