Immaginate una piccola reggia, potrebbero essere la Villa Reale di Monza o di Venaria Reale, solitaria a 70 Km da Riga nella bella campagna lettone.

Si riconosce immediatamente l’architettura barocca e rococò italiana commissionata dal Duca di Curlandia tra il 1736 ed il 1740. La reggia, infatti, fu progettata da Bartolomeo Rastrelli già famoso per il Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo.

 

Nel 1795 Caterina la Grande, Zarina di tutte le Russie, donò Randale all’amante Principe Platon Zubov. Nel 1812 I reduci della Grande Armata di Napoleone in ritirata da Mosca lo adibirono ad ospedale militare: sorse così nel giardino il cippo ai soldati francesi sepolti in questo luogo. La Prima Guerra mondiale danneggiò l’edificio e devastò gli splendidi giardini e per concludere nel 1920 vi si installò una scuola.

La visita val bene un piccolo viaggio da Riga. E’ incredibile l’abilità dei restauratori nel ricreare gli ambienti d’epoca, tutti tardo barocchi o inizio ‘800. Le enormi stufe di ceramica, gli incredibili tavolini ad intaglio di madreperla, gli stucchi e gli affreschi dei saloni, gli abiti d’epoca rappresentano piccoli gioielli storici e di costume.

I giardini non hanno eguali neppure in Italia (se pensiamo che per latitudine Rindale si colloca a nord di Mosca). Fiori multicolori, prati all’italiana, il labirinto di bosso curiosamente rasoterra, il monumento ai Francesi della Grande Armata, l’anfiteatro d’erba, viali e vialetti sapientemente disposti indicano una cura meticolosa dei dettagli armonicamente inseriti nella natura del Baltico . I custodi raccontano che a primavera i prati dell’intera regione si rivestono di fiori multicolori di centinaia di specie differenti. Così come i tetti di tutti gli edifici (reggia compresa) sono ingentiliti da enormi nidi cicogne.

Rundale ha inoltre offerto la possibilità di conoscere la Lettonia profonda. Di gustare in una izba di legno i piatti tipici: il borsch (la zuppa di barbabietole miracolosa per la salute), gli speka piradzini (fagotti di pancetta e patate), lo jani (il formaggio del solstizio d’estate), i klingeris (biscotti) il tutto accompagnato dal famoso rupjmaize (pane nero di segale). E a porzioni che necessariamente obbligano (ad un costo ridicolo) a dolorosi sacrifici per i buongustai. Al più è opportuno condividere le pietanze.

A dire il vero avremmo volentieri alloggiato nel B&B dell’isba a 20 euro la notte e, arrivando verso sera, cenato in un ambiente riscaldato e illuminato dal camino. Per poi svegliarsi e ammirare avvolta nella nebbiolina mattutina il color verde oliva della Reggia di Rundale. Assoluto romanticismo.

Al ritorno, per raggiungere Riga, era giocoforza utilizzare i bus locali. Si è trattato di una preziosa opportunità di conoscere i lettoni della provincia: la vecchietta con la borsa della spesa, l’anziano con la bottiglia di vodka in tasca, gli studenti che si recavano a Riga per studiare o lavorare (era domenica).

Ancor oggi ricordo lo sguardo timido, riservato e nel contempo gentile, di queste persone semplici. Gli occhi azzurri trasmettevano fiducia e curiosità nello stesso tempo. E attraversando infinite foreste abbiamo raggiunto Riga con un solo minuto di ritardo dall’ora prevista!

Roberto Ferro