Contributo a Cura di Roberto Ferro

Simona Salis, cantautrice, propone il nuovo disco dal titolo indicativo, Janas e dimonius, Fate e Diavoli un viaggio musicale attraverso miti fiabe e armonie originali ed insolite.

Il fatto che tu sia sarda ha influenzato e influenza il rapporto con la musica?
Direi proprio di sì. Le proprie radici come tutta la storia e le esperienze vissute, sono la Musica. Sono nata a Cagliari una città che patisce il fatto che ci sia tanta distanza e tanto mare, per supplire alla lontananza e al disagio. Cagliari, mantiene le radici ma accoglie talvolta anche con troppa esuberanza le influenze e le tendenze che arrivano dall'Europa e dagli altri emisferi.

Sono cresciuta in un clima fervido e ricco di spunti ma col desiderio di andare a scoprire e conoscere il mistero presente nella terra al di là del mare. Così ho iniziato a viaggiare, cambiare città, vivere, raccontare e scrivere canzoni.

Hai sempre amato il cantautorato?
Ricordo che a sei anni mio padre durante i viaggi in auto metteva cassette di Lucio Battisti, Battiato, Dalla, De André e sapevo tutto a memoria, imparavo i testi e la melodia con estrema facilità. Anche i testi in inglese maccheronico dei The Beatles che ricordo ancora oggi.

Qualche musicista sardo ti ha influenzato? Altri artisti si sono esibiti in lingua sarda, Maria Carta e i Tazenda, tra i più noti. Quale ti ha influenzato maggiormente?
Grandi artisti sicuramente, il loro contributo artistico è stato importante per me, ma credo che il mio lavoro sia mosso da ragioni diverse non legate al recupero dei brani della tradizione. Essendo una cantautrice la mia musica è legata al qui – e – ora e a ciò che vivo e filtro musicalmente.

Alcuni tuoi pezzi possiedono sonorità non regionali, ma mediterranee e internazionali, per esempio Christionada de mei e S'arriu de su coru. Concordi?
Assolutamente si! Sono molto curiosa e amo ascoltare generi diversissimi tra loro, dal fado alla musica balcanica, dalla musica israeliana a quella irlandese. Amo la musica della tradizione latina e le canzoni popolari napoletane. Adoro il suono e la musicalità delle lingue di minoranza e poco conosciute. Infatti, nei miei live condisco le canzoni con brani in svedese, brasiliano e Israeliano, ecc

https://youtu.be/wcSjGJ7OEmc

I pezzi ascoltati intrattengono un rapporto unico con la storia senza tempo della tua terra, non si soffermano esclusivamente sul passato.
Penso che trovare un modo attuale di perpetuare antichi insegnamenti sia importantissimo. Nel mio nuovo album Janas e dimonius (Fate e diavoli; Bips 2016), dopo tanti anni di studio di tradizioni e antropologia culturali legata alla Sardegna, ho scelto dieci leggende che mi risuonavano e ho scritto altrettante canzoni per raccontarle a mio modo, come un canto della storia moderna.
Musicalmente negli arrangiamenti c'è la sapiente elaborazione di Ivan Ciccarelli, produttore anche del mio primo album Christionat de mei. Il suo approccio è fresco e lontano dalle logiche di mercato. Anche per questo acquistano una non facile collocazione temporale.

In quale misura Janas e dimonius si differenzia dai tuoi lavori precedenti?
Janas e dimonius è un concept album, la storia è di pura fantasia. Ho creato Rosella una bimba che nasce la notte in cui Dio scatena un diluvio contro gli uomini di Tirrenide. Ma Dio pentito allunga il suo grosso piede e trattiene un piccolo lembo di terra che non era ancora sprofondato negli abissi. L'impronta solitaria in mezzo al mare viene chiamata Ichnusa (in Fenicio, Orma di piede) ossia la Sardegna. Rosella affronta un viaggio di crescita spirituale alla ricerca della mamma, diventerà una giovane donna grazie agli insegnamenti antichi e leggendari che apprenderà dagli incontri fatti in Ichnusa. La storia ha un risvolto catartico e liberatorio che però non vi racconto qui per non rovinare la sorpresa del finale. Venite a sentirla dal vivo!

I brani sono melodici ed etnici nel contempo, nobilitati da una ricerca vocale raffinata...
Ti ringrazio! Devo dire che la ricerca vocale non è stata fatta in fase di scrittura e sui brani. Le canzoni vengono fuori in modo molto naturale come delle magie, Probabilmente tutti gli ascolti di generi diversi e lo studio e l'amore per la voce spirituale e connessa, partecipano al momento creativo senza troppa razionalità.

I pezzi composti in un progetto sono sempre, per rimanere nell'ambito delle culture mediterranee, "pezze 'e core". Quale o quali percepisci come intimamente vicini alla tua anima?
Nel primo album credo S'arriu de su coru ("Il fiume del cuore") si meriti un posticino speciale. E' un brano molto intimo ricco di speranza, c'è un fiume immaginario che parte dal cuore e va alla ricerca del suo mare in cui riversarsi; c'è un pescatore sperduto che non ricorda chi sia, naviga e conosce tutta la sofferenza depositata nel letto del fiume, ma con la barchetta seguirà il percorso sicuro che condurrà al suo amato mare. "Dogn'arriu currit a mari, est Sa sola beritat" "Ogni fiume arriva al suo mare è la sola verità".
In Janas e dimonius sono legata a Ichnusa perché è ancestrale, parla di un popolo salvato da Dio, da lei parte la storia e l'ispirazione.

In quale misura il femminile colora e influenza i tuoi pezzi?
La femminilità è un ingrediente fondamentale. Io guardo e ascolto col cuore e gli occhi di una donna. Se aggiungi che vengo da una cultura matriarcale di donne guerriere...un bel calderone di colori!

Progetti e avventure musicali
Tanti progetti ma attualmente mi voglio concentrare sulla produzione teatrale di Janas e dimonius, quest'autunno, in collaborazione con il Teatro del sale di Cagliari.
Saremo in tour tra musica e narrazione con le mie Fate e diavoli.