Contributo a cura di Roberto Ferro

"Il "dietro le quinte" è uno degli aspetti fondamentali di quello che è lo show o comunque di questo mondo che, per aspetti diversi, appartiene anche a me". Con questa sintetica ed efficace affermazione, Giusy Randazzo, blogger, giornalista presentatrice, critica musicale, curiosa della vita per passione, affronta nell'intervista argomenti di stretta attualità inerenti la musica e la propria professione. Ed ha dimostrato raffinatezza e cortesia non comuni.

Sei giovane e "hai la passione di narrare e testimoniare le esperienze musicali. Una caratteristica insolita nell'Italia odierna. Narri in breve i presupposti di questo tuo talento personale? Certo, "scoprivi i dischi dei tuoi genitori" ma..
Ti ringrazio per il "talento". In realtà mi viene spontaneo approfondire e "scavare" negli argomenti di cui mi occupo, la voglia di sapere sempre qualcosa in più, qualcosa che convenzionalmente non viene ritenuto argomento di primo interesse. In effetti, nell'Italia di oggi è diventata una rarità: ci si ferma troppo spesso all'apparenza. Purtroppo, in vari ambiti, e parliamo di musica, ciò accade in modo davvero deleterio.
Credo che nella mia esperienza personale, oltre appunto ai "dischi dei genitori", come giustamente accenni, ha fatto tanto anche questa voglia di dare tramite la testimonianza, la parola e i racconti dei protagonisti, un riscatto alla musica "bistrattata". Una sorta di operazione di salvataggio per quello che stiamo vivendo. Altra caratteristica da non dimenticare, che ha sicuramente avuto in me un ruolo forte, è la passione per la scrittura e per la ricerca di una verità di cronaca, di curiosità e di voglia di riportare al prossimo. Fondamentalmente sono una giornalista a tutti gli effetti, ed anche in questa affermazione ci sarebbe tanto da disquisire.

In una intervista parli di "dietro le quinte" nei concerti ed eventi musicali. Quali emozioni avverti nell'osservare i retroscena di simili eventi, "sudore e fatica" oppure "narcisismo (anche) degli artisti"?
Il "dietro le quinte" è uno degli eventi fondamentali, è parte integrante di quello che è lo show o comunque di questo mondo che, per aspetti diversi, appartiene anche a me. Naturalmente è una zona riservata agli addetti ai lavori, non tutti sanno cosa succede dietro. Sicuramente quello che posso dire è che ci si ritrova come nella vita di tutti i giorni, trovi situazioni diverse e variegate. Non tutti gli artisti sono dietro le quinte come si mostrano sul palco durante le esibizioni ed allo stesso modo però sono ovviamente persone con le loro difficoltà e fragilità che fanno parte di tutti. Per tornare a te, quindi, trovo entrambe le cose che mi hai chiesto. Il "sudore e la fatica" certamente ci sono, ogni evento, ogni spettacolo, richiede tutto ciò e ben venga perché non è solo positivo e gratificante ma allo stesso modo, inutile negarlo, a volte si trova anche quel narcisismo di cui parli.. Una cosa però posso assicurarti: tutti i "veri" artisti sono umili e non smettono mai di chiedere a sé stessi quel qualcosa in più.

Un'altra considerazione che citi ripetutamente nell'intervista è "organizzazione di eventi musicali". Sembra (forse è una mia illazione) che tu avverta il sottile piacere di far stare assieme le persone per tramite della musica. Quale l'origine di questa tensione positiva?
Io sono fermamente convinta che la musica ha un potere incredibile di unire le persone di qualsiasi genere, razza, classe sociale, ideologia e quant'altro. ..Gente che non parla la stessa lingua si ritrova grazie ad essa, la musica ti mette in contatto con gli altri, ma anche con la natura, con il mondo che ti circonda e soprattutto con te stesso. Io devo sempre ascoltare tutti i giorni almeno un po' di musica, mi serve per darmi la carica, per rilassarmi, per placarmi, per riflettere, non c'è uno stato emozionale che io non viva senza la musica che mi accompagna. Credo che dove arriva la musica non arrivano altre cose...E quindi anche nella socialità e nell'organizzazione di eventi musicali..

Agrigento, la città dei mandorli in fiore, non sembra un luogo dalla ricca vita musicale. Come nasce la collaborazione con Rockeggiando?
Caspita, sei proprio andato ad approfondire il mio percorso, sono contenta! Hai citato il Mandorlo in Fiore, un momento magico nella mia città, Agrigento appunto. In realtà, invece, al Sud c'è molto fermento musicale e ci sono tanti artisti che meritano e che sono attivi musicalmente. Purtroppo vengono semplicemente penalizzati dalla mancanza di grosse strutture, di contatti, di incontri che aiutino ad emergere. In un piccolo centro chiaramente non ci sono le stesse possibilità e soprattutto opportunità. In più bisogna ricordare che viviamo un momento storico dove la musica dal vivo è in grande difficoltà. Purtroppo, anche a Milano riscontriamo tale realtà...I locali di Happy Hour sono affollati, i DJ Set richiestissimi e sempre più spesso la musica dal vivo rimane appannaggio di pochi appassionati.
La collaborazione con Rockeggiando nasce quando ancora andavo al liceo. Già allora la mia idea era quella di fare il lavoro che faccio oggi e quindi iniziavo a pianificare o comunque a gravitare negli ambienti musicali. Un gruppo di amici, che tutt'ora sento, aveva creato questa associazione e questo sito chiedendomi di collaborare. La ricordo come una esperienza bella e formativa, l'inizio di quello che poi sarebbe stato con grandi numeri il mio percorso.

Quando parli di intervistare "cantanti emergenti" li identifichi impegnandoti da sola con collaboratori oppure ti affidi a quelli segnalati dagli agenti e dalle agenzie? Di quale spazio di autonomia godi (nelle interviste e nelle recensioni destinate al blog)?
Sono sempre a contatto con il "mondo della musica" in prima linea: concerti, contest, festival e quindi conosco tantissimi gruppi o, comunque, ho modo di accorgermi di loro. Naturalmente, allo stesso modo ricevo moltissime segnalazioni dalle agenzie / agenti e certamente guardo tutto, ma mi fido molto del mio istinto, del mio orecchio e preferisco fare io l'analisi di ciò che vedo e che ascolto senza "contaminazioni" altrui. ..D'altronde se sono critico musicale...
Ad oggi, e mi auguro anche in futuro, godo della piena autonomia in tutto quello che faccio, sia nella scrittura che nella conduzione dei miei programmi. Sono assolutamente libera da richieste specifiche di linee guida da seguire e questo è per me uno degli obiettivi primari che voglio mantenere anche nel futuro, ovvero di non perdere mai la libertà di dire e comportarmi come ritengo opportuno. Il momento in cui mi verrà imposto il contrario mi farò delle domande sulla mia professione e la risposta che mi darei sarebbe certamente quella di non essere una vera giornalista...

Quali emozioni avverti quando presenti un evento? A vederti in foto appari veramente estroversa. In realtà, chi è Giusy Randazzo da questo punto di vista?
Sono quello che vedi, sicuramente sono estroversa e soprattutto molto naturale, spontanea. L'emozione c'è ma allo stesso modo vivo le cose con molta naturalezza, senza ansia o agitazione. Quando presento per me è un momento di condivisione con il mio pubblico. Piccolo o grande evento che sia non cambia, quando sono sul palco per me fa la stessa cosa, ci siamo io e loro non importa quanti.

Quali sono le caratteristiche fondamentali di una presentazione ben condotta: rapidità, direttività, la battuta al momento giusto..oppure.
Sicuramente le caratteristiche che hai citato sono tutte valide per una buona presentazione ma io, per quel che mi riguarda, non mi sono mai soffermata molto sul come e cosa. Io sono sempre me stessa in quello che faccio, non seguo "manuali" o regole, sono molto istintiva e trovo che tutto stia nel rapporto che si crea con il pubblico che ti guarda, bisogna entrare in contatto con loro, bisogna che ci sia empatia.

Non pensi che a Milano (in Italia in generale) prevalgano generi musicali strettamente uniformati, poco differenziati? La "contaminazione" tra generi musicali è fondamentale ma solo alcuni sono riproposti da radio TV discoteche e artisti noti, altri in luoghi specifici "canonici" e "formali" quali Conservatori o uditori, altri ancora solo di rado o affatto. Quale ruolo svolgi (o potresti svolgere) nelle vesti di critica musicale per richiamare l'attenzione su questa realtà?
Assolutamente sì, purtroppo è tutto omologato e soprattutto c'è un modo decisamente sbagliato di concepire la fruizione. Troppo spesso si bada al profitto, all'audience ed a altri meccanismi che alla musica non fanno bene. In più si pensa, sbagliando, che certa musica sia idonea solo per alcuni spazi e viceversa. La musica è immensa, sconfinata, ha mille sfaccettature e qualsiasi musica può andare per qualsiasi ambiente. Chi ha detto che il Rock non si possa portare in teatro e la Classica nelle piazze? E questo è solo un esempio. Il ruolo lo svolgo tutti i giorni quando non limito alla musica a nessuno schema, sia nei miei pensieri che nelle mie interviste, programmi o organizzazione di eventi. Chi davvero ama la musica non la limita e non la confina.

Milano è una grande città (sebbene, anche in campo musicale, meno di Londra Parigi e Berlino). Esiste a tuo parere un trade d'union, un collegamento tra queste città, non solo nello scambio di artisti e band ma anche nella scelta dei luoghi dove eseguire e fare musica? A Berlino, per esempio, si suona il jazz sulle terrazze dei palazzi, nelle biblioteche pubbliche alle 3,00 di notte.
Milano deve ancora fare qualche "passo avanti" per mettersi alla pari con le altre città che mi hai citato. Qualcuno che suona in situazioni non proprio convenzionali c'è ma è qualcosa che si vede di rado a Milano, c'è molta istituzionalizzazione nella musica, per dirla con facilità di ragionamento, c'è sicuramente meno libertà anche nella rappresentazione o comunque improvvisazione spontanea. Naturalmente non dipende dai musicisti.

Quale è stata l'esperienza professionale che più ti ha emozionato?
Quella che deve arrivare naturalmente.

Quali progetti per il futuro?
I progetti sono tanti, tutti i giorni c'è qualcosa di nuovo, è così immediato e veloce che a volte non mi rendo conto. Direi che più che futuro è un presente prossimo. Sicuramente penso di continuare su questa linea, del resto mi occupo di quello che volevo fare da sempre e credo sia una fortuna fare ciò che si desidera. In più sono una persona molto ambiziosa. Il mio progetto è di crescere sempre di più in questa direzione, ovvero la mia, senza snaturarmi o fare ciò che non desidero. Del resto io non sono altro che me stessa anche nel mio lavoro.