A cura della Scrittrice Francesca Masante

Giulio abita a Torino a casa della nonna materna, ha quindici anni e frequenta il liceo scientifico. Secondo sua nonna "deve necessariamente diventare un uomo libero" perché é nato nel 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Peccato che la nonna, amatissima, si sia ammalata e che Giulio sia stato costretto ad andare a vivere con la madre, il suo secondo marito e la sua famiglia, presso i quali si sente poco più che un estraneo.

Tra cattive compagnie, gesti assurdamente feroci, ed esasperata ribellione, Giulio deve imparare a superare "...i suoi silenzi, le sue arie da finto duro e l'assurda determinazione di tenersi per sé ogni più piccolo segreto e di non farsi raggiungere mai".

Un periodo di lavoro volontario in un canile, l'amicizia forte di due compagni di scuola con cui intraprenderà un memorabile viaggio a Roma nei giorni dell'agonia di Giovanni Paolo II, e soprattutto il rapporto con Tai, un cane di razza pit – bull, reduce da una allucinante vita di combattimenti clandestini, lo aiuteranno a crescere e a maturare.

Al canile Giulio incontra anche Chris, un giovane studente universitario che si occupa del recupero e della rieducazione dei cani traumatizzati. Bello, ironico ed enigmatico, con lui Giulio affronta e vive i primi turbamenti sentimentali e prende coscienza della sua omosessualità.

"Sul lato oscuro della luna" racconta in prima persona un anno della vita di un adolescente, in apparenza difficile e problematico. Giulio ha quindici anni quando la sua storia ha inizio: vive a Torino con la nonna materna perché la sua famiglia d'origine é tragicamente disgregata: il padre, etilista, ha deciso di abbandonare il figlio e la moglie, e la madre, depressa e psichicamente instabile, si é rifatta una nuova famiglia, dalla facciata borghese, irreprensibile e devota.

La malattia della nonna, amatissima, costringe Giulio a trasferirsi in casa del secondo marito di sua madre, un uomo arido, preoccupato soltanto di conservare le apparenze, di mantenere e accrescere oltre al proprio patrimonio lo status quo che deriva dal perbenismo e dalla logica dell'interesse.

All'interno di questa famiglia così gretta Giulio sperimenta la solitudine e l'insofferenza di un ragazzo che cresce, che non si sente accolto e compreso ma che lentamente prende coscienza di sé e delle proprie contraddittorie emozioni. Lo sguardo di Giulio sulla realtà e su sé stesso é lucido e disincantato. Il percorso che compie é sì un percorso formativo, ma come sempre avviene negli anni dell'adolescenza é soprattutto viaggio e scoperta. Mi hanno chiesto se "Sul Lato oscuro..." si potesse definire un romanzo di formazione.

Nel romanzo di formazione classico l'autore si propone di trasmettere un messaggio pedagogico e moralistico. In questo senso, ovviamente, "Sul lato oscuro della luna" inserire alcuna morale al termine del percorso interiore che Giulio intraprende per conoscere sé stesso. Intanto perché cercare un senso morale é nella maggior parte dei casi uno sforzo inutile, banale e aleatorio. E soprattutto perché la morale, in quanto prassi etica, é quanto di più estraneo ci possa essere rispetto alla concretezza della vita e alle sfide che essa pone continuamente.

In Giulio, che é un adolescente complicato, si sommano aspetti negativi e positivi. Ma spero emerga su tutto la sua ansia di verità e il suo desiderio di sperimentare con coraggio i vari aspetti della sua personalità e della sua sessualità, man mano che emergono, nel corso della narrazione.

Attraverso l'amore di Giulio per Chris mi interessava indagare la genesi e i meccanismi del desiderio. L'avevo già fatto nel mio precedente romanzo "Altrove", dove però l'amore, difficile e tormentato, era quello di un uomo per una donna. Qui il desiderio nasce e si sviluppa tra due ragazzi omosessuali: ma lo struggimento, la tenerezza, i dubbi e le paure sono gli stessi.

Nell'innamoramento le dinamiche del desiderio non cambiano, qualsiasi gesto o parola, palpito carnale o fantasia, non elude mai la possibilità e il rischio, supremamente umani, della felicità. Soprattutto spero di aver descritto quello che Giulio riesce a estrapolare da quest'esperienza senza censure o inutili morbosità, e cioé il suo carattere estremamente naturale, la sua semplicità e spontaneità. Quel carattere di emozione limpida che la memoria restituisce in tutta la sua plastica evidenza all'uomo maturo che la ricorda e sente l'urgenza di narrarla. Perché c'é uno jato esperenziale (che é la dimensione propria del racconto autobiografico, secondo i canoni del Lejeune) tra il Giulio narrato, nella sua sconsideratezza e nelle sue ribellioni di sedicenne, e il Giulio narratore che non ha timore di ammettere a sé stesso che "la misura della tanto agognata maturità é troppo spesso la nostalgia".

Un'ultima riflessione riguarda il tema della fede. Nel mio precedente romanzo era preponderante e permeava tutto il tessuto della narrazione, Qui emerge, forse più velatamente, ma tuttavia non sfugge al lettore più attento. E' una fede tinta solo solo dalla luce tenue della speranza. Ma Silone sosteneva che la speranza é l'estremo residuo cristiano al laicismo contemporaneo, o se si vuole il momento religioso della coscienza laica, sulla falsariga del pensiero di Croce, essere la libertà la forma moderna del cristianesimo.

Alla luce di questo non si può che provare una profonda avversione per il moralismo edificante, per il fariseismo, per quella religiosità fatta solo di abitudini e di apparenze che soffoca e paralizza. In questo senso, mi sembra che ci sia una contrapposizione molto chiara nel romanzo tra la fede, superficiale ed esibita, di Fabio e il sentimento di Dio che sperimenta Giulio, nei giorni dell'agonia di Giovanni Paolo II, nelle sue due notti all'addiaccio in piazza San Pietro. Giulio che si definisce non credente ma non ha paura di esprimere la dimensione del dubbio, vive l'esperienza della tenerezza di Dio nella propria carne. Un'esperienza emotivamente forte che non si risolve in un'improbabile conversione, ma piuttosto in consapevolezza e accettazione di sé e della propria complessa e contraddittoria umanità.