Contributo a cura di Roberto Ferro

Un titolo quantomeno originale, Il punto del punto zero, di Grazia Favata, per un argomento che potrebbe impensierire persino un erudito enciclopedico: é possibile abbracciare la totalità della vita umana, il cordone ombelicale dell'esistenza che offre linfa vitale alla spiritualità, fisicità e quotidianità?

Grazia Favata ha il merito di evitare opportunamente il modello moralistico e di facile consultazione proposto da Le opere ed i giorni di Esiodo, il prototipo dei manuali buoni per tutte le stagioni e di filosofia spicciola destinati al conseguimento di una vita indubbiamente “felice”. Le sue parole sono dettate dall'esperienza personale e non pretendono di raggiungere l'universalità.

 



La sua scrittura è semplice, non semplicistica, preambolo immediato, concreto e non disarmante: “Parto da me, dal punto più piccolo che possiedo “Il Punto del Punto Zero”. Le considerazioni si trasformano in una sorta di dialogo con sé stessa, sorta di meditazione colloquiale con i lettori.

Nell'antropologia personale di Grazia Favata possiamo individuare il frutto di lunghi viaggi, turistici e dell'anima, nella sua città d'elezione, Palermo, e all'estero.

Tessendo un sottile filo d'ironia l'autrice espone un metodo di lavoro curioso ed accattivante nel contempo: “E se IO sono IO, in fondo, chi sono IO”. Non dobbiamo partire da quanto ci viene imposto dall'esterno ma da noi stessi. Non è certo facile, oggi come in passato, resistere alla pressione che ci condiziona sin dalla nascita, direttamente o per opera dei nostri genitori . Per crescere e affermarci positivamente “non è importante il mezzo che ci conduce, importante è che sia senza manipolazioni o condizionamenti esterni”.

L'affermazione “nel nostro immenso Mondo c'é posto per tutti e per tutto” appare quindi una grande apertura di credito all'Umanità di sé stessa, di ciò che è stata ed ora é, e dei lettori, esistenze sconosciute eppure concretamente presenti nel suo cuore. “Fedeli e infedeli... credenti e miscredenti...tutto è buono se rientra nella mia scelta di buono”.

Se dobbiamo prendere decisioni esistenziali importanti “mettiamoci a sedere su una dura pietra e prendiamo in mano la nostra bussola”. Scegliere nell'esistenza non è mai agevole, richiede coraggio, evoca insicurezze intime e la “pietra” rappresenta la metafora efficace ed efficiente della presa di coscienza.

Grazia Favata, sin dall'inizio, è dunque chiara, esplicita con i lettori. Se il lettore / la lettrice desidera far proprie le indicazioni di Il punto del Punto zero con onestà di spirito e esiti soddisfacenti, dovranno intraprendere un cammino faticoso e carico di responsabilità, verso sé stessi ed il prossimo. Pur evitando la sofferenza, la comodità concede ben poco alla vera crescita!

L'energia (vitale), descritta ripetutamente da Il punto del Punto zero, è il motore primo del cambiamento e della crescita personali. Si tratta di energia che non corrisponde esclusivamente alla forza fisica ed alla potenza psichica e intellettuale, singolarmente considerati. Wilhelm Reich, la cultura orientale, Gustav Jung e altri autori ci soccorrono anche se solo in parte.

Nella creatura umana, ed il testo di Grazia Favata lo dimostra con dovizia di particolari, corpo e mente, spirito e materialità si compenetrano ed integrano, senza che nessun elemento si affermi sugli altri. Siamo contenitori non passivi di energia: possiamo sfruttarla al meglio, dissiparla e investirla seguendo un processo vitale universale. L'Umanità è in cammino lungo questo percorso di crescita, ed ogni individuo troverà la propria via!

I singoli brevi capitoli del testo sono alleggeriti e resi utilmente malleabili per il lettore da un abile equilibrio di teoria generale e concrete esperienze umane. La vita, in questa prospettiva, è fatta dall'acquisto problematico di tende da sole, di ragazze belle che si percepiscono brutte, di solitudini autoimposte e matrimoni allontanati con orrore.

La narrazione si muove agevole tra i due poli senza propendere decisamente per uno o per l'altro. Cosa sarebbe la vita governata esclusivamente dalla teoria se non sterile tecnicismo e come potremmo definire l'esperienza concreta se non la inquadriamo in una prospettiva generale più ampia?

Scorrono rapidamente ed efficacemente argomenti particolarmente interessanti e originali, meritevoli di approfondimento: esiste un corpo anemico ed uno astrale che determina lo stato emotivo, l'Aura è il nostro secondo corpo, le esperienze sensoriali ci connettono alla realtà, i chakra ed il potere del Sole, della Luna e dei Pianeti influenzano il nostro corpo e la nostra personalità.

In questa prospettiva Grazia Favata si focalizza tra due poli contrapposti. Da un lato la gentilezza come mezzo che conquista, la preoccupazione (nel senso di pre occuparsi, preoccuparsi prima) al fine di raggiungere una vita migliore, Dall'altra il potere negativo esercitato dalla menzogna e gli spiriti maligni generati dai nostri pensieri (per esempio, satanismo, bigottismo, ateismo e stregoneria).

Un pendolarismo vitale che possiamo riassumere con le parole dell'Autrice che noi ci sentiamo di sposare. “Mettiamo nello zaino solo l'essenziale e bruciamo concetti che ci chiudono e ci limitano, perché conducono all'ignoranza”. “ Importante approcciarsi ad ogni cosa, osservarla, analizzarla e scartarla, se del caso: magari solo dopo avere preso il meglio, se questo è il percorso del nostro bene”.

Questa decisione rassomiglia ad un seme, quasi invisibile. Ma “è un punto, è uno zero, quello che bisogna piantare nell'orto della nostra terra, scaldata dal sole (di Sicilia)”.