Contributo a cura di Roberto Ferro

Il rischio concreto di guerra tra Russia ed Ucraina ha accresciuto il desiderio di conoscere meglio le vicende di questa coppia di italiani di mezza età, nel loro percorso (coronato da successo) di adozione in Ucraina.

La vicenda ha inizio nel 2003 allorché Paola, maestra d'asilo e Michele, artigiano manutentore (nomi di fantasia), partirono da un paese dell'hinterland milanese alla volta di Kiev. Tutte le autorizzazioni necessarie erano accordate e gli accorgimenti materiali (compreso il formaggio grana per gli ucraini) presi con cura.

Ora mi accolgono nella loro abitazione dell'hinterland milanese, sobria e dignitosa.

Mi descrivete il viaggio?

"Siamo arrivati a Kiev in aereo" -esclama Paola -" Una città con segni di passata grandezza ma prevalentemente molto ex sovietica con i palazzi un po' cadenti! Una città così grande e animata di giorno, di sera piombava nella semioscurità. Quasi tutte le luci si spegnevano per assenza di elettricità. Abbiamo incontrato l'assistente sociale, la guida e l'autista...Gentilissimi! Poi è iniziata l'avventura".

"Dovevamo dirigerci a nord di Kiev, inoltrandoci per centinaia di miglia nella pianura delle cosiddette Terre nere (il suolo più fertile del mondo, uno dei granai dell'Umanità, la Terra degli Sciiti di Erodoto, ndr)" – prosegue rapido Michele -" Si viaggiava di notte su pessime strade ma, a parte questo, mi impressionava attraversare villaggi desolati, privi di illuminazione. Completamente immersi nell'oscurità".

Quando siete arrivati a destinazione che realtà avete scoperto?

"Ci siamo trovati di fronte un edificio grande e tetro, con mura scrostate" – prosegue un po' turbata Paola -" Era l'orfanotrofio (di nostro figlio o figlia non sapevamo ancora) Forse una ex caserma sovietica. Quando siamo entrati l'odore e lo squallore sono stati altrettanti pugni sullo stomaco. Centinaia e centinaia di bambini e bambine di tutte le età ci guardavano stupiti, con sguardi senza speranza. Erano tutti / e figli di madri a loro volta istituzionalizzate, sovente alcoliste e sfatte nel morale e nel corpo, con padri differenti bevitori e violenti".

"Ci chiedevamo quale sarebbe stato il loro futuro, salvo quello dei pochi adottati senza speranze" -prosegue Michele commosso – "I maschi saranno diventati degli sbandati, quelli che da noi sono chiamati piccoli delinquenti "ucraini, o russi". Le femmine più carine saranno state scelte dalla mafia russa e avviate ai night, alla prostituzione delle nostre statali. Le altre, come le loro madri, intente a bere ed a farsi uomini diversi e filiare".

Mi avete detto che, secondo le statistiche più aggiornate, in Russia, Ucraina e Bielorussia vive oltre un milione di bambini e bambini in queste condizioni...

"E' vero" -risponde Michele- "Sono tantissimi! Un solo pasto al giorno perché lo Stato non ha soldi e al tramonto tutti a nanna senza cena ed al buio, a farsi calore uno con l'altro. Manca il cibo e neppure la Chiesa ortodossa porta aiuto concreto".

Come avete scelto il bambino?

"In realtà i bambini che ci hanno scelto sono stati due, un maschio ed una femmina, di cinque e sette anni rispettivamente, Misha e Tanja" – prosegue rapida Paola -"Potevamo, con tutto il cuore, accettare solo loro due: nessuno li voleva perché già grandicelli e, appunto, in due. Subito io e Michele ci siamo guardati negli occhi: avremmo accettato e accolto entrambi!"

Come è andata la visita in ospedale, visita di controllo?

"Li hanno portati in ospedale per le visite di routine" – prosegue Michele – "e per noi è stato un trauma. Non a causa dei ragazzi, fortunatamente stavano bene, ma delle condizioni dell'ospedale. Letti arrugginiti con vasi da notte anni '30, siringhe monouso utilizzate fino a dieci volte, ascensori per i malati rotti da anni e i degenti portati a spalla da un piano all'altro. Fortunatamente sono artigiano manutentore e quindi un paio di porte sono riuscito ad aggiustarle!"

Si è verificato poi un secondo momento toccante. Quale?

"Prima di partire con i bambini" – prosegue Paola – "li abbiamo accompagnati dalla madre naturale, una povera donna alcolista sfatta dalle gravidanze e dalla povertà. Si sono guardati, madre e figli, con infinita tristezza...Due destini che non si sarebbero più incrociati!"

Pochi anni dopo la vostra partenza l'Ucraina ha bloccato le adozioni internazionali. Per quale motivo?

"Il dittatore appena scacciato da Kiev, Viktor Yanucovich, quello con il WC d'oro, diceva che "mai e poi mai un bambino ucraino sarebbe caduto in mano ai pedofili" ossia adottato da qualche coppia gay americana" – La voce di Michele è indignata e sprezzante -" Come se la vita di un milione di bambini e bambine valesse un pregiudizio. E la medesima scelta è stata adottata da Russia e Bielorussia. Su questa scelta ha soffiato la Chiesa ortodossa, gonfia di privilegi e di nazionalismo".

Ora come vivono i ragazzi?

"Dopo un mese avevano dimenticato il Russo...Poi, dopo un anno l'Ucraino (lo sanno ma non lo parleranno mai più, lo hanno relegato in un angolo del cuore)" – prosegue Paola -" Tanja ha passione per la scuola, studierà al Liceo Artistico". "Misha è bravo" – conclude Michele – "aveva velleità di fare il calciatore ma il talento...Ora lo porto con me a lavorare..Certo, dei due, è quello che ha sofferto di più!"

L'intervista inaspettatamente non si conclude così! D'improvviso, è ora di pranzo domenicale, Paola e Michele mi fanno accomodare in sala e sulla tavola sobriamente imbandita troneggia una zuppiera di borshch ucraino fumante preparato da Tanja e Misha...Il dono della loro terra a un intervistatore di buona volontà!