Contributo di Roberto Ferro

"Dieci dollari per queste fotografie anni '50 e '60" - La voce stentorea del banditore risuona nella grande sala affollata da un pubblico indifferente. Foto e altri documenti sarebbero andati dispersi per sempre. Un attimo! L'attenzione di John Maloof, giovane laureando e appassionato di fotografia, si concentra sulla bellezza stilistica di quelle immagini. "Cosa erano poi dieci dollari per possederle?" - ricorderà in seguito.

Il 21 aprile 2009, a Chicago, poco prima dell'asta appena descritta, una donna senza fissa dimora siede in solitudine su una panchina, lo sguardo perso nel vuoto. D'improvviso la sconosciuta si accascia colta da

malore. Testimonierà una ragazza del vicinato: "Stava sempre lì sulla panchina, sola, oppure rovistava tra i cestini dell'immondizia". Era Vivian Meyer, fotografa!

John Maloof, dopo essersi aggiudicato le foto all'asta studiò con cura alcune ricevute commerciali, iniziando una ricerca che sapeva di poliziesco. Di negozio in negozio, di famiglia in famiglia, egli riuscì a risalire all'identità precisa della donna che si qualificava Vivien Meyer.

Una donna sola: i genitori e un fratello erano deceduti molti anni prima. L'intero nucleo familiare, come fu accertato in seguito, viveva chiuso nel mutismo più assoluto, privo di amicizie e parenti. Malgrado la propria eccentricità, Vivian svolgeva in tutti i casi una occupazione particolare, quella di bambinaia, cambiando datore di lavoro con relativa frequenza.

La fortuna di Maloof (e nostra) fu quella di imbattersi, nel corso di questa ricerca, in una famiglia che gli fece una proposta stupefacente: "guardi, la signorina Meyer ha riempito il nostro garage di rullini fotografici ANCORA DA SVILUPPARE e di foto. Li desidera? Tanto domani eliminiamo tutto!" Un po' come sentirsi offrire a scatola chiusa l'archivio della Magnum, da sviluppare s'intende.

Con il trascorrere del tempo il mistero si infittiva sempre più. Per quale ragione Vivian Mayer aveva scattato migliaia di rullini (in B/N) senza farli sviluppare? Quale fotografo non decide di mostrare, prima o poi, le fotografie scattate ad amici oppure le espone in gallerie? Perché tenere blindati capolavori?

Nessuno era ben disposto nei confronti dell'opera della Meyer. Per il MoMa "mancavano i finanziamenti" perché la fotografa "era una perfetta sconosciuta" e per di più infrangeva le regole accademiche. Il giovane Maloof fu coraggioso e intraprese l'immane lavoro in perfetta solitudine.

Sin da bimba, nell'Alta Savoia francese, Vivian Meyer percepiva un amore sconfinato per la fotografia. In quegli anni comparve la macchina fotografica (Leica o Rolliflex non sappiamo) compagna di buona parte della sua vita. Soprattutto, Vivian prese ad affinare una tecnica fotografica estremamente umana. Non rendeva oggetti le persone, non le poneva "in posa" ma, anzi, le avvolgeva con uno sguardo accogliente e rassicurante.

La scelta di lavorare come bambinaia le dava la possibilità, mentre accompagnava nelle passeggiate i piccoli, di fotografare la vita degli altri. Con la Rolliflex a tracolla percorreva vie eleganti, quartieri proletari o addirittura malfamati. La sua mano calda e sensibile è inconfondibile. Le immagini dimostrano come Vivian potesse avvicinarsi a volti solcati da rughe e madidi di sudore, al dolore ed alla morte, al ricco ed al povero senza violare la personalità del protagonista. La persona "entrava" nell'obiettivo, si lasciava conoscere a un metro o due di distanza.

L'interrogativo che non troverà probabilmente mai risposta, diviene centrale anche nella comprensione ultima dei suoi capolavori. Perché scattare infinite fotografie senza mai svilupparle? Che donna era Vivien? Fisicamente era alta, spigolosa, vestita goffamente, con il terrore per il genere maschile (forse un abuso subito da bambina?).

Vivian Meyer, forse, nella sua indubbia fragilità, decise di stilare un testamento fotografico a futura memoria. Una volta disoccupata e privata dell'adorata macchina fotografica, questa donna geniale si avviò con passi incerti verso la panchina dove, infine, sarebbe spirata.

E' certo, invece, il successo di John Maloof. Invece di dare credito agli esperti del MoMa (perché stipendiare critici senza coraggio) questo giovane studioso, con pochi mezzi, svelava, giorno dopo giorno, tanti capolavori. Sempre con l'ansia di sbagliare sviluppo, alla pari di un archeologo alle prese con materiale fragilissimo. Un gruppo di artisti ed esperti d'arte ha organizzato esposizioni che, per pubblico, hanno surclassato, le mostre tradizionali. Ora famose esposizioni delle più importanti capitali mondiali si contendono le sue fotografie.

Ha trionfato Vivian Meyer, la babysitter fotografa, su un destino incredibilmente aspro! Anche se il suo testamento fotografico è stato violato, tutti sono ora in grado di leggere e apprezzare la sua sensibilità. Il successo internazionale ha anche il sapore di una rivincita: la sua vicenda ha incrinato i canoni interpretativi adottati dalle grandi Istituzioni dell'arte moderna.

Quale fu il destino postumo del corpo di Vivian Meyer? Prima di morire i bimbi che lei accudiva ruvidamente, ormai divenuti adulti, le portavano cibo e abiti. Desiderò essere sepolta lì dove li conduceva, in un boschetto sotto un tappeto di fragole selvatiche e d'erba.