Contributo a cura di Roberto Ferro

"Quando mia madre era incinta mio padre suonava il sax ed io rispondevo". Monica Biscuso, messinese d'origine, profondamente affezionata alla propria terra d'origine, ha ripercorso con semplicità e schiettezza esperienze cruciali della propria vita personale e professionale 

Youtube Monica Biscuso Sacrifice Anouk

A che periodo della tua vita risale la passione per la musica?
Da sempre amo la musica, già prima di nascere! Mio padre suonava il sassofono quando mia madre era incinta. Mi addormentavo ascoltando il sax. A quattro anni e mezzo sono salita sul palco di un concorso

eseguendo una canzone scritta da mio padre...ma una cosa era ballare e cantare in casa un'altra esibirmi: mi sentivo terribilmente in tensione ma felice. Poi, con il trascorrere degli anni, è andata come è andata, i miei si sono separati. Malgrado questo distacco doloroso mi hanno sempre seguita e incoraggiato anche a distanza.

Sei nata a Messina ma la formazione si è svolta a Milano. Un notevole cambiamento, non pensi?
Unica ragione: il lavoro. Per di più sono partita il giorno dopo il matrimonio di mia sorella (che ora vive in Francia). I miei hanno "perso" due figlie in due giorni. Un momento difficile ma superato.

La tua formazione si è rivelata sicuramente eclettica; canto con Andrea Tosoni, teatro, televisione e trasmissioni radiofoniche. Quali le caratteristiche comuni di questo percorso?
Per me cantare significa esporre la parte più intima della mia anima. Con la recitazione ti immedesimi, entri in un altro personaggio: per questo nuovo percorso devo ringraziare Brunella Andreoli, un'artista davvero speciale, "Quelli di Grock" per intenderci. Questa passione mi ha portata a recitare al Teatro Nuovo con "Il gioco dell'amore e del caso" tramite la "Panvill Production". Con Andrea Tosoni, invece, ho fatto un lungo percorso, mi ha aperto la visione della musica, "Voceessenza" questa la sua definizione di canto. Il suo obiettivo (ed io non costituivo una eccezione) è di aiutare a trovare la propria voce traendola dal profondo. Questo trasmetto ai miei allievi quando insegno: togliere sovrastrutture molto più che insegnare tecniche. Ho imparato che emettere suoni significa in definitiva trovare il proprio equilibrio.

Possiedi una vocalità da contralto / mezzo soprano pur frequentando il pop / soul..Non per nulla è suggestiva l'esecuzione in duo di Sacrifice. Scelta spontanea e istintiva?
Il genere pop – soul è stata una scelta immediata. Forte era l'influsso esercitato dal sassofono suonato da papà. Naturalmente anche il soul, il rytm & blues ed il blues. Dal punto di vista dell'ispirazione musicale mi ha influenzato il pop di Anouk, una artista che adoro. Da un punto di vista più popolare ho rappresentato l'Italia al festival europeo di Vienna, eseguendo brani di Mina e simili, la nostra tradizione.

Nella musica leggera italiana contemporanea, d'autore o popolare, si aggira un fantasma. Si è totalmente rimosso persino dalle cover il progressive anni '80 inizio anni '90. Eppure il Banco del Mutuo Soccorso, le Orme hanno presentato testi splendidi intrisi di emozioni e con ottimi arrangiamenti. Per quale motivo, a tuo parere, si è verificata una rimozione tanto radicale?
Perché manca cultura musicale e proporre qualcosa fuori dagli schemi ti rende poco allettante. Io canto testi poco conosciuti, a volte discutendo anche con i miei musicisti. Io scelgo i pezzi per il piacere di farli, senza blandire troppo il pubblico.

"Creative" è un nome intrigante e, nel contempo, indicativo dell'eclettismo che hai impresso alla tua carriera musicale. Quale repertorio desideri proporre insieme alla band?
In effetti l'eclettismo ha caratterizzato la mia formazione musicale, associato alla ricerca di un repertorio d'autore.

Prima in televisione, ora cronista radiofonica: quali le esperienze più significative?
Sono tutte esperienze correlate! Stefano De Marco, vocalist di fama mondiale, aveva creato un coro gospel composto da musicisti. Nel 2005 ho partecipato in televisione al Galà della pubblicità ma io, lo ammetto, non amo molto questo.
Con la trasmissione radiofonica "Tutto il resto è palco" sono andata alla ricerca di cosa esiste prima e dopo lo spettacolo (musicale), così ho promosso tanti artisti poco noti. Assieme al mio caro collega Michelangelo Nari, oggi impegnato in vari musical tra cui Siddharta. In veste di cocondutttore, per due anni in Lazio ho lavorato in campo musicale.

Quando ti esibisci in pubblico oppure in veste di radiocronista, quali emozioni avverti?
All'inizio sentivo il cuore battere forte, fortissimo ma con il tempo la situazione è cambiata. "Vorrei essere la musica che sono". "Quando canto adoro guardare la gente, leggere negli occhi agli spettatori". Inoltre, la musica nella mia vita rappresenta una immensa valvola di sfogo, tanto è vero che "quando sono nervosa vado a casa e canto, anche di notte, la chiamo la mia terapia sonora".

Progetti e avventure musicali
A giugno uscirà il singolo "Diversamente", colonna sonora di un cortometraggio del regista Dante Dal Buono. Ma per l'immediato futuro cercherò di non esagerare, proseguirò con calma. Dopo tutto, mi piaccio come sono!