Contributo a cura di Roberto Ferro
 
“Il jazz è anche un modo di stare nel mondo...con gli altri. Figlio della malinconia del blues sa lasciarsi andare alla felicità più pura” (Winton Marsalis). Poche parole, sufficienti a delineare l'esperienza artistica di Roberta Sdolfo, jazz singer e artista poliedrica, attenta alle esperienze psicologiche e non solo tecniche che la musica può donare.
 
Youtube Roberta Sdolfo La Fata Scapigliata 
 
Come ti sei avvicinata al jazz? 
Mi  sono avvicinata al jazz da ragazzina in un momento della mia adolescenza in cui mi sentivo molto oppressa. Da giovane ho avuto un rapporto piuttosto difficile  con i miei genitori e, in qualche modo, credo di avere imparato nel jazz quello che nella  mia vita non sono riuscita a fare con tanta facilità: ancorarmi a delle radici sicure, a degli “antenati” per me ammirabili da cui apprendere e affidarmi totalmente. Il jazz mi ha insegnato cosa significhi “appartenere” e poter contare sulla solidità di una tradizione a cui far riferimento e da cui partire per esprimere me stessa nella mia unicità! Ho sempre rifiutato i modelli imposti in ogni campo, come studente, come figlia, come esponente del sesso femminile e anche come donna che ama. E questo non mi ha reso la vita facile.
 
Nella carriera d'artista hai posto in relazione esperienza di vita al jazz?
Sì, certo,..ti raccontavo appunto che nel jazz accetto diversamente da quanto abbia fatto in altri ambiti,  che ci sia da imparare dal passato, da chi è venuto prima di me....seppure maledettamente a modo mio....sono davvero una inguaribile individualista. Nella musica riconosco di potermi affidare ai grandi maestri del passato e questo, come dire, appoggiarmi a qualcosa di “solido” aumenta la sicurezza in me stessa che è, da sempre, ti confesso il mio tallone d'Achille..Ma pare che anche la Fitzgerald e la Vaughan fossero timide e non particolarmente sicure di sé! Da non credere, eppure è così! Mi consolo, eheheh.
 
In quale misura alcune grandi artiste hanno influenzato la tua esperienza musicale?
Ho imparato da tutte loro e ho ancora molto da apprendere.. Ciascuna insegna, a me personalmente, qualcosa di diverso: Billie a lasciar andare la melodia rinunciando al troppo controllo, Sarah l'importanza del relax e, dulcis (per me) in fondo, Ella  trasmette in qualche modo la sua incredibile verve e il senso dello humor. Anita, infine, è un esempio insuperabile con la sua incredibile capacità di giocare con gli accenti ritmici, spostandoli, facendoli altelenare tra le curve a tratti spericolate del suo grande swing.
 
“Le voci del jazz”, un titolo interessante per un tributo..Dici?
Le voci più rappresentative del jazz...sì perché credo sia importante soprattutto per chi si approccia al jazz, iniziare ascoltando bene ed in ogni sfumatura, le prime cantanti di jazz, quelle che hanno fatto la storia  (Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Anita O'Day, Billie Holliday). Il progetto che proporrò quest'anno, assieme al mio gruppo, è denominato “Le voci del jazz”. Racconterò le vicende di alcune tra le voci più rappresentative della tradizione. Le cantanti jazz sono innumerevoli e non potevo certo citarle tutte. Ho scelto quelle che non avrei in nessun caso potuto evitare di nominare, le grandi maestre e, per la verità, sono anche le cantanti che più mi hanno influenzato. 
 
In accordo con la sensibilità artistica e il tuo indubbio humor, come “condirai” il tuo tributo?
Sin dalla presentazione racconterò aneddoti su ciascuna di loro  oltre, ovviamente, a proporre i brani più significativi e anche in questo progetto,  come in quelli precedenti, non mancheranno alcune brevi gag divertenti. Amo tanto far sorridere le persone, è una cosa che ha sempre fatto parte di me, anche da bambina, credo che esista un lato di me un po' clown.
 
Chi ti affiancherà in questo progetto?
Sono strafelice di dirti che da qualche tempo si è unito al mio storico  gruppo formato da Alberto Bonacasa (piano) Gianluca Alberti (contrabbasso), Roberto Paglieri (batteria) il grande maestro della chitarra jazz Sandro Gibellini e devo rivelarti che sto imparando molto anche da lui..Ad esempio, ultimamente mi ha detto due cose per me bellissime, semplici se vuoi, ma solo all'apparenza: nella realtà, invece, di difficile realizzazione. 
 
Sono proprio curioso di conoscerle.
La prima cosa che mi ha detto Sandro riferendosi a una sua idea di come si suona è: “ Bisogna sempre ricordare a se stessi che non è necessario fare sentire in ogni brano tutto quello che si sa fare: prima viene la Musica e lì, dentro al brano, siamo liberi di esprimere noi stessi” Meraviglioso, no? Non è affatto facile superare l'ansia da prestazione, per molti di noi, eppure ha così ragione Sandro, non credi? E' così importante! E poi c'è anche un'altra cosa che mi ha detto Sandro che mi è molto piaciuta....mi ha parlato dell'importanza, non solo per noi cantanti, di ascoltare bene la pronuncia chiara e così tremendamente swing del grande Frank Sinatra, mi ha raccontato  che anche  Miles diceva di aver imparato molte cose da lui. Interessante, vero?
 
Il progetto, quindi, consisterà il tributo “Lo voci del jazz”..
Sì...mi auguro con tutto il cuore che il tributo “Le voci del jazz”, alla pari delle nostre proposte degli scorsi anni, porti innanzitutto un sorriso tra la gente...ma anche poesia senso del bello, nel significato di naturale e di vero. Perché credo che la cultura possa e debba essere fatta soprattutto di questo. Sei d'accordo Roberto?
 
 E per quanti desiderassero ottenere maggiori informazioni sull'iniziativa
http//robertasdolfo.jimdo.com
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