Contributo a cura di Roberto Ferro

Ho intervistato Martino Malacrida e si è rivelata una esperienza che mi ha arricchito. Un musicista può (deve) essere innamorato della propria Musica ed è giusto (anzi doveroso) che questo accada. Martino Malacrida, tuttavia, ha filtrato l'esperienza musicale con una sete di conoscenza e intraprendenza ammirevoli. Egli si è dedicato a questa intervista con la medesima passione ritagliando tempo prezioso ai molti impegni che lo conducono in tournée in Italia e all'estero.

Quando e come ti sei avvicinato alla Musica?

In famiglia è sempre stata presente, fin da quando ero piccolo. Ascoltavo i dischi dei miei genitori e quelli di mia sorella, per altro molto diversi tra loro, e questa è stata subito una fortuna. Ascoltare musica di generi differenti mi ha dato immediatamente quella curiosità e voglia di conoscere diverse culture musicali che ritengo sia molto importante.

La batteria (sarebbe più corretto la ritmica) è stata una scelta immediata oppure si è trattato di un avvicinamento graduale?
Il mio primo strumento in realtà è stata la chitarra classica, e mentre la suonavo pensavo che avrei voluto provare il basso. Poco dopo capii che lo strumento che davvero volevo suonare era la batteria. Mi ricordo che in salotto, con lo stereo facevo partire i dischi e cercavo di simulare una batteria sul divano con un mestolo ed un flauto dolce come bacchette, e dopo 3 divani rotti arrivò finalmente la mia prima batteria.

Parlami delle percezioni di un percussionista, a mio modesto avviso suonare la batteria è fondamentale ma si ascolta, non si vede...
Sono dell'idea che tutti gli strumenti siano fondamentali per un discorso musicale. La parte ritmica, e quindi anche il basso, è sicuramente il collante tra i vari strumenti e tra le varie parti di un brano. Per la mia idea di musica le intenzioni e le percezioni devono essere quelle di voler creare una base ritmica solida sulla quale tutti gli altri musicisti si sentono a proprio agio, qualsiasi sia la situazione richiesta.

Quali emozioni avverti nei confronti del pubblico? Il batterista si ascolta ma di rado gli spettatori pensano alle sue emozioni........
Sono dell'idea  che il pubblico consideri la batteria come uno strumento d'impatto, che facilmente si ricorda quando si va a vedere un concerto. Anche dal punto di vista scenico si nota subito e quindi tutto questo porta al pubblico una sorta di curiosità verso questo strumento. E' bello vedere il pubblico che ascolta attentamente, che balla o anche solo che guarda incuriosito durante un groove o un solo, perché vuol dire che gli sta arrivando dalla musica una bella energia.

La tua formazione come musicista è stata ricca di esperienze importanti: il Berklee College of Music di Boston con Skip Hadden dei Wether Report, soprattutto l'esperienza americana intrisa di sound afro americano...Quali esperienze ne hai tratto?
La prima esperienza americana che ho fatto è stata senz'altro uno spartiacque nel mio modo di pensare e capire quello che volevo e dovevo fare. Avevo 19 anni ed ero come una spugna, assorbivo tutto quello che mi circondava, dalle lezioni alla Berklee ai concerti, dalle jam session all'assistere alle masterclass di altri musicisti. Ma anche e soprattutto un paese nuovo, una cultura nuova che vivevo sulla mia pelle: per cui, anche quando andavo semplicemente a mangiare qualcosa, cercavo di osservare e cogliere tutti gli aspetti di questa nuova realtà e cercavo di trasformarli in qualcosa di importante per la musica. Ricordo anche quando andavo a comprare valanghe di dischi e metodi che poi avrei ascoltato e studiato per gli anni successivi, stavo ore e ore a studiare e osservare. Questa apertura mentale la devo anche ai miei maestri americani ai quali sono molto legato come Skipp Hadden, Sergio Bellotti e Jon Hazilla. La seconda esperienza, nel 2012, è stata ancora più americana se vogliamo, perché sono andato a Chicago, città totalmente differente da Boston. Lì ho visto un altro mondo, forse quello più reale, con musicisti magari meno noti ma davvero incredibili. Ogni sera andavo in un locale a sentire concerti principalmente di blues e rimanevo seduto a godermi ogni nota di questi artisti che non erano famosi a livello mondiale, non si conoscevano per via di youtube o di particolari video, ma che facevano e fanno parte di quel tessuto musicale vero, da strada soprattutto se parliamo di blues, e ogni concerto era una lezione sotto molti aspetti, non solo batteristici. Per esempio, a Chicago ho visto e sentito dal vivo i bassisti più incredibili che abbia mai avuto modo di ascoltare. Insomma, una esperienza che consiglio a tutti.

Spesso si pensava (specie negli anni '70 e '80) che suonare la batteria significasse "farsi sentire" (la forza d'urto, successivamente è prevalsa una esperienza very low con il jazz ed il blues accademici. In quale posizione ti collochi?
Ogni genere musicale ha il suo linguaggio, ha dei suoi colori e ha delle proprie particolarità. Personalmente mi piace suonare cercando di mischiare questi colori, di essere versatile tra i vari generi ma riuscire a contaminarli tra di loro,, restando inerente al tipo di musica che sto suonando. Mi piace vivere, pensare e suonare il mio strumento in maniera aperta, dando sempre qualcosa di mio che faccia parte del mio bagaglio relazionato sempre al servizio della musica e mai fine a se stesso. Per questi motivi mentre suono mi piace ascoltare molto gli altri musicisti o cantanti in modo da creare una sorta di dialogo, rispettando chiaramente i ruoli e le parti, ma cercando di interagire per creare delle energie positive.

Giovanissimo hai già conseguito la docenza presso l'Accademia della Valsassina. Per te cosa significa insegnare a suonare la batteria?
L'Accademia della Valsassina è stata fondata da me assieme a Michele Spandri e Adriano Manzoni ed è stata una bella sfida, piena di salite ma anche di soddisfazioni. L'AMV ha ormai 5 anni e sta diventando un punto di riferimento per la provincia di Lecco, ma non solo,, perché ci sono allievi che vengono dalla Valtellina, Brianza e Milano. Per me, insegnare la batteria è trasmettere i miei studi, le mie sensazioni e le mie esperienze cercando di far ragionare i ragazzi, sempre sulla musica più che sulla batteria. Gli studi sullo strumento voglio che siano relazionati a questo, per cui a volte faccio lezioni nelle quali non si fanno solo gli esercizi dei metodi ma faccio conoscere musicisti, batteristi, band consigliando dischi ai miei allievi e cercando di stimolarli nella curiosità di conoscere il più possibile. Questo metodo l'ho vissuto in prima persona con i miei maestri (Franco Rossi, Paolo Pellegatti, Maxx Furian), grazie al quale ho appreso davvero tanto oltre agli aspetti più tecnici dello strumento. Chiaramente, poi si presta particolare attenzione anche alla preparazione tecnica a 360 gradi, proprio per essere liberi nel suonare nelle diverse situazioni.

Suonare la batteria è una "faccenda tutta maschile"? Eppure la prima band che spianò la strada a Bob Dylan aveva una batterista! E, salvo il metal e il punk, sono pochissime le donne che suonano la batteria..
Suonare la batteria non è una faccenda solo maschile. In passato ero portato a pensare che essendo la batteria uno strumento molto fisico, i batteristi uomini avessero qualcosa in più rispetto alle batteriste donne salvo alcuni casi. Mi sbagliavo di grosso! Oggi si vedono video di batteriste davvero brave. Per esempio, nel canale di youtube della Berklee ci sono tanti video di gruppi femminili che suonano veramente ad alti livelli. Penso sia soltanto una questione socio culturale sbagliata che porta a pensare che la batteria o altri strumenti siano più maschili che femminili, ma invece non è assolutamente così e tra poco questa divisione "sessista" della musica non ci sarà più per fortuna.

Quale è stato il concerto o l'esperienza musicale che ricordi ancora con particolare piacere?
Ne ho tanti che mi piace ricordare. Uno su tutti la partecipazione nel 2011 alla Lunga Notte della Batteria (Lucchini Day) al Teatro della luna a Milano. Mi ricordo ancora l'emozione nello stare a contatto e suonare sullo stesso palco con i grandi batteristi italiani. C'erano tutti ed io appena 23enne, ero davvero felice di far parte di quella serata. Poi ricordo con grande piacere le registrazioni del Musical per la compagnia della Rancia come Grease, Cercasi Cenerentola e Next to Normal, esperienze davvero indimenticabili. Quest'anno ho avuto l'onore di suonare in Belgio, Olanda e Italia con David Cross (violinista dei King Crimson) e David Jackson (sassofonista dei Van Der Graaf Generetor), anch'esse esperienze che ricorderò sempre. Poi ci sono tanti altri concerti, come la presentazione del disco Blues Tale della Alex Usai Blues Band al Blue Note di Milano, le partecipazioni nel 2014 e 2015 all'importante festival portoghese Gouveia Asrt Rock con Not a Good Sign e Syndone, oppure il concerto di Gospel al Teatro Smeraldo di Milano (che purtroppo ora non c'è più). Insomma, ho avuto la fortuna di fare tante esperienze che mi ricorderò sempre con molto piacere.

A quali progetti stai lavorando?
A marzo 2015 è uscito il secondo disco della Not a Good Sign dal titolo "From a Distance". Come il disco d'esordio, ( "Not a Good Sign")anche questo è distribuito in tutto il mondo e sta ottenendo un ottimo successo sia di critica che di pubblico. Per quanto riguarda altri progetti, a giugno verrà presentato il doppio disco di Giovanni Zucchi, un progetto davvero grande ed ambizioso che ha riunito 30 musicisti di diversa estrazione per dare vita ad un doppio disco che tocca molti generi, dal gospel al funk, dal pop alla fusion, un lavoro che sicuramente farà parlare di sé. A settembre, invece, uscirà il disco di jazz del Marcella Malacrida Quintet intitolato "Horses", e a novembre vedrà la luce l'esordio discografico dei Cafè Pearls,  progetto jazz / rock ideato da Marco Ricci. Tutti progetti nei quali suono e collaboro. Ora sto lavorando alla registrazione di due nuovi album, uno della Alex Carpani Band e quello nuovo dei Syndone in cui sarà coinvolta l'orchestra di Torino e vari ospiti d'eccezione,: sarà una grande emozione! Per quanto riguarda l'attività concertistica, quest'estate suonerò in vari festival jazz (e non) col nuovo quintetto di Simona Bencini. Oltre a questo sono impegnato nell'attività live e in studio di registrazione anche come sideman. Sul mio sito www.martinomalacrida.com e sulla mia pagina fb aggiorno sempre gli appuntamenti.