Recensione a cura di Roberto Ferro

"Sul lato oscuro della luna", di Francesca Masante, é una opera bellissima. Di rado, nel nostro Paese, si affermava uno stile di scrittura semplice, diretto, senza eccessive intellettualismi e, soprattutto, la pretesa di

spiegare il vissuto adolescenziale.

Nel leggere "Il Lato Oscuro della Luna" ho percepito, tuttavia, una intima problematicità. Una difficoltà, frutto, senza dubbio, della lontananza temporale da quegli anni, dalle vicende (umane e sotto certo punto di vista disumane) che mi hanno interessato e, ultimo, ma solo in ordine di tempo, il mio avvicinarmi all'abbraccio luminoso del Signore (che non chiamerò fede).

Il libro di Francesca Masante mi richiama alla mente un film inglese del 1988, "Voci lontane...sempre presenti". Vi si narra di un gruppo di amiche: dopo molti anni esse ricorderanno a frammenti i bombardamenti di Londra, le prime esperienze affettive, le percosse dei padri...Una volta verificatisi un evento non può dissolversi ma attenuarsi gradualmente, se mai.

Giulio é un ragazzino dalla vita assolutamente tormentata. Non lo definisco sfortunato perché il suo, sia pura difficoltoso, é lo scorrere universale della vita con le gioie e i dolori del caso. La famiglia d'origine é praticamente inesistente: la nonna dolcissima, la mamma insicura e splendida, un padre (naturale) troppo innamorato della bottiglia per accettare le responsabilità educative.

Francesca Masante ci presenta con grande finezza Giulio, un bel teppista disperato, troppo provato dalla vita per immergersi negli studi, esperto e immerso nell'atmosfera torinese indecifrabile ordinata e diafana con il Monviso in lontananza, buono eppure in grado di bruciare vivo per pura crudeltà il piccolo indifeso cane di un vecchietto.

La riparazione del danno per via penale (la madre e il patrigno sono inesistenti come educatori e adulti) dischiuderà un varco luminoso "Sul lato oscuro della luna".

Quanti ragazzi e ragazze ho incontrato e aiutato per professione e passione! Ho apprezzato le loro confidenze e il dolore. La maggior parte avevano genitori alcolisti (o peggio), tutti in grado di azioni persino omicide, spesso con lo sguardo bello di Giulio.

Giulio incontrerà due amici Chris, personalità ispida di poche parole, omosessuale senza perversione. E Tai, un pit bull tremendamente maltrattato dalla vita, coperto di cicatrici procurate dai combattimenti con i propri simili. Nascerà, su piani necessariamente differenti, una differente specie d'amore.

Chris si lascia avvicinare lanciando sguardi esplorativi che privi di doppi sensi, diciamo al confine tra amicizia e cuore. E' chiaro che non esiste alcun tipo di adescamento ma solo un graduale ben descritto avvicinamento. ""Giulio sei troppo giovane" é la frase che risuona più volte in Chris! Il ragazzo, invece, non sa ciò che vuole. Non é un omosessuale giovane e già convinto, quello che in brutto slang sarebbe una "checca".

Tai, invece, é un cagnolone coperto di cicatrici, bisognoso di affetto e di cure, di una mano che porga dei biscotti. Quando Fabio, contravvenendo le disposizioni di Chris, entrerà solo nella gabbia, sarà amore a prima vista. Un amore fatto da dormite in compagnia, di fughe a casa di Giulio, di accudimento quando un male terribile lo strapperà dolcemente al ragazzo.

Mi scuserà l'Autrice se esco un po' dal seminato. Riconosco il punto di svolta nella morte quasi simultanea della nonna adorata e di Tai, per certi versi simili nell'espressione e nello sguardo, due doni immensi che la Vita gli aveva fatto. Sotto un certo punto di vista, ancor più della passione di Chris, Tai ha dimostrato una dedizione totale forse sconosciuta all'essere umano (fatto salvo Gesù).

Così, ma ben più giovane di Giulio, piansi lacrime amare quando morì il gatto di mio nonno, Pilade nome poco felino, una creatura tanto affettuosa da arrampicarsi sul glicine della villa per farsi aprire la finestra e rimanere, rifiutando il cibo, immobile ai piedi del letto di mio nonno materno morente. Morirono entrambi, uno di malattia il secondo di sfinimento e dolore, a distanza di pochi giorni uno dall'altro, in marzo, il profumo delle violette pervadeva il giardino.

"Sul lato oscuro della luna" presenta, a mio avviso, uno snodo non chiarito. Più volte ho letto e riletto le ultime pagine, quelle relative alla trasferta di gruppo a Roma in una sorta di veglia collettiva per l'agonia di Giovanni Paolo II. Non mi é ancora riuscito di cancellare dallo sguardo una folla in trepidante attesa, l'angoscia del mondo (cattolico) e le strumentalizzazioni che religiosi e politici ne fecero. Ho chiaro, invece, un refolo di vento ribelle che sfogliava disordinatamente la Bibbia posta sulla bara del papa in occasione del funerale.

Giulio, a mio avviso, da quel momento sarebbe rimasto esattamente al bivio: intento ad accarezzare la pelle tiepida della ragazza di Verona oppure a camminare assieme all'emozione amorosa percepita con Chris. In entrambi si tratta di un suggerimento che il racconto ci rilancia, la possibilità di una scelta, labile, perché nulla potrà mai porsi di definitivo nel cuore di un ragazzo, neppure la religione e la morte di un Papa.

Il bivio che il Signore immeritatamente mi ha offerto non hanno ricevuto risposte certe. Con un primo grande Amico del Liceo, perso in un incidente di moto: temere di non innamorarmi mai, conoscere la prima giovane Donna della mia vita: recarmi ad un matrimonio di cari amici a Pesaro il 2 agosto 1980 e mancare per pochi attimi la bomba (e per tutta la vita avvertire il senso di colpa "Perché loro non sono sopravvissuti ed io invece.."): aver del tutto perso la fiducia nella religione (per non dire di preti e Papa) e raccogliere un barlume di Luce eretica da un piemontese di animo profondo...

Per questa ragione mi é risultato impossibile scrivere una recensione del bel libro di Francesca Masante. La sua opera si presta alla meditazione oppure alla lettura (il miglio esempio di letteratura giovanile italiana degli ultimi anni), dipende. Io ho scelto la prima ponendomi anche in ascolto del mio cuore.