Contributo a cura di Roberto Ferro

Giulia Villari, giovane e affermata cantautrice romana, descrive in questa intervista le proprie esperienze professionali e la passione per la musica con immediatezza e semplicità. Scoperta dalla band di Cuneo Marlene Kunz, si è fatta notare a livello nazionale e internazionale con l'album "River". In procinto di esibirsi a Parigi, Giulia Villari risponde come si suol dire a cuore aperto e con schiettezza, e di questo le siamo grati.

Youtube Giulia Villari River 

Hai abbracciato la Musica giovanissima studiando canto e chitarra. Predisposizione naturale, curiosità oppure cultura familiare?

Grazie di questa domanda, nessuno me l'aveva ancora mai fatta e sono contenta di poter parlare delle mie prime esperienze musicali. Quando ero molto piccola i miei mi iscrissero al coro dell'Accademia Filarmonica Romana: tutto sommato per me un'esperienza negativa. In famiglia solo mio padre ha una predisposizione per la musica: suona la chitarra e canta e le leggende dicono che a sedici anni suonava addirittura nella band di Peppino di Capri, finché suo madre non lo minacciò obbligandolo a lasciare e a terminare gli studi. Spesso mi faceva ascoltare da piccola i dischi dei Beatles – soprattutto i primi, cosicché per me i Beatles sono rimasti a lungo solo quelli di "A hard day's night" - band che racconta di avere visto dal vivo insieme a sua sorella al mitico concerto che fecero a Roma al teatro Adriano. Ama la musica, è un vero nostalgico degli anni '60 soprattutto italiani, ma conosce anche Dylan e ha dei vinily jazz molto particolari. Mia madre invece è veramente molto stonata e non ascolta molta musica. Posso dire dunque che ho ereditato da loro una certa sensibilità culturale (si occupano entrambi, anche se in modo diverso, di libri), ma la musica è una passione proprio mia: ricordo che a nove anni chiesi per regalo di Natale l'intera discografia di Madonna. Da sempre ho dimostrato una grande musicalità, una predisposizione speciale per la pronuncia corretta delle lingue straniere e per la scrittura di tipo poetico. A sedici anni poi, grazie ad un amico di famiglia che mi iscrisse ad una scuola di musica, ho cominciato a prendere la cosa sul serio ed a approfondire quella che io sentivo essere una mia forte passione.

Nella biografia pubblicata sul tuo sito e in diverse interviste, ti definisci "cantautrice rock". Eppure molti tuoi pezzi sembrano risentire di un'esperienza cantautorale.
Le definizioni sono "per definizione" restrittive e non bastano a volte a dire tutto della realtà. Dico "cantautrice rock", aggiungendo il termine rock, per far capire in qualche modo a primo impatto che la musica che scrivo e suono non è di quel genere intimista che esce di solito dalla penna di un cantautore. Nonostante questo, e cioè che il suono naturale delle mie canzoni e la mia attitudine siano elettriche e da band, io scrivo le mie canzoni (musica e testo) completamente da sola e da sola porto avanti tutto il progetto.

Giulia e la chitarra, un matrimonio indissolubile, un timbro vocale che ti consente notevoli escursioni di ritmo, un fraseggiare sincopato, caratteristico. Ti riconosci in questa descrizione?
Sono cresciuta ascoltando Ani DiFranco che è rinomata proprio per queste caratteristiche, e anche il jazz e la musica black. E' probabile che io sia portata a scrivere e interpretare la musica con swing. E poi come dicevo prima, io naturalmente scrivo cose poco "intimiste": anche come carattere si può dire che sono una persona energica e solare.

La tua vita professionale è stata intensa: la collaborazione con i Marlene Kuntz, la partecipazione a festival prestigiosi ed a programmi radiofonici e televisivi. Quale è stata l'esperienza più intensa e positiva?
Sicuramente l'esperienza con i Marlene Kuntz, fosse anche solo perché è stata la mia prima esperienza professionale nel campo musicale, è stata molto intensa. Anche il lungo confronto con il mio produttore, Rob Ellis, un musicista con una storia importante, mi ha insegnato molto. Ma oggi guardo con soddisfazione a tutto quello che ho fatto e che ho costruito da sola finora: quanti rapporti ho intessuto e quante esperienze ho vissuto! Ho sempre inseguito la mia passione per la musica in modo irrazionale e ho cercato con un certo spirito di avventura di non tirarmi mai indietro ma di rischiare e mettermi alla prova. Se non alzo il tiro ogni volta, d'altra parte, non mi diverto.

Per quale ragione non hai più proposto progetti musicali? Conseguenza della crisi dell'editoria musicale "di qualità"?
Semplicemente perché dal 2011 anno di uscita del mio ultimo lavoro "River", ho suonato tanto in giro, poi mi sono laureata e ora da un po' sono tornata a scrivere. Presto sentirete le mie nuove canzoni, perché sto lavorando al nuovo disco. Quella che tu definisci la "crisi dell'editoria musicale di qualità" e che io direi "crisi dell'industria discografica", a cui si aggiunge la crisi economica generale, secondo me contribuiscono molto a scoraggiare la voglia di imbarcarsi ed investire soldi ed energie in nuovi progetti. Forse la nostra generazione che è cresciuta in questo clima, neanche è capace di rendersi conto di quanto essa influenzi la nostra vita di tutti i giorni. Si aggiunge poi il fatto che la musica "di qualità" incontra in assoluto tante più difficoltà perché essendo d'élite non raggiunge né talvolta ambisce al successo commerciale.

In questi anni, come hai dichiarato in una intervista, ti sei avvicinata ad una composizione meno rapida e ad una più intensa elaborazione musicale...
Sicuramente sono alla ricerca di nuove sonorità e mi sono aperta anche ad ascoltare molte più cose, non solo colmando le mie lacune riguardo ai grandi classici della storia della musica ma anche tenendomi aggiornata con le novità più trandy. Ammetto però che finora le cose che ho scritto, che mi tornano di più, continuano a rimanere quelle che mi vengono di getto: capita spesso che inizio e finisco di scrivere una canzone perfettamente completa in meno di un quarto d'ora. Di solito questo metodo è anche garanzia di autenticità: non mi piacciono la scrittura ragionata e la musica cerebrale.

La tua partecipazione a trasmissioni radiofoniche e televisive ha prevalentemente riguardato media "alternativi" piuttosto che "commerciali". Non pensi che la loro crisi abbia penalizzato gli artisti meno conformisti e reso indispensabili altre strategie di comunicazione?
In assoluto io preferisco accettare sempre gli inviti che mi vengono fatti da parte di chi si interessa alla mia musica, ma sono anche attenta a partecipare a iniziative che possano valorizzare il mio nome come artista e che mi possano rispecchiare. Valuto caso per caso, senza troppi pregiudizi e fidandomi del mio istinto.

Quale è la canzone che percepisci come "intimamente profondamente tua"?
A distanza di qualche anno quella che ancora suona meglio del mio ultimo lavoro per me è "Teach me your love", avvolgente ed intensa. Tra le canzoni nuove a cui sto lavorando mi sta dando molta soddisfazione "Almost august", sia dal punto di vista della composizione musicale (anche questa è un mid – tempo ed è molto melodica), sia come parole (ricordo esattamente il momento in cui l'ho scritta), sia anche da cantare la trovo molto divertente.

Mi descrivi in breve le tue trasferte all'estero? In una intervista hai riferito che a Londra "il pubblico è più colto" dal punto di vista musicale. A parte il fatto che ora la capitale europea della musica è Berlino, confermi a distanza di anni questa affermazione?
Credo che la capitale europea della musica rock – indie – pop e giù di lì rimane ancora Londra, anche se naturalmente Berlino è una città in crescita, aperta e estremamente stimolante per i giovani artisti. Certamente un inglese medio è molto più preparato di un italiano medio riguardo al rock & roll, semplicemente perché quella è la loro musica. Gli inglesi sono molto più abituati a considerare seriamente la musica leggera – permettetemi il gioco di parole! - perché il business di quel tipo di musica funziona lì e non capita poi così raramente che qualcuno che ci provi poi riesca ad avere successo internazionale. Le mie esperienze sono state sempre molto positive, mi sono sempre divertita e come in Italia, così a Londra ed anche a Parigi dove tornerò a suonare per la seconda volta la prossima settimana, sono stata accolta dal pubblico con curiosità calore, attenzione e apprezzamenti.

Quando ti esibisci, quali emozioni avverti nei confronti del pubblico?
Direi che sono arrivata proprio di recente al punto in cui non ho più agitazione quando salgo sul palco, ma sono capace di godere di quello che faccio, sia con la chitarra che con la voce! Credo sia davvero una enorme conquista il fatto che non abbia più timore a comunicare tramite i miei strumenti e le mie canzoni e posso dire che sono arrivata qui dopo anni di esperienze su tutti i tipi di palchi! Non solo io mi sento più felice e a mio agio a "fare il mio lavoro", ma noto che anche il pubblico sente e apprezza molto questa mia nuova attitudine! Il rapporto con il pubblico durante i concerti comunque si gioca nel delicato equilibrio tra la necessità e il desiderio di emozionare ed emozionarmi tramite la musica e dal non lasciarmi condizionare troppo da quello che al momento percepisco come risposta del pubblico, considerando anche che spesso con le luci in faccia vedo male quello che mi succede davanti.

Oltre la musica ed al percorso professionale compiuto in questi anni, chi è Giulia Villari? La donna che emerge dal mare imbracciando la chitarra elettrica oppure la fine compositrice riservata ed attenta al sociale?
Alla fine dei conti devo dire che che non sono poi una persona così riservata come a lungo ho pensato e spesso dichiarato di essere. Con il tempo anzi ho imparato a godere dell'apertura verso gli altri e ho sempre meno paura ad espormi, anche perché so sempre più riconoscere ed evitare le situazioni negative. Non so perché mi definisci "attenta al sociale" perché nelle mie canzoni finora ho dipinto emozioni interiori e purtroppo non mi è mai capitato di scrivere di temi sociali. Se ti riferisci invece alle mie prese di posizione nei social network, allora capisco: ma non credo di dire niente più di qualcosa che sia umanamente corretto. Riguardo più in generale alla domanda che donna sono, non so risponderti: sono in continua ricerca.