Contributo a Cura di Roberto Ferro

I lettori hanno probabilmente conosciuto il gruppo catanese Ciauda grazie al trailer del referendum "no trivelle" "Si mori u mari" . Il pezzo ha posto in risalto l'abilità musicale ed il messaggio trasmesso dal gruppo,

Emanuele Di Giorgio, fondatore della band, è un musicista dotato di grande sensibilità artistica, attento all'incontro con differenti culture e in grado di creare sinergie tra sensibilità disparate.

Siete originari di Catania (e della Sicilia), una città ed una regione intrise di mare e musica. Quale la storia della vostra formazione?
Noi esistiamo dal 2007. Il progetto musicale multilingue "nasce dalla terra di tutti", la culla del mondo, crocevia di popoli e di culture. Il nostro è un dna

multietnico. La denominazione di popoli che si sono succeduti nei secoli hanno contaminato con i loro usi, costumi e tradizioni la nostra cultura siciliana, così anche la nostra lingua: "non ci resta altro che attingere dal pozzo".
L'idea del progetto nasce in sala prove. Stavo registrando la mia prima demo e per l'occasione avevo coinvolto dei musicisti con i quali abbiamo poi concretizzato l'idea di metterci insieme e fare musica.
Il nome nasce da una scritta sul muro "ciao da Marco ti amo per sempre". Non ho fatto altro che aggiungere la "u" al "ciao" con "ciau" saluto siculo e da lì "ciauda" che per noi significa "il saluto del mondo sta nella mano di tutti".

"Stare con i piedi per terra e il cuore in cielo": vi riconoscete in questa definizione "programmatica"?
Non è facile per noi artisti afferrare le stelle. Serve disciplina e nello stesso tempo essere geniali e folli, un'impresa ardua. Il cuore in cielo, quando ci poniamo con lo sguardo da bambino, il mondo negli occhi brilla, ritorna l'energia, ritornano le emozioni che pensavamo di aver perso per sempre. Stare con i piedi a terra: sicuramente per ottenere dei risultati bisogna essere consapevoli della realtà oggettiva, il talento non basta serve concretezza, organizzazione e tanta energia positiva.

Definite la vostra musica "worldmusic" associata a sonorità mediterranee. Sarebbe opportuno chiarire meglio questa affermazione.
La tua definizione non è male. "Music world con sonorità mediterranee". A volte per noi è difficile definire il nostro genere. In questi anni abbiamo osato - "non c'è magia senza verità" - attingere dai suoni che vibrano nell'aria senza condizioni di genere, ci ha spinti a nuove scoperte.

Quale la ragione della scelta di testi (anche) in siciliano, inevitabilmente una produzione di nicchia come il sardo ed il ligure di Fabrizio De Andrè? E' probabilmente anche una scelta programmatica...
In questi anni abbiamo ricercato il suono della parola, ogni lingua ha delle parole che sono più musicali rispetto ad altre. Il dialetto siciliano ha delle parole bellissime, slang, parole di uso quotidiano, che noi spesso utilizziamo: "usaimbare" (lo sai amico mio), oppure "comu va cumpa?" (come stai amico mio), "unnè" (dov'è). "Unnè", inoltre, cantare in siciliano per noi è una vibrazione che parte dal profondo, una cosa che ci appartiene.

Quali caratteristiche vi differenziano dai gruppi del Sud con musica contaminata, dalla preistoria de "La nuova compagnia di canto popolare" di Napoli con l'esplorazione del blues alla recente pugliese Mama Maria, reggae mediterraneo?
Il nostro progetto non si rifà ad un genere in particolare, mescoliamo tanto; in un brano può capitare di sentire sonorità reggae, latine e afro. Non saprei a chi accostare la nostra musica...

Mi descrivete la trilogia "Unnè = dove"? La vostra musica affronta temi importanti, l'ecologia, l'interculturalità...
In questi anni abbiamo realizzato la trilogia "Unnè (Dov'è) tre album suddivisi in tre pubblicazioni (Unn'è 1 del 2008, "Unn'è 2 del 2011 e Unn'è 3 del 2015).
"Quantu amuri ci voli pa ascicuri u chiantu di sta terra" (quanto amore ci vuole per asciugare il pianto di questa terra), l'amore non ha padroni, l'amore non fa distinzione, appartiene al cuore del mondo e il mondo siamo noi..Sostenere il mondo sensibile per dire no alle guerre, per dire no agli abusi e allo sfruttamento delle multinazionali che ogni giorno inquinano l'aria che respiriamo, essere presenti e dire la nostra musica...

In "Si mori u mari" apportano un notevole contributo alcune vocalist che non appartengono alla formazione standard.
Ciauda è un laboratorio, un contenitore aperto alla sperimentazione e alla collaborazione. Nel brano "Si mori u mari" hanno suonato 14 artisti italiani e stranieri, tutti per dire no alla trivellazione dei nostri mari, in musica. La musica unisce e sensibilizza il mondo. Speriamo anche noi di dare un contributo per abitare un giorno in un mondo migliore.

Cosa ha significato per voi suonare assieme a Manu Chau?
Emozione che cammina, una meraviglia di essere, un concentrato di umiltà e talento. Gli abbiamo regalato il nostro cd e il nostro bracciale "fantastico destino" con la promessa che ci saremmo incontrati ancora! Chissà..

Tra Nord e Sud in Italia esiste un differente coinvolgimento emozionale in occasione dei live?
A Sud la gente è sicuramente più allegra, sarà il sole, il mare ahah...nonostante viva un maggior disagio economico e non solo...Però a volte è capitato di vivere serate magiche e coinvolgenti anche al Nord.

Progetti ed avventure musicali
Attualmente stiamo lavorando al nuovo singolo. Da poco abbiamo fatto un accordo con una etichetta italiana trapiantata in Svizzera...E a seguire l'album.
Incrociamo le dita e accendiamo la voglia di farcela per continuare a sognare, conservando la stessa emozione di sempre, la musica..."a musica ca trasi no cori" "con musica libera".