Contributo a cura di Roberto Ferro

Silvia Anglani è tra le più qualificate cantanti di musica d'autore, non solo a Milano ma italiane. Con un curriculum formativo e professionale invidiabile è una artista alla mano e decisa nelle scelte importanti.

Quando hai iniziato ad eseguirti in pubblico che emozioni percepivi / percepisci?
La timidezza e l'insicurezza erano così forti che non riuscivo ad emettere correttamente il fiato, a concentrarmi sulle parole e ad aprire gli occhi. Ricordo e non dimenticherò mai l'esibizione al mio primo festival!

Avevo 16 anni e in giuria c'era Mogol. Cantavo "Il portiere di notte", una bellissima canzone di Enrico Ruggeri. Dopo la prima strofa mi bloccai e non riuscii più a andare avanti se non per accennare timidamente la coda della canzone. Nonostante questo riuscii a strappare la borsa di studio in palio per il Centro Europeo Toscolano di Mogol e ancora adesso ripenso a quella sera e sorrido. Crescendo e cantando tanto ho imparato a gestire l'emozione. Ma lei è sempre in agguato, pronta a giocarmi adesso, però, degli scherzi bellissimi.

Hai iniziato a frequentare l'Accademia Internazionale della Musica di Franco Cerri? Il jazz gode da molto tempo di estimatori in Italia (Fait, Mussolini) ma è di origine americana africana. Come riuscivi, da italiana, a emozionarti e studiare questo genere musicale? Se non erro, ti sei avvicinata anche al soul e al blues. In fondo, l'Africa è stata la Madre di numerosi generi musicali. La mia domanda è realistica oppure il jazz è la tua musica madre?
Sì, negli ultimi anni mi sono avvicinata al jazz e al blues. Non è stata una scelta ma un'evoluzione naturale del mio gusto personale che ha trovato la sua massima identificazione in questi generi musicali. Nonostante affondi le sue radici nella tradizione degli schiavi afroamericani, io sento questa musica molto vicina al mio modo di concepire l'arte. A partire dalla concezione del Suono che in questi stili interpretativi risente della personalità del musicista e che produce una dimensione poetica ben precisa all'importanza che ha l'interplay e l'ascolto di quello che fanno gli altri (il jazz è conversazione in musica tra persone e questa definizione che dà il mio maestro in Civica Maurizio Franco è meravigliosa), e infine all'utilizzo di strutture fluide che non rispettano schemi precisi e che permettono al musicista di esprimere le sue esperienze, il suo stato d'animo, il suo vissuto. Nel caso dei cantanti con una voce libera da qualsiasi modello precostituito. Per questi e per una serie di mille altri motivi, adoro ascoltare questa musica e attualmente i miei riferimenti musicali non possono non essere le grandi voci e i grandi Compositori dei primi decenni del 900. che hanno scritto le pagine più belle a mio parere della musica e da cui noi oggi possiamo attingere per imparare e per migliorarci.

Ho avuto occasione di osservare un tuo concerto nel quale ti esibivi con altre cantanti su testi di Harrison e Morricone. Sei una singer solista oppure ami le band?
Diciamo che amo le cose belle e fatte per bene e quindi se un progetto sempre di qualità si propone di dare al pubblico qualcosa che sia bellezza intesa come forma d'arte, che siano attimi di divertimento e spensieratezza, che siano grandi emozioni, va benissimo per me, io ci metto il cuore. E' per questo che all'attività da solista ultimamente ho deciso di affiancare le collaborazioni come quelle con il cantautore Gianni Resta nel suo spettacolo Soul Kitchen che è da mesi in scena allo Zelig di Milano e con l'Orchestra del Maestro Lepore, con il quale tra pochi giorni riproporremo in teatro l'omaggio al Maestro E. Morricone. Non dimentico però le mie attività da solista. Spinta dalla voglia di crescere, di non ripetermi mai, di cambiare, di fare cose che mi emozionano in ogni istante e spinta da un forte spirito critico che è quello poi che ti fa migliorare, dopo più di un anno di Stop sto per ripartire. Con un entusiasmo e una consapevolezza sempre maggiori. A breve belle novità, quindi. Stay tuned.

Avrai seguito molti allievi / e? Sei / eri severa , coinvolgente, confortevole nel tuo insegnamento, posto che imparare a cantare e suonare richiede grande costanza e spirito di sacrificio? Eri / sei insegnanti severa, rispetti le competenze vocali?
Caro Roberto, in realtà non ho mai insegnato. Mi sarebbe piaciuto molto e anzi, finiti gli studi all'Accademia, mi piacerebbe davvero che l'insegnamento diventasse la mia principale fonte di reddito (perché vivere di live e di quello che più nella vita ci appaga e ci fa stare bene e cioè cantare e suonare purtroppo è sempre più difficile. Per il momento all'attività musicale quindi affianco l'attività di consulente per conto di società che si occupa di Sicurezza sul lavoro e Igiene ambientale.. Sfrutto quindi i miei studi per avere una tranquillità che mi permetterà di coltivare la musica con amore incondizionato senza mai un attimo di esitazione, di insoddisfazione musicale e di stanchezza.

A tuo parere, per quale ragione si sta verificando una fuga notevole di cantanti bravissimi / e in direzione di Paesi esteri? Ricordo Berlino, Londra, Dublino ma anche Lugano, Amsterdam. Non faccio nomi ma da blogger e spettatore mi dispiace moltissimo.
Dispiace molto anche a me. Mi collego a quanto appena detto. Oggi vivere di musica significa anche pagare le conseguenze dell'ignoranza musicale, ahimè, che vige nel nostro Paese e che spinge molti artisti a cercare di fare questo mestiere (e in Italia ancora si fa fatica a capire che fare il musicista è un MESTIERE) altrove. Troppo spesso l'attenzione e i cachet per le serate non rendono giustizia alla validità dei musicisti e all'impegno che c'è dietro a una serata. Ma la colpa non penso sia dei gestori dei locali. La colpa è del sistema, del fatto che in Italia non viene riconosciuta alla musica l'importanza sociale che viene riconosciuta in altri Paesi. Come fa un pubblico adulto ad apprezzare e a capire qual è buona musica, musica di qualità e quale invece musica fatta per divertimento e per dilettantismo, quando non è stato mai educato in tal senso? La musica dovrebbe essere insegnata a scuola, come l'italiano e come la matematica. Non capisco perché si passi un anno del liceo a analizzare la Divina Commedia e non si passi lo stesso tempo ad analizzare le opere di Mozart e di Beethoven.. ASSURDO. Dovrebbe essere un obbligo dare a tutti gli strumenti per apprezzare il bello. Per apprezzare l'Arte. Per scegliere e per dare dei giudizi obiettivi. Per capire cosa significhi fare musica e per apprezzare davvero un musicista al di là del proprio gusto personale, che rimane ovviamente un imprescindibile e legittimo metro di giudizio.