Contributo a Cura di Roberto Ferro

Fino agli anni '80 Casoretto era un quartiere prevalentemente operaio e via Leoncavallo e il tratto iniziale di Via Padova popolate dagli operai delle aziende di Sesto San Giovanni. Nei decenni successivi la multiculturalismo variopinta ha preso il sopravvento.

La chiesa di Santa Maria Bianca della Misericordia (Abbazia di Casoretto) sorse nel Quattrocento per volere del nobile Pietro Tanzi. Fu denominata Bianca per distinguerla da Santa Maria Nera (ora scomparsa) sorta nelle vicinanze di Piazzale Loreto e da Santa Maria Rossa di Crescenzago.

Il nobile Tanzi chiese al priore di Santa Maria della Frigionaia di Lucca l'invio di alcuni canonici lateranensi che vi officiassero (1406).

L'edificio attuale fu eretto tra il 1472 ed il 1479 ad opera di Guiniforte Solari. Nel 1566 ottenne il titolo abbaziale.. A partire dalla seconda metà del Cinquecento l'edificio fu modificato ad opera dell'architetto Pellegrino Tibaldi.

Se attraversate (con cautela) via Casoretto, ora trafficata, vi accoglieranno un sagrato in ciottoli (rizzada) a forma di rosa dei venti, con alla sinistra un'ala dell'elegante chiostro.

La chiesa presenta tre navate come era il progetto originale. Nella parte sinistra del transetto è visibile un affresco raffigurante la Vergine Bianca della Misericordia di Casoretto, attribuita al giovane Pisanello.

Nel secondo arco a sinistra si trova il prezioso trittico attribuito al Bergognone raffigurante la Resurrezione di Cristo tra Giovanni Battista e Giovanni Evangelista. Sono presenti anche i ritratti dei coniugi Melzi qui sepolti.

Uscite dalla chiesa e dopo aver ammirato l'antico campanile raggiungete l'angolo tra via Casoretto, da sempre trafficata, e via Mancinelli, ancor oggi tra le più deserte e desolate del quartiere. Noterete immediatamente un grande murales con il ritratto di due ragazzi, Fausto e Iaio, di fronte una lapide di marmo con fiori sempre freschi.

https://youtu.be/5JBnyFC4Iuk

La sera di sabato 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, due giovani diciottenni, Fausto Tinelli e Lorenzo "Iaio" Iannucci, simpatizzanti del Centro Sociale Leoncavallo, caddero in un agguato. Gli assassini non furono mai arrestati ma sicuramente appartenevano ai gruppi neofascisti romani.

Le esequie furono imponenti (si parla di duecentomila persone) e l'immenso corteo funebre si incamminò per un evento collettivo che non cessa di richiamare l'attenzione di storici e giornalisti.