Contributo a cura di Roberto Ferro

L'Amministrazione comunale milanese, da sempre, si preoccupa della salute dei propri cittadini! Nel corso degli anni é passa completamente in secondo piano, invece, la condizione di numerose opere d'arte di grande valore.

La cripta di San Giovanni in Conca, stupenda sia pure sconsacrata, timidamente fa capolino in Piazza Missori tra le rotaie del tram, cemento e una minuscola chiazza di verde. Sovrastata da imponenti palazzi d'epoca fascista o moderna (compresa la Torre Velasca) sembra farsi vieppiù piccina piccina.

I resti (negli anni '50 la Sovrintendenza evitò con fatica e dopo aspre discussioni la demolizione solo di questo lacerto architettonico) rappresentano il testamento di un edificio di culto un tempo glorioso: probabile Mitreo, basilica paleocristiana del III – IV secolo (secondo altre fonti, chiesa alto medievale) distrutta dal Barbarossa, cappella Viscontea, chiesa conventuale dell'Ordine dei Carmelitani, sconsacrata e resa deposito di materiale edile e, infine, apparente rinascita, tempio valdese.

San Giovanna in Conca é stata così denominata a causa dell'avvallamento del terreno precedente la sua costruzione oppure, secondo pia tradizione, in ricordo del martirio subito da Giovanni, l'apostolo prediletto da Gesù, immerso in una vasca (conca) colma di olio bollente.

La visita potrebbe iniziare dalle Civiche Raccolte con i due superbi mausolei di Barnabò Visconti e Beatrice della Scala, Signori di Milano, opera di Matteo da Campione. Entrambi erano collocati nella basilica in cappelle stupendamente affrescate e di cui nulla é rimasto. Se disponiamo di un attimo di tempo anche la statua di S. Giovanni, trecentesca, in origine collocata sull'apice della facciata della basilica e mai più restituita dal Comune, meriterebbe un minimo di attenzione.

Nel 1877, l'Amministrazione comunale di Milano, scarsa in geometria, troncò brutalmente la chiesa rendendo obliqua la facciata romanica per aprire Via Mazzini. La comunità valdese milanese, allora in piena espansione, acquisì e restaurò l'aula di culto ma l'edificio non riuscì a trovare quiete. Per aprire l'attuale Via Albricci, tra il 1942 e il 1952 (tra guerra e nuovi stili l'Amministrazione comunale si era impegnata a "modernizzare Milano), rase al suolo la basilica fatto salva la cripta per antichità, estrema bellezza e malgrado le accanite resistenze.

Questo tramestio rese i ruderi un oggetto misterioso alla quasi totalità dei milanesi Transitando in tram nel tempo ho raccolto varie ipotesi. Per i bimbi "le finestrelle sono feritoie di un fortino", "sembra il castello di Herry Potter". Per gli adulti "sono mura inutili", "perché il Comune le tiene in piedi?"

Uscite dal gregge! Ammirate i rami di edera che increspano tenui l'antico cotto lombardo, il traslucido della umidità la mattina presto quasi fosse cera appena stesa, le scale anguste, improvvise, e l'incanto di scoprire altra epoca storica e fede. Sottili colonnine di spoglio sostengono volte che liberano il visitatore dalla sensazione di oppressione.

L'arte romanica e gotica delle sculture (numerose sono raccolte presso le Civiche raccolte) vi avvicinerà alla fede semplice dei secoli falsamente denominati "bui". Certo, non sono opere antelamiche eppure possiedono un fascino arcano e indiscusso.

Riemersi alla luce, raggiungete senza fretta via Francesco Sforza, praticamente dirimpetto alla Civica Biblioteca Sormani. Ammirerete una insolita facciata gotico lombarda misto cotto pietra. Non vi sfiorerà neppure il dubbio che si tratti del frontone della basilica di San Giovanni in Conca! Un flusso incessante di traffico vi separerà dalla facciata. Concentrate l'attenzione ammirate sul piccolo capolavoro!

Il vostro sguardo coglierà prontamente due caratteristiche: lo slancio rivolto al vertice del frontone e il cromatismo tra l'arancione dei mattoni e il candore bianco del marmo della facciata.

Il cotto rassomiglia a una quinta ben scandita da fasce di marmo bianco, dal piano di calpestio al cornicione. Linee diritte e sporgenti mentre centralmente, il portale e il rosone merlettato sono gioielli rari da ammirare in città, il luogo di culto é protestante e non cattolico.

Potrete trarre godimento della facciata in tutte le stagioni: il tramonto sereno invernale accentuerà il rossiccio del mattone, la calura estiva sfiderà il marmo bianco sposato con il cotto, il primo mattino e il pomeriggio valorizzeranno la luce che si soffonde nell'ampia sala di culto sobriamente illuminata. Personalmente posso testimoniare un attimo magico: alla conclusione di un concerto, l'ampio portone si spalancò e un bambino gridò: "Nevica!"

Se siete visitatori motivati dall'EXPO oppure semplici curiosi, entrate con fiducia. Se il grande portone appare sbarrato i responsabili della limitrofa Libreria Claudiana vi affideranno le chiavi e illumineranno la sala lasciandovi, in mancanza di richieste esplicite di chiarimenti, soli a meditare. La grande sala a capanna arcuata, l'abside appena annunciata, l'organo e la cantoria posti sopra l'ingresso si lasciano abbracciare volentieri. Un recente restauro ha reso fruibili particolari interessanti risalenti al decennio di costruzione, gli anni '70.

Senza gli ombrellini e i cartelli delle guide vocianti, avrete svolto, grazie all'Amministrazione comunale, buon esercizio fisico e ricomposta la storia della basilica di San Giovanni in Conca che Storia e Comune hanno preteso sdoppiata eppure ancora attraente..