Contributo a cura di Roberto Ferro

Luisa Ferronato ci allontana dalla danza come tradizionalmente è intesa: tutù, passi di punta, bimbe esili e ansiose di conquistare nella migliore delle ipotesi il balletto de La Scala di Milano. Luisa ci conduce nella propria vita e, successivamente, in quella, non sempre di facile comprensione di centinaia di allieve.

Quando è iniziata la passione per la danza?

Credo di aver iniziato a provare passione per la danza con il mio primo battito del cuore! Scherzi a parte, sicuramente la costante presenza della musica classica nella mia famiglia d'origine ha giocato un ruolo importante nella mia vita.

Parlami degli inizi...
Già da piccolissima "sentivo" di non riuscire a stare ferma. Quando ascoltavo questa musica; il mio corpo doveva muoversi, esprimersi, "vivere" quelle melodie...Capitò che all'interno della mia scuola elementare un primo ballerino del Teatra Alla Scala di Milano organizzasse un corso per bambine. Non esitai un attimo nel chiedere ai miei genitori la possibilità di frequentarlo. Fu AMORE A PRIMA VISTA UNICO INSOSTITUIBILE, di quelli che diventano parte di te. Per tutta la vita.

Che rapporto avevi con gli esercizi, la costanza di frequentazione, l'impegno?
Fin da subito per me fu un impegno importante. Ci tenevo. Volevo migliorare. Ripetevo all'infinito gli esercizi. Anche a casa. In ogni angolo ove trovavo spazio per muovermi. L'importante era muovermi, non stare ferma e cercare di migliorare lezione dopo lezione. Con una costanza di ferro. Demoralizzandomi quando non riuscivo ma mai pensando di arrendermi...

Quali emozioni hai avvertito nel corso della prima esibizione?
Ricordo ancora la sensazione della prima volta in cui salii su un palcoscenico per esibirmi. Fu al Teatro dell'Arte di Milano. Ero piccola, PICCOLISSIMA. Avevo sei anni. Intorno a me era tutto grandissimo. Ma non mi sentivo persa ero a a mio agio. Ricordo ancora la sensazione di muovermi in uno spazio così magico e il profumo delle "tavole" del palco, un FASCINO che ti prende e non ti abbandona più...Il primo dispiacere arrivò quando il mio amatissimo Maestro Telloli ci comunicò che sarebbe stato sostituito da un collega in quanto era troppo impegnato in scena. Fu un duro colpo per noi bambine. Arrivò il nuovo Maestro, sempre ballerino della Scala, il Maestro Gianni Zan, IL MIO MAESTRO PER ECCELLENZA, con il quale iniziò un lungo percorso di formazione nel corso degli anni presso la sua sede.

Che rapporto intrattieni ancora con il tuo Maestro?
Si è trattato di un rapporto indistruttibile, vivo ancor oggi. Lui è sempre presente in platea ai miei spettacoli e ad abbracciarmi in camerino, un rapporto di stima e affetto reciproco eterno. Se sono arrivata dove sono, è anche grazie a quello che mi ha trasmesso nel corso degli anni,.

Cosa ti hanno donato questi rapporti?
Incontrando anche altri grandi Maestri che hanno contribuito alla mia formazione capivo di aver voglia di "dare", "trasmettere", di CREARE, di TRADURRE IN MOVIMENTO STATI D'ANIMO. Da qui la decisione di iniziare il percorso dell'insegnante e coreografa. Inizialmente iniziai con corsi per bambini, a breve anche per giovani adulti. Mi è sempre piaciuto lavorare con i bambini per quella loro spontaneità disarmante, per quel loro modo di essere così diretti e veri..

Come si è svolto il primo periodo di insegnamento, quello tradizionalmente più delicato?
Ancora mi ricordo il mio primo anno di insegnamento... Iniziai con un gruppo di 7 bambine...Insegnare richiede non solo conoscenza della materia ma una molteplicità di altri fattori influenti..Nel mio piccolo, ho sempre cercato di portare avanti un discorso non solo di conoscenza tecnica della danza ma anche artistico, più ampio, dando a tutte le mie allieve la possibilità di ESPRIMERE SE STESSE, I LORO STATI D'ANIMO, LE LORO EMOZIONI un mezzo per RACCONTARSI. Colpisce più un corpo che vibra che un collo del piede perfetto. Questo non significa tuttavia trascurare la tecnica. Ripeto sempre alle mie allieve che la danza è fatta di gioia, sudore, costanza, disciplina, tanta fatica e profonda UMILTA' e mi rendo conto che quest'ultima è quasi inesistente per alcune. Tutte vorrebbero arrivare SUBITO. Molte si 'sentono' già 'arrivate'. E io mi batto su questo. Tanto, tantissimo. C'è un tempo per ogni cosa, nella danza e nella vita...e nella danza STEP by STEP.

Come ti è possibile insegnare a gruppi tanto numerosi di allieve?
Insegnare a un cosi elevato numero di allieve, per me, vulcano di idee sempre in fermento...richiede anche una gran capacità organizzativa...Forse arriva un momento in cui il CAOS che ho DENTRO si traduce in ORDINE e nel RIGORE del mio lavoro. Oggi mi ritrovo a gestire più di 150 allieve e ci sono momenti in cui ho paura di non farcela quando sono sotto pressione. Vorrei scappare come dico alle mie allieve...le responsabilità sono moltissime, le aspettative alte e io non vorrei mai deludere nessuno...però sono UMANA e a volte SO di AVERE FALLITO e porto con me le piccole ferite nel cuore.

Esiste una differenza tra musica e danza?
Non c'è confine fra musica e danza...Come scrissi tempo fa non sono io che scelgo la musica ma la musica che sceglie me e ascolto 1,10,100 1000 volte i brani per 'entrarci dentro'. Bisogna avere una profonda sensibilità...ma questa certo non mi manca... E' quella che a volte vorrei donare a chi ne ha meno perché è questo che mi fa soffrire...Musica, corpo e danza vanno insieme. Per me l'anima parla ATTRAVERSO il corpo.

Come si comportano le allieve attuali?
le bambine di oggi sono cambiate rispetto ad una volta. Molto, moltissimo. Ora sarebbe impensabile utilizzare le stesse didattiche di un tempo. Ma in fondo è tutto così sorprendentemente cambiato intorno a noi e non potrebbe essere diverso. E non bisogna rimanere indietro mai. Il mio è un lavoro di incessante ricerca del nuovo e del bello.

La danza e la danza: una presenza incessante nella tua vita!
Un grazie ai miei GRANDI MAESTRI di danza e di VITA che mi hanno trasmesso le loro conoscenze, la loro umanità e la loro passione. Un GRAZIE ai miei genitori che CREDENDO in me mi hanno dato la possibilità di fare della mia passione la mia professione senza mai ostacolarmi...e come dico sempre... là dove non arrivo con le parole, BALLO.